Cambiamenti climatici e gestione delle risorse idriche

By Redazione

Parma – Il manifestarsi sempre più frequente di eventi estremi è la conferma dei cambiamenti climatici in atto, i forti temporali e le nevicate del week end pasquale ne
sono la testimonianza, se da un lato le precipitazioni hanno ripristinato il deficit idrico accumulato durante l’inverno, tra i più siccitosi degli ultimi 200 anni (-27%), dall’altro i
danni dal maltempo a cose e persone sono stati evidenti e addirittura luttuosi.

«Alle 5,48 del 20 marzo scorso, dichiara Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma, si è verificato quel fenomeno astronomico, l’Equinozio, che scandisce
l’inizio della Primavera. Il risveglio della natura con i suoi colori vivaci e le temperature che si fanno più miti da sempre ispira artisti e poeti che ne dipingono i colori e le
emozioni sembra subire sempre più percepibili modificazioni.

Il clima, infatti, si sta caratterizzando non solo per un processo di desertificazione dei territori, ma anche per il registrarsi di fenomeni naturali sempre più impetuosi. I mutamenti
sono avvertiti dalla comune percezione umana e allora si assiste alla moria delle api, i pipistrelli che svolazzano anche nelle ore notturne invernali. Un’ orsa è stata avvistata mentre
scorrazzava sulle piste di Madonna di Campiglio e gli esempi sarebbero tantissimi da elencare. Non consola che le precipitazioni piovose e nevose che hanno colpito tutta la penisola nel periodo
pasquale abbiano ripristinato le riserve idriche depauperate dal terzo inverno più siccitoso degli ultimi 150 anni anzi, è la conferma di una instabilità climatica che
potrà produrre sempre maggiori effetti devastanti: la natura non fa sconti.

In questi giorni di campagna elettorale viene da chiedersi come la politica possa intervenire per contrastare questo fenomeno che sta minacciando la disponibilità dell’acqua.
Innanzitutto dal risparmio idrico attraverso una serie di iniziative da attivasi su tutto il territorio nazionale ma, sul piano locale il pensiero corre alla «Diga di Vetto» che
unitamente ad altri invasi e ad altre misure risulterebbe una risposta importante e concreta per tutta l’area ricompresa tra Parma e Reggo Emilia. E’ da questa sottolineatura che mi rivolgo al
mondo politico a nome delle imprese agricole ma credo anche della società civile perché si intervenga a favore di questa importante infrastruttura».

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