Caccia: dopo le calamità naturali, la calamità della provincia sulle aziende agrituristico-venatorie pisane

Caccia: dopo le calamità naturali, la calamità della provincia sulle aziende agrituristico-venatorie pisane

By Redazione

Non è bastato il maltempo che ha flagellato questo inverno, come non accadeva da 50 anni, l’agricoltura pisana. Non è bastata l’esondazione dell’Egola, e la crisi internazionale, e
il riconoscimento da parte della Regione Toscana dello stato di «calamità naturale».

Alla sorte delle imprese agrituristico-venatorie – in tutto una decina distribuite tra Peccioli, Capannoli, Santa Luce, Lajatico – la Provincia di Pisa ha ben pensato di aggiungere (o confermare)
un nuovo handicap economico: «non autorizzare» l’abbattimento della selvaggina di allevamento all’interno delle aree di addestramento cani con sparo limitandone di fatto,
l’attività in un momento non certo «tutto rose e fiori» nonostante l’arrivo della Primavera.

La Provincia di Pisa è l’unica, in Toscana, ad aver recepito un esposto della Procura di Firenze presentato dagli ambientalisti. Terminato il periodo di caccia infatti, ogni Provincia
può decidere di emettere o meno, una autorizzazione per permettere l’addestramento con sparo; autorizzazione che nel pisano nel 2009 non c’è ancora stata.

L’affondo è di Coldiretti Pisa (www.pisa.coldiretti.it) che ha calcolato in svariate migliaia di euro il danno economico complessivo subito da queste particolari aziende che basano parte
della loro attività sul mettere a disposizione dei cacciatori, durante il periodo di caccia chiusa, le proprie aree popolate da selvaggina di allevamento per addestrare i cani allo sparo.
Una sorta area di «simulazione» dove il fido compagno «impara» a non aver paura del colpo del fucile, a cacciare la preda, e a riportarla, per essere pronto e preparato
per la caccia vera.

Ma ad essere penalizzati sono anche migliaia di cacciatori che mettono in moto un intero indotto nel pisano e che costituiscono una risorsa importantissima per le attività
agrituristico-venatorie. «Nella Provincia – spiega Coldietti Pisa rivolgendosi all’amministrazione provinciale – ci sono una decina di aziende che non possono, e sono una eccezione nel
panorama regionale, tenere aperta l’attività una volta finiti i termini del calendario venatorio mentre in altre provincie possono continuare addirittura fino a settembre. E’ una
situazione penalizzante in una ottica di mercato, e soprattutto, in questo momento in cui si dovrebbero favorire attività e situazioni che generano reddito e mettono in moto i settori. Le
attività venatorie sono un settore importante nel pisano. I cacciatori vanno ad addestrare i cani da un’altra parte. Per le aziende è un mancato introito».

Coldiretti chiederà a livello nazionale, dove è in discussione la nuova legge venatoria il prolungamento della caccia nelle aree almeno fino al 15 marzo, sempre ovviamente ed
esclusivamente su selvaggina di allevamento mentre alla Provincia chiede per il bene e nell’interesse di un settore importante di rivedere la propria decisione e di autorizzare, così come
sempre è stato, «l’addestramento con sparo anche dopo il periodo di caccia».

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