Caccia a Bologna: manca la volontà di risolvere i problemi

Bologna – Secondo la Provincia di Bologna gli agricoltori non hanno diritto al risarcimento completo dei danni causati dalla selvaggina e la prevenzione di tali danni è comunque
completamente a carico delle aziende agricole, è dura la posizione di Coldiretti nei confronti del nuovo Piano Faunistico Venatorio, appena approvato dalla giunta provinciale.

“Apprezziamo la disponibilità ed il lungo percorso di approfondimento e di consultazione fatto dalla Provincia per realizzare questo Piano” afferma Marco Pancaldi, Presidente di
Coldiretti Bologna “Ma rimangono alcuni punti fortemente critici che lo rendono inadeguato alle necessità reali del territorio”.

Senza entrare in dettagli tecnici, basti pensare che il numero di capi presenti in provincia è decisamente sottostimato: ad esempio sono 1.300 i cervi censiti dall’Assessorato
sull’Appennino bolognese, contro gli oltre 5.000 esemplari “percepiti” da chi, sul territorio, ci vive. Sulla base di questa stima errata viene poi calcolato anche il numero di animali da
prelevare per mantenere un ambiente sano e sicuro e tutelare l’equilibrio biologico del territorio. E’ evidente che il risultato è falsato e insufficiente.

“Le richieste da parte dei nostri imprenditori, in tutta la provincia” riprende Pancaldi “di portare a raccolta il frutto del proprio lavoro non ci sembrano pretestuose, ma normali e giuste
aspirazioni di chi vive del proprio lavoro sulla propria terra. Non possiamo continuare a discutere sull’entità del risarcimento dovuto all’agricoltore o sui tempi, o sulla valutazione
dei danni subiti. Bisogna intervenire in modo continuativo ed efficace per risolvere questo problema, definendo e soprattutto attuando dei piani di controllo degli animali sul territorio. Ma
sembra che in Provincia manchi la volontà di intervenire, e il bene dell’agricoltura e dell’ambiente viene sempre sacrificato ad interessi venatori”.

Un’altra grave questione irrisolta è quella del risarcimento danni: nel 2006 sono stati risarciti 500.000 euro di danni a colture agricole (dei quali 388.000 circa dalla Provincia e gli
altri dagli Ambiti Territoriali di Caccia), ma il danno stimato è oltre il doppio, ed è netta crescita rispetto al 2006. Oltre al fatto che la tempistica media per il risarcimento
è di circa un anno. Tutti segnali che indicano un problema in aumento, non arginato adeguatamente dagli inefficaci interventi attuati finora.

“E’ urgente” conclude Pancaldi “che la Provincia accolga queste richieste del mondo agricolo e si impegni a garantire il riequilibrio biologico del territorio prima che, oltre all’ingente danno
economico apportato all’agricoltura, questa eccessiva proliferazione di animali selvatici comporti irreversibili danni ambientali e gravi pericoli per i cittadini.”

Anna Rocchi

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