Boom per le bollicine italiane all’estero
30 Marzo 2009
Venezia – Boom nel 2008 delle ‘bollicine’ italiane all’estero (68 paesi) con un incremento del 22% del valore e il 16% dei volumi registrando un fatturato di 1.510 mld di euro e 170,5
milioni bottiglie spedite. Fra le migliori performance, rende noto Forum Spumanti & Bollicine, GranBretagna ( 14%), Usa ( 12%) e Germania ( 1%); Giappone, Canada, Svizzera, Austria e Svezia
fra 5/ 3%; molto bene i paesi emergenti come Russia, India, Brasile, Uruguay.
In Europa la Germania conferma la leadership e il Regno Unito il trend positivo a due cifre degli ultimi anni. “Segno – dice il patron del Forum Giancarlo Comolli – che il mercato mondiale, che
sta cercando un nuovo rapporto fra valore/identità, riconosce agli spumanti italiani un valore più alto del passato”. L’Italia è il secondo paese al mondo per export. Il
mercato interno europeo a 27 paesi assorbe il 70% del totale esportato. La Denominazione Asti ha il primato con 63 mln di bottiglie in 60 paesi.
Sono 18 le regioni che producono almeno uno spumante, 268 le Docg-Doc che possono produrre almeno un’etichetta. L’Asti docg é in testa con più 80 mln di bottiglie, seguito dal
Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene con 50 mln. Per il metodo classico leadership divisa fra Franciacorta (9,7 mln) e Trento Doc (8 mln). Primo lo Spumante Prosecco Doc e non Doc con 160 mln di
bottiglie (45% del totale). La Lombardia da sola sfiora i 15 mln di bottiglie col metodo classico (60%) su un totale di 24 mln. Il Veneto è prima regione per produzione e per consumi. Nel
2008 spedite 325 mln di bottiglie (Italia 3/o paese produttore al mondo), di cui 301 mln di metodo italiano (o Charmat).
In Italia sono state consumate 155 mln di bottiglie ( 1,5% sul 2007). Nella regalistica spumanti in crescita ( 7%) e champagne costante. Il Franciacorta e il Trento sono leader in ristoranti,
enoteca e regali. L’Asti è re incontrastato con i dolci della tradizione con una concentrazione dell’88% del consumo a fine anno. Il 72% del consumo nazionale è ancora concentrato a
fine anno (era l’84% nel 1980).
Ansa.it per NEWSFOOD.com




