Boom delle energie rinnovabili e la Lombardia rimane a secco di maiali

Boom delle energie rinnovabili e la Lombardia rimane a secco di maiali

By Redazione

E’ possibile un eccesso di rinnovabili? A giudicare da quello che succede in Lombardia si.

Sotto la spinta dei contributi pubblici, le energie verdi si sono presto trasformate da contrappeso ai carburanti fossili a sistema elefantiaco con la tendenza a schiacciare tutto e tutti,
pilastri dell’alimentare compresi.

Per un esempio si prenda il caso di Cremona. Una volta, la città un gioiello del Made in Italy da Tavola. Ora, è la trincea dove si combatte per la tutela di campi di mais ed
allevamenti di suini.

Secondo stime Slow Food, nella provincia ci sono 125 impianti a biogas, che tolgono uomini e spazio alle attività tradizionali. Infatti, i contadini-allevatori di una volta sono
diventati produttori di biogas ed il 25% del suolo una volta destinato al mais ora serve per le centrali. Slow Food cita dati Coldiretti, secondo cui per la produzione un solo megawatt di
biogas è necessaria la produzione di 200 – 300 ettari di mais, e descrive la vicenda come “E’ un danno enorme alla filiera agroalimentare”.

Situazione simile quella dei panelli solari.

Come spiega Confagricoltura, in un anno la dotazione lombarda è salita nettamente: da 10.800 a oltre 25.000. Questo ha portato all’aumento dell’energia disponibile ( 348 megawatt di
potenza, l’equivalente del consumo di una piccola lampadina per ogni lombardo) ma anche all’aumento dell’affitto per i terreni: da 600 euro a 2mila euro per ettaro.

Così, i cerca di soldi facili, i proprietari smettono di dedicarsi al cibo per passare al settore energia.

Allora, avvisa l’assessore lombardo Raimondi, “E’ necessario introdurre criteri di salvaguardia, almeno per le zone dedicate a produzioni agricole di pregio”.

Così, in difesa di porcelli, mais e compagnia è nato un gruppo eterogeneo, che va dalla Lega Nord a Slow Food: le loro richieste, ridurre i contributi alle rinnovabili e,
viceversa, aumentare la convenienza dell’agricoltura e dell’allevamento tradizionale.

Matteo Clerici

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