Bologna: «Properzia de’ Rossi. Una scultrice a Bologna nell’età di Carlo V»

 

Nell’ambito delle attività del «Centro di documentazione sulla storia delle donne artiste in Europa dal Medioevo al Novecento», inaugurato nel
2007, l’assessorato Cultura e Pari opportunità della Provincia di Bologna ha promosso, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in
Bologna, la pubblicazione del volume «Properzia de’ Rossi. Una scultrice a Bologna nell’età di Carlo V», di Vera Fortunati e Irene Graziani
(Bologna, Editrice Compositori, 2008), prima monografia dedicata all’artista.

Il volume sarà illustrato al pubblico giovedì 11 dicembre, alle ore 17.30, nella sala dello Zodiaco di palazzo Malvezzi, via Zamboni 13, alla presenza delle autrici.
Interverranno Simona Lembi, assessora Cultura e Pari opportunità della
Provincia di Bologna; Virginiangelo Marabini, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Beatrice
Buscaroli, storica dell’arte.

Prima scultrice in Europa, di Properzia de’ Rossi sono incerti sia la data (1490 circa) che il luogo di nascita. E’ documentata la sua partecipazione fra
il 1525 e il 1526 ai lavori nel cantiere della Basilica di San Petronio di Bologna a fianco di artisti come Alfonso Lombardi, Girolamo da Treviso, Nicolò Tribolo ed
Amico Aspertini. L’eccezionale presenza di una donna che osa mettere le «tenere e bianchissime mani
nelle cose meccaniche, e fra la ruvidezza de’ marmi e l’asprezza del ferro» desta la stupita ammirazione di Giorgio Vasari che le
dedica nelle «Vite» (1550) un ritratto leggendario, riservandole un entusiastico elogio anche per il suo
virtuosismo come intagliatrice di noccioli di pesche, particolare abilità che viene descritta nel volume.

Le autrici, studiose di storia dell’arte, indagano la singolare figura di Properzia sia dal punto di vista artistico che da quello
biografico, raccontando le tumultuose vicende della sua vita fino alla tragica morte.

Scheda sul volume e sulla figura di Properzia de’ Rossi (1490 circa – Bologna, 1530)

«Andò la fama di così nobile et elevato ingegno per tutt’Italia… »: così
Vasari, in entrambe le edizioni delle Vite celebra la scultrice a cui dedica una specifica biografia. La figura di Properzia è
avvolta in gran parte dall’ombra, congetture si avanzano sia sulla sua formazione che sul luogo di nascita,
orientativamente individuato in Bologna sulla base dell’identificazione della scultrice con una certa «Propertia filia quondam Jeronimi de
Rubeis Bononie Civis» citata nei documenti all’Archivio di Stato.

La vita di Properzia, che «fu del corpo bellissima, e sonò, e cantò ne’ suoi tempi, meglio che femmina della sua
città» (Vasari), si caratterizza per inquietudini e trasgressioni. Sempre secondo lo storiografo aretino
avrebbe narrato un proprio infelice amore extraconiugale nella formella Giuseppe e la moglie di Putifarre (Bologna, Museo di San Petronio), la sua
opera più famosa, eseguita intorno al 1526 fra i lavori per la decorazione dei portali laterali della facciata di San Petronio, scultura
in cui coniuga l’elegante «maniera» romana di Raffaello con il vigoroso rilievo
plastico di Michelangelo, un «leggiadrissimo quadro» (Vasari) dove manifesta un raffinato erotismo destinato ad
influenzare l’immaginario cortigiano di artisti illustri, come Parmigianino e Correggio, nell’età di Carlo V.

Nell’occasione Properzia lavora nel cantiere più prestigioso della città, insieme agli artisti più in vista del momento, da Amico Aspertini, a
Nicolò Tribolo, fino ad Alfonso Lombardi e a Girolamo da Treviso, distinguendosi in quella forma d’arte che gli storiografi dell’epoca reputano di esclusivo
appannaggio maschile, a causa della maggiore difficoltà, provata proprio dall’assenza di donne scultrici.
Documenti conservati nell’Archivio criminale di Bologna provano che nel 1520 viene processata insieme ad Anton Galeazzo Malvasia, del quale
era ritenuta «concubina»; di nuovo nel 1525 è coinvolta insieme al pittore
Domenico Francia nell’accusa per l’aggressione nottetempo del pittore Vincenzo Miola.

Al processo interviene come testimone dell’accusa anche Amico Aspertini, la cui testimonianza sembra celare un’effettiva ostilità di Aspertini verso
Properzia: a detta di Vasari, Maestro Amico, invidioso di Properzia, si adoperò per screditarla fino ad ottenere che «il suo lavoro» per la
chiesa di San Petronio, appunto la formella con Giuseppe e la Moglie di Putifarre, «le fu pagato un vilissimo prezzo».

Alle opere di grandi dimensioni e di marmo Properzia giunge, sempre nel racconto vasariano, grazie alla fama procuratale dai lavori ad intaglio su
superfici infinitesime, come i noccioli di frutta, «i quali sì bene e con tanta pazienza lavorò, che fu cosa singulare e maravigliosa il vederli, non
solamente per la sottilità del lavoro, ma per la sveltezza delle figurine che in quegli faceva e per la delicatissima maniera del
compartirle» (Vasari). Alla sua tumultuosa vita corrisponde un epilogo tragico. Narra Vasari che, al termine dell’incoronazione di Carlo V (24 febbraio
1530), papa Clemente VII chiese di incontrare la scultrice, ma ebbe in risposta una notizia «che li spiacque grandissimamente»: Properzia,
morta di peste durante quella stessa settimana nell’ospedale di San Giobbe, era stata sepolta nell’ospedale della Morte.

 

Leggi Anche
Scrivi un commento