Birra, Birra artigianale … Vino: confronti e dati

Birra, Birra artigianale … Vino: confronti e dati

By Giuseppe

BIRRA ITALIA. CONSUMO ITALIANO STABILE,  STOP AI MICROBIRRIFICI, MA TROPPA IMPORTAZIONE
Divisioni e similitudini fra vino e birra negli ultimi 10 anni

Il consumo di birra in Italia ha toccato il suo apice nel 2007, anno record con 31,1 litri procapite con quasi 19 mil/hl. Oggi, e da qualche anno, il consumo di birra si è stabilizzato intorno ai 17,7 e 17,6 mil/hl annui (2014-2015)  con un consumo procapite oscillante fra 29,1 e 29,3 litri annui. Il confronto con il consumo del vino in Italia, per quantità, è sempre più ravvicinato, quasi identico. Nel 2015 il consumo di vino procapite si aggira intorno a 30/32 litri procapite/anno. il percorso delle due bevande più conosciute è stato inverso fino al 2015: il vino sempre più e in continuo progressivo calo da 40 a 32 litri/anno negli ultimi 10 anni, la birra in crescita continua fino al 2007, quindi si è fermata, stabile, quasi a fare da spettatore alla retromarcia enoica.

Perché? Chi? Come? alcune delle domande strategiche da porsi come analista del mercato, economista, ma anche docente ai corsi di formazione-master di giovani manager del settore bevande sia trade che no-trade. in un quadro generale mondiale l’Italia è un fanalino di coda per i consumi nell’Europa a 28, meno della metà della media europea, ben 3 o 5 volte inferiore ai leader come Rep. Ceca, Germania, Austria e Irlanda che sono ai primi posti. Nel 2011 la birra italiana aveva raggiunto un record storico anche per l’esportazione con 2,1 milioni di hl che poi negli anni è andato scemando fino a stabilizzarsi fra 1,9 e 2 mil/hl  registrando il mercato UE come principale destinazione con il 77% dei volume esportati e in particolare la Gran Bretagna primo paese con un milione di ettolitri.

A seguire bene le performance di crescita nei Paesi Bassi, in Francia e in Germania. A seguire bene gli andamenti di spedizione in Usa, in Albania e in Australia
L’importazione di birra confezionata da altri paesi è sempre ad ottimi livelli non riuscendo il prodotto nazionale a soddisfare tutte le esigenze e richieste anche in termini di varietà, stile, fermentazione. Una crescita-stabilità negli ultimi  10 anni che è una garanzia per gli esportatori stranieri che collocano sul mercato nazionale, nei diversi canali distributivi e di consumo diretto, circa 6,2/6,4 milioni di ettolitri. Le birre tedesche sono quelle più importate, quasi 1 bottiglia su 2 , seguite dalle olandesi, dalle belghe lussemburghesi. Tutto questo segna un saldo commerciale negativo per l’Italia pari a 1 bottiglia esportata e 3 importate.

Giampietro Comolli
Giampietro Comolli

L’analisi dei consumi nazionali evidenzia uno stretto legame della birra (come per il vino) alla disponibilità di spesa delle famiglie e dei giovani facendo segnare non solo una stabilità dei volumi ma un calo del fatturato, del giro d’affari determinato soprattutto da due fattori: più consumi in casa quindi concentrazione degli acquisti e atti di acquisto svolti presso Gdo e Cash&Carry e spostamento della scelta verso birre più economiche, dello stesso stile, ma meno artigianali, meno tipiche e meno sofisticate. La tipologia più penalizzata dai consumi risulta il Premium, quella più in crescita le Private Label certamente scelte/opzioni pilotate fortemente dalle forti campagne promo-pubblicitarie svolte sia nella Gdo che dalle stesse imprese produttrici. Le birre sono soggette a promozioni per  il 44% del totale delle vendite contro il 28% di tutti gli altri prodotti di largo consumo.  Il consumo on-trade nel 2015 si attesta sul 42%, e il restante 58% avviene off-trade. per dare un termine di paragone, 10 anni fa, il consumo fuori-casa era del 48%.
La produzione di birra italiana, quindi, è un settore altamente aperto, con una domanda poco elastica ma spazi di crescita enormi sul mercato interno a frante degli spazi occupati dalla birre straniere oppure tale situazione è immodificabile per un consumatore fedele, affezionato, per una domanda ben definita da tipologie, stili, tipicità? I birrifici italiani occupano oggi 140.000 persone fra diretti, commerciali, indiretti e indotto. La alta tecnologia e la alta capacità produttiva ha ridotto molto gli addetti nei birrifici, aumentando il numero di impiegati nel terziario, servizi, commercio diretto. Quindi un settore difficilmente in grado di aumentare il numero di addetti, ma sicuramente nelle condizioni di incrementare produzione e produttività. Dopo 10 anni di crescita dei micro-birrifici, ovvero quelle iniziative imprenditoriali giovanili e locali che avevano spinto la crescita delle birre artigianali, sta segnando il passo se non il calo. Ad un iniziale forte intensità occupazionale e voglia di proporre, oggi la situazione si è capovolta. Nel 2010 i birrifici artigianali erano 200, nel 2015 restano attivi 440 circa, stabili dal 2014.

Giampietro Comolli
In esclusiva per Newsfood.com

 

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