Bianco (Confagricoltura): non serve la filiera corta, ma la filiera “leggera”

 

Filiera “leggera”. E’ questo il termine che Confagricoltura preferisce usare per evidenziare la necessità di razionalizzare e di ottimizzare i passaggi
“dalla terra alla tavola”, con reciproco vantaggio per i produttori e per i consumatori.

“Non necessariamente la filiera lunga favorisce speculazioni – ha detto il direttore generale, Vito Bianco, intervenendo al Workshop organizzato da Consumers’ Forum.
– E’ un’inutile caccia alle streghe. Confagricoltura non ha mai accusato nessuno. Né si è impegnata in questo esercizio: semplicemente ha sempre chiesto
che si facciano i dovuti controlli e si colpisca chi è eventualmente colpevole di accaparramento dei beni per far aumentare i prezzi o di trust in grado di influenzare le
quotazioni.”

Per questo preferisce parlare di “filiera leggera”, anziché di “filiera corta”. Ed ha già messo in opera una serie di contatti e di rapporti con
l’industria alimentare e la distribuzione moderna per creare quelle condizioni di maggiore efficienza di cui si avvantaggiano tutti: gli operatori, grazie ad una stabilità
delle quantità e delle quotazioni, ed i consumatori.

“Abbiamo in corso contatti anche con Esselunga, Conad, Coop – ha detto Bianco – ed abbiamo chiesto un confronto a tutto campo a Federdistribuzione. Crediamo che questa, non
la strada delle accuse reciproche, sia la chiave di volta dell’efficienza del sistema.”

Una maggiore o minore concentrazione (e quindi “lunghezza”) della catena distributiva non sembra, a parere di Confagricoltura, avere effetti neppure sull’inflazione.

Dai dati Ocse aggiornati a novembre 2008, si evidenzia infatti che l’indice dei prezzi al consumo per gli alimentari è aumentato in maniera diffusa – in Italia meno
che rispetto alla media Ocse – e l’incremento è stato anche maggiore in Paesi, come il Regno Unito, dove è anche più forte la concentrazione delle quote
di mercato nelle mani di pochi operatori della Gdo.

“I dati sull’andamento dei prezzi al consumo diffusi dall’Istat nei giorni scorsi in parte ci rassicurano – ha detto Bianco -. La tendenza al
“raffreddamento” dei prezzi al consumo prosegue e, lento ma continuo, prosegue anche il riassorbimento degli aumenti subiti dai consumatori dalla metà del 2007. Anche
resta ancora notevole il divario che sussiste tra prezzi all’origine delle materie prime agricole e prezzi di alcuni trasformati al consumatore finale.”

“Su questo fenomeno – ha concluso il direttore generale Bianco – andranno svolte le opportune verifiche, per valutare assieme gli interventi più appropriati, che non devono
essere necessariamente di natura politica e istituzionale, ma che possono essere invece messi in atto dai protagonisti delle filiere”.

Confagricoltura è già avviata su questa strada, per migliorare la competitività nell’interesse di tutti: imprese e consumatori.

 

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