Benazir Bhutto: Commozione e polemiche ad un anno dalla morte

Benazir Bhutto: Commozione e polemiche ad un anno dalla morte

By Redazione

Centomila Pakistani in lacrime si sono radunati intorno alla tomba di Benazir Bhutto, un anno esatto dopo il suo assassinio. Gia’ dalle prime ore del mattino una marea di persone,
alcune delle quali si battevano il petto per esprimere l’intensa emozione, ha fatto pressione ai posti di controllo situati all’entrata del cimitero dove si trova il mausoleo della
famiglia Bhutto, nel villaggio di Garhi Khuda Bakhsh.Nata a Karachi il 21 giugno 1953,

la Bhutto proveniva da una dinastia di politici: il padre, Zulfikar Ali Bhutto, era stato primo ministro; il nonno Shah Nawaz Bhutto aveva ricoperto una posizione di vertice nel
movimento indipendentista Pakistano. Dopo aver frequentato le scuole in Pakistan, aveva conseguito la laurea in scienze politiche presso Harvard e quella in filosofia, politica ed
economia presso Oxford.

La Bhutto scelse di proseguire la tradizione famigliare entrando in politica: non ancora ventenne, lavorava già come assistente per il padre. Quando questi fu assassinato dal
dittatore Muhammad Zia-ul-Haq, lei venne confinata agli arresti domiciliari e poi, nel 1984, costretta all’esilio in Gran Bretagna.

Divenuta leader del Partito del Popolo Pakistano (PPP), la Bhutto conseguì la sua prima vittoria politica il 16 novembre 1988, quando il PPP ottenne il più alto numero di
seggi per singolo partito. A trentacinque anni, Benazir divenne la prima donna capo di governo di un Paese musulmano in tempi moderni, iniziando così una carriera politica di
successi, per due volte capo del governo, ma anche di ombre, non sempre legate direttamente a rovesci elettorali.

Nel 1990 e nel 1996, la Bhutto fu al centro di uno scandalo legato alla corruzione e all’uso improprio di risorse governative. Particolarmente gravi, le accuse del 1996
coinvolsero anche il marito, Asif Ali Zardari, che aveva abusato della sua posizione di ministro per arricchirsi indebitamente, acquistando proprietà in tutto il mondo.

La Bhutto fu dichiarata innocente dalla Corte Suprema Pakistana (il marito fu invece punito con otto anni di carcere ed una multa di otto milioni di dollari), ma decise volontariamente
di trascorrere otto anni di esilio volontario, facendo la spola tra Dubai e Londra.

Nel 2008, decise di tornare in patria per prepararsi alle elezioni nazionali. Il suo ritorno era stato funestato da un attentato con 138 vittime e almeno 600 feriti, a cui lei era
scampata a fatica.

Il 27 dicembre scorso la morte: un attentatore suicida prima spara contro la macchina della donna, poi si fa esplodere. Benazir Bhutto muore insieme con una ventina di altre persone.

I due attentati lasciarono un eco che va al di là della pura e semplice devastazione materiale.

Secondo alcuni elettori del PPP, le autorità nazionali, avvertite della presenza di gruppi d’azione legati al fondamentalismo islamico dai servizi segreti, avrebbero agito
con colpevole negligenza, non facendo niente per impedire gli attacchi. In particolare, il dito è stato puntato contro l’ex presidente e Capo di Stato Maggiore Pervez
Musharraf, che avrebbe lasciato aperto una falla nei sistemi di sicurezza, al fine di sbarazzarsi di una pericolosa rivale. Le dimissioni di Musharraf dalla presidenza del Paese non
hanno frenato i suoi accusatori, che continuano a richiedere un’inchiesta imparziale condotta da autorità sovranazionali.

Matteo Clerici

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