Banche, Adusbef: al Forex di Milano il grande festival dell’ipocrisia

 

Mentre a Sanremo andava in onda il Festival della Canzone, a Milano in occasione del Forex, andava in scena il più grande Festival parallelo dell’ipocrisia da parte di
quegli stessi banchieri,da Profumo a Draghi, da Passera a Faissola passando per i grandi operatori finanziari ed altri banchieri di ventura che sono stati protagonisti indiscussi
della più grave crisi finanziaria dal 1929,che sta mangiando l’economia reale e falcidiando milioni di posti di lavoro.

Alessandro Profumo, il banchiere da 27.000 euro al giorno, oltre prebende azionarie ed altre stock option e che ha ridotto la capitalizzazione di Unicredit da 104 a circa 15 miliardi di
euro nel giro di 12 mesi, con il valore del titolo sotto 1 euro (0,89) dai 7 euro del febbraio 2008, ancora seduto sulla plancia di comando invece di passare doverosamente la mano,detta
le sue ricette ad una stampa acritica,troppo filo bancaria adusa a bersi le loro frottole,affermando che gli operatori finanziari dovranno agire in modo da ricostruire la loro
credibilità, tanto velocemente compromessa, e dimostrare ai mercati la loro capacità di sostenere efficacemente il sistema economico anche in momenti di così grave
difficoltà.

Mario Draghi, l’ex vicepresidente di Goldman Sachs,una delle banche di affari colluse con le autorità monetarie,Governatore della Banca d’Italia per grazia ricevuta e
presidente del Fondo per la Stabilità Finanziaria, ha fatto un appello sulla necessità di ricostruire la fiducia nel sistema finanziario, nella solidità delle
banche, dei mercati, chiedendo da vigilante-vigilato con armi spuntate perché troppo a braccetto coi banchieri: “chiarezza, prudenza; ma anche la lungimiranza necessaria
per non far mancare il credito ai clienti meritevoli, dato che le autorità monetarie hanno la responsabilità di assicurare la creazione di liquidità adeguata e la
sua propagazione attraverso i canali più adatti alle strutture finanziarie nelle quali esse operano, ma anche di ancorare sempre con fermezza le aspettative di inflazione di
medio periodo”.

Mentre le famiglie soffrono i morsi della stretta e le piccole e medie imprese scontano sulla propria pelle la restrizione del credito e sono costrette a chiudere i battenti,spesso
per precise responsabilità delle banche,quella riduzione di liquidità imposta da tutte le banche che valutano con maggiore attenzione, non solo la meritorietà
del credito ma anche il costo del rischio,facendo pagare alla clientela i costi della crisi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si trastulla nei teoremi affatto scontati
secondo i quali,con i Tremonti-Bond, “non è il Tesoro che va dalle banche ma le banche che vanno al Tesoro”.

Questi signori banchieri,coadiuvati dalle autorità monetarie e dalla vera e propria collusione delle autorità vigilanti con in testa la Banca d’Italia, principali
artefici della crisi, che hanno intascato centinaia di milioni di euro in stipendi,stock option e prebende tra le più varie, abbiano almeno la decenza di risparmiare le
prediche alle famiglie,ai mutuatari ed ai risparmiatori frodati con il concorso dei controllori.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

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