Auto: Ue su limiti emissioni CO2

“Purtroppo, un’ennesima occasione mancata di dare un taglio concreto alle emissioni, la decisione della Commissione decisamente non va nella direzione auspicata” Vittorio Cogliati Dezza,
presidente nazionale di Legambiente, commenta con disappunto la proposta legislativa adottata oggi dalla Commissione europea sui nuovi standard di emissioni di CO2 per le nuove auto.

La proposta della Commissione europea al 2012 è di 130 grammi di CO2 emessa per chilometro, con un’ulteriore riduzione di 10 g/km da raggiungere attraverso una migliore efficienza dei
carburanti, del sistema di condizionamento e dei pneumatici. Fissa, inoltre, una curva di riduzione per i le case automobilistiche che, secondo Legambiente, penalizza le auto più
efficienti, di cui i produttori italiani e francesi sono leader indiscussi a livello europeo e mondiale. Un altro freno all’innovazione è la possibilità offerta alle case
automobilistiche di costituire un “pool”, ossia una sorta di consorzio che consente di diluire ulteriormente gli impegni di riduzione.

“Sarebbe stato importante che la riduzione delle emissioni fosse indipendente dal peso o dalle dimensioni del veicolo – dice Cogliati Dezza -. Come ha già scritto Romano Prodi al
presidente della Commissione Barroso, una curva piatta è l’unico modo per garantire equità tra i costruttori. Puntare sull’innovazione ambientale è l’unica strada da
percorrere e la migliore risposta alla road map stabilita alla conferenza di Bali. I trasporti sono un settore strategico per la riduzione delle emissioni di CO2 e occorre impegnarsi seriamente
per fissare una normativa in linea con gli impegni di Kyoto e del post Kyoto”.
“La partita è appena iniziata. – conclude il presidente di Legambiente -. Spetta ora al Consiglio e all’Europarlamento migliorare la proposta della Commissione. Italia e Francia devono
costruire una grande alleanza, a favore dell’innovazione e della competitività dell’industria automobilistica europea. Solo così si potranno vincere le sfide del clima, della
crescita del prezzo dei carburanti e della dipendenza europea dalle importazioni di petrolio”

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