Attila del Po: pesca da Barbari fa razzia indiscriminata di ogni specie ittica

Attila del Po: pesca da Barbari fa razzia indiscriminata di ogni specie ittica

Parco del Delta PoÈ un terrore che serpeggia sinuoso e silenzioso ma tremendo e senza pietà, come l’orrido incedere del pesce siluro che tutto spazzola, quello che da qualche anno sta scorrendo lungo gli argini e le rive del Po, il fiume che i Greci chiamavano Eridano, il fiume d’Italia.

Infatti, come si può leggere nell’interessantissimo articolo a firma di Francesco Alberti “I predoni del pesce che distruggono il Po”, apparso su “Il Corriere della Sera” di sabato 28 febbraio a pag. 31, bande di romeni e “danubiani”, con metodi di pesca illegali e selvaggi, stanno letteralmente asportando tutto il pesce del lungo fiume, distruggendo un ecosistema che si è consolidato nei secoli attraverso un rapporto di “mutuo soccorso” tra uomo, animali e natura. Le bande, composte per lo più da individui di etnia Lipoveni, etnia storica dell’estuario del Danubio che ha sempre avuto difficoltà nell’integrazione, di notte, tramite una perfetta organizzazione che consta di vedette, una nutrita flotta di gommoni e piccole barche basse, rimuove “tutto quello che si può rimuovere” dal fondale del Po.

Come giustamente sottolinea Alberti “più che pescare fanno tabula rasa di tutto ciò che nuota” non ponendo differenza se si tratti di pesci siluro, carpe, carassi, cefali o breme. Oltre a ciò utilizzano un “arsenale” fatto di reti chilometriche, che non lasciano spazio praticamente ad alcuna forma di vita, elettrostorditorii illegali e sostanze chimiche altamente tossiche. Ma soprattutto hanno la dotazione di enormi celle frigo, dove stoccare immediatamente il pescato poi da rivendere in mezzo Est Europa (e in qualche bancarella low-cost dei mercati italiani).

imagesLe Forze dell’Ordine, in prima linea la Forestale sta facendo molto per contrastare questo commercio illegale, con plurimi sequestri tra le provincie di Rovigo, Mantova e Ferrara, il triangolo del Po. Le tre città, con la capitale “ideale” Ferrara, infatti sono città contraddistinte da canali e piccoli centri abitativi nelle immediate propaggini dove, da qualche anno a questa parte, la lingua più parlata è il romeno e le targhe delle auto sono della medesima provenienza.

Questi “nuovi barbari” sono molto scaltri e pervicacemente radicati nel territorio, ecco perché Forze dell’Ordine e Amministrazioni locali possono fare poco dato che, a livello della popolazione, c’è qualche reticenza a denunciare i misfatti. Infatti se da un lato vi è chi lucra su questo commercio illegale (magari soltanto per qualche chilo di pesce gratis), dall’altro c’è anche chi ha paura di pesanti ritorsioni, dato che le organizzazioni criminali (strutturate in vere e proprio bande) “sono pronti a menare le mani o peggio”.

Ma anche i terribili pescatori di frodo hanno un punto debole. Infatti, come spiega sul Corsera il comandante della Forestale Munari, “essi temono il sequestro dei mezzi. Ma bisogna entrare nel penale, un procedimento lungo e difficile, non sempre attuabile con la celerità che servirebbe per contrastare questo fenomeno dannoso”.

pesca di frodoC’era una volta il Po, con i suoi storioni, dove si produceva un caviale che rivaleggiava con quello del Danubio per qualità (come si può leggere nel bel libro di Michele Marziani “Il Caviale del Po” https://www.criticaletteraria.org/2015/01/michele-marziani-il-caviale-del-po-recensione.html ). Adesso il Po è invaso dai barbari venuti dall’Est, come secoli fa con gli Unni guidati da Attila. Ci volle un Papa e l’ultimo grande generale del tempo di Roma, Ezio, per fermarli.

Delta del Po

 

 

 

Oggi occorrerebbe che Politica, Forze dell’Ordine, Istituzioni e Società Civile si alleassero per fare fronte comune contro questa “rapina di un ecosistema unico al mondo”. Per far sì che l’infinito delta del Po che, come canta Vasco Brondi è a metà strada tra “La Terra, l’Emilia e la Luna”, non sia soltanto un ricordo da studiare sui libri di storia, passata.

Mattia Nesto
Newsfood.com

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