Associazione Nonni2.0 – Cerimonia celebrativa del decennale della fondazione
14 Maggio 2024
Associazione Nonni2.0 – Cerimonia celebrativa del decennale della fondazione
I nonni compiono dieci anni, festa a Milano l’11 maggio. Un’associazione che valorizza gli affetti e la funzione sociale degli anziani
Milano, 13 maggio 2024
Associazione Nonni2.0
Cerimonia celebrativa del decennale della fondazione
I nonni compiono dieci anni, festa a Milano l’11 maggio 2024
Un’associazione che valorizza gli affetti e la funzione sociale degli anziani
I nonni non avevano e non hanno bisogno di una associazione per fare bene i nonni. Sanno fare benissimo ciò che devono senza che qualcuno glielo debba insegnare. “Ma dice il fondatore e presidente Giuseppe Zola – stiamo constatando, che c’era e c’è bisogno di una associazione che aiuti a prendere piena coscienza, personale e sociale, della grande ed essenziale funzione che essi hanno, sia nei confronti dei propri figli e nipoti sia nei confronti dell’intera comunità sociale e istituzionale”. L’associazione festeggerà il decennale presso ilRosetum in via Pisanello 1 a Milano, sabato 11 maggio dalle 9,30 alle 17.30 con incontri e interventi e ci sarà anche un pranzo sociale (il dettagliato a questo link:https://www.nonniduepuntozero.eu/evento/festa-del-decennale/

Il risultato più importante raggiunto in questi primi 10 anni di vita dell’Associazione, spiega Zola, è stato di avere iniziato a far prendere coscienza a molti che la presenza dei nonni, pur svolgendo essi con grande discrezione i loro compiti, costituisce un elemento imprescindibile per il dovuto sostegno alla famiglia e per la coesione dell’intera società.
L’associazione NONNI2.0 (https://www.nonniduepuntozero.eu/, con sede in via Gino Rocca 3 a Milano, nasce nell’aprile del 2014, per iniziativa di un gruppo di amici per due motivi. Il primo, di ordine ontologico, spiega Zome “Pesca nelle radici profonde di una concezione religiosa della vita, la quale ci suggerisce che fino all’ultimo istante di vita ognuno di noi ha la responsabilità di dare il proprio contributo alla costruzione di una esistenza utile e giusta. Come dice spesso Papa Francesco gli anziani non devono “tirare i remi in barca”, perché dalla testimonianza alla verità ed all’impegno non si va mai in pensione. Il secondo motivo, di ordine pratico, è stato dettato dal desiderio di difendere i nostri nipoti dalle vere e proprie pazzie di pensiero e di prassi che vengono fatte circolare continuamente, pazzie che sono il frutto diretto di quell’individualismo che ha invaso la società in cui viviamo”.
NONNI2.0 ha svolto in questo decennio una intensa attività: un centinaio di incontri culturali, tutti volti a rafforzare le ragioni dell’impegno, soprattutto educativo, dei nonni; due concorsi scolastici di livello nazionale, che hanno messo in mostra l’esistenza di un immenso legame affettivo dei giovani studenti verso i propri nonni; tre affollati incontri di confronto con l’arcivescovo della Diocesi di Milano. E anche, ricorda Zola, la stesura di una lettera aperta “Ai nostri nipoti per metterli in guardia circa il fatto che quel pensiero unico soffocante oggi in atto rischia di mettere in pericolo la loro effettiva libertà, e ancora l’apertura di interessantissimi rapporti con molte realtà come la FAFCE, la Diocesi di Milano, la rete associativa “Ditelo sui tetti” di cui condividiamo le iniziative a tutela dei basilari principi antropologici, la CISL Pensionati, l’associazione culturale Esserci, il Centro famiglia dell’Università cattolica, il Centro culturale Rosetum che ospita molti nostri incontri, l’Assoedilizia per i problemi della casa, l’Unione degli artigiani e poi esponenti del mondo politico e istituzionale. Il 27 aprile scorso abbiamo partecipato, in Vaticano, all’incontro del Papa con nonni e nipoti. Intendiamo intensificare questi rapporti e possiamo dire, dopo 10 anni, che ci siamo e che intendiamo esserci sempre di più”.
Nella recente assemblea dei soci dell’associazione sono stati individuati gli impegni del prossimo triennio: la tutela della vita, senza della quale non sarebbe neppure immaginabile un rapporto intergenerazionale; la difesa della possibilità di educare sia in famiglia sia nella scuola sia nella Chiesa sia nella società intera; dare un contributo all’attuazione della legge sugli anziani, tenendo conto non solo degli anziani non autosufficienti (a cui va assicurata ogni tipo di cura), ma anche degli anziani e, quindi, dei nonni continuare a occuparsi delle grandi trasformazioni in atto generate dal web e dall’intelligenza artificiale; aprire già nel 2024, con un convegno pubblico, il tema che riguarda la casa: “Abbiamo il timore – dice Zola – che una certa tendenza culturale e politica, ossessionata dal verde, vada nella direzione di costringere il piccolo proprietario di casa a vendere quel bene e questa tendenza non è affatto condivisibile”.
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Prolusione del presidente Giuseppe Zola
I nonni non avevano e non hanno bisogno di una associazione per fare bene i nonni. Sanno fare benissimo ciò che devono senza che qualcuno glielo debba insegnare. E’ la natura stessa, grazie alla sapienza misteriosa del Creatore, che detta ai nonni la giusta e saggia direzione dei propri comportamenti e dei propri giudizi. Non c’era bisogno di una associazione per fare bene i nonni. Ma, stiamo constatando, che c’era e c’è bisogno di una associazione che aiuti a prendere piena coscienza, personale e sociale, della grande ed essenziale funzione che essi hanno, sia nei confronti dei propri figli e nipoti sia nei confronti dell’intera comunità sociale e istituzionale.
Ci siamo accorti, in questi ultimi tempi, che probabilmente il risultato più importante raggiunto in questi primi 10 anni della nostra esistenza come associazione è stato proprio quello di avere iniziato a far prendere coscienza a molti che la presenza dei nonni, pur svolgendo essi con grande discrezione i loro compiti, costituisce un elemento imprescindibile per il dovuto sostegno alla famiglia e per la coesione dell’intera società. La prima evidenza che abbiamo, quindi, è quella di proseguire in quest’opera di sensibilizzazione verso la crescita di quella coscienza a cui ho appena accennato, coscienza necessaria in un momento in cui il prevalere di un assoluto individualismo sta distruggendo ogni evidenza, portando con sé il declino di una intera società. I nonni, con la loro storia, la loro tradizione, la loro vita attiva, la loro saggezza, possono aiutare tutti a riprendere contatto con la realtà vera delle cose, senza la quale ogni tentativo di crescita risulterebbe inutile. Il grande Chesterton, nel dedicare uno dei suoi capolavori ad un amico, scrive: “Ora tra noi, per grazia di Dio possiamo dire questa verità: c’è una forza nella radice che affonda, c’è del buono nell’invecchiare; abbiamo trovato finalmente le cose comuni, e le nozze e un credo”. Il prossimo decennio dovrà essere dedicato a tradurre in gesti e iniziative concrete questa essenziale importanza dei nonni e di tutti gli anziani. Ma questo compito rimane praticamente impossibile se rimaniamo soli, legati ad un affronto individualistico dei problemi. Le enormi questioni epocali che stanno invadendo il mondo, a partire da quello occidentale, ci pongono l’esigenza di metterci insieme, di associarci, per rendere praticabile il compito che l’ultima parte della vita oggettivamente ci affida.
Per questo, nell’aprile del 2014, un gruppo di amici ha deciso di costituire NONNI2.0 sostanzialmente per due motivi. Il primo, di ordine ontologico, pesca nelle radici profonde di una concezione religiosa della vita, la quale ci suggerisce che fino all’ultimo istante di vita ognuno di noi ha la responsabilità di dare il proprio contributo alla costruzione di una esistenza utile e giusta. Come dice spesso Papa Francesco gli anziani non devono “tirare i remi in barca”, perché dalla testimonianza alla verità ed all’impegno non si va mai in pensione. Il secondo motivo, di ordine pratico, è stato dettato dal desiderio di difendere i nostri nipoti dalle vere e proprie pazzie di pensiero e di prassi che vengono fatte circolare continuamente, pazzie che sono il frutto diretto di quell’individualismo che ha invaso la società in cui viviamo. Sotto questo profilo, i nonni non possono abdicare alla propria responsabilità educativa, che non può, evidentemente, sostituire quella dei genitori, ma che non può neppure scomparire, perché, con essa, scomparirebbe il senso della storia e della tradizione, fattori necessari a trasmettere una educazione che non voglia sottomettersi al pensiero comune di moda.
Devo dire che, in forza di queste motivazioni di fondo, l’associazione ha svoltouna intensa attività, che l’ha vista organizzare un centinaio di incontri culturali, tutti volti a rafforzare le ragioni dell’impegno soprattutto educativo dei nonni; 2 concorsi scolastici di livello nazionale, che hanno messo in mostra l’esistenza di un immenso legame affettivo dei giovani studenti verso i propri nonni; 3 affollati incontri di confronto con l’arcivescovo della Diocesi di Milano; la stesura di una lettera aperta ai nostri nipoti per metterli in guardia circa il fatto che quel pensiero unico soffocante oggi in atto rischia di mettere in pericolo la loro effettiva libertà; l’apertura di interessantissimi rapporti con molte realtà come la FAFCE, che raduna a livello europeo le associazioni cattoliche che si occupano di famiglia, la Diocesi di Milano, la rete associativa “Ditelo sui tetti” di cui condividiamo le iniziative a tutela dei basilari principi antropologici, la CISL Pensionati, l’associazione culturale Esserci, il Centro famiglia dell’Università cattolica, il Centro culturale Rosetum che ospita molti nostri incontri, l’Assoedilizia per i problemi della casa, l’Unione degli artigiani e poi esponenti del mondo politico e istituzionale. Il 27 aprile scorso abbiamo partecipato, in Vaticano, all’incontro del Papa con nonni e nipoti. Intendiamo intensificare questi rapporti, anche perché stiamo constatando che l’idea di valorizzare la presenza dei nonni (e, più in generale, degli anziani) viene condivisa da molti settori della nostra società.
Possiamo dunque dire, dopo 10 anni, che ci siamo e che intendiamo esserci sempre di più.
Dopo l’emergenza covid, ci siamo concentrati su un tema che riteniamo essere molto originale e fecondo di prospettive anche pratiche e che è riassumibile nell’espressione “alleanza tra generazioni”. In particolare quest’anno, proprio in vista del festeggiamento del nostro decennale, abbiamo dato vita a 5 incontri su tale questione, a cui sono intervenuti i rappresentanti di tre generazioni diverse: un nonno, un genitore non ancora nonno ed uno studente ed abbiamo constatato che è realmente possibile che nasca un promettente dialogo tra persone appartenenti a fasi diverse della vita, molto utile in un momento storico in cui sembra prevalere solo il gusto di una divisione gridata. La professoressa Bramanti ed il segretario Didonè ci diranno poi il loro punto di vista su questa prospettiva. Per quanto ci riguarda, l’iniziativa assunta durante quest’anno sociale ci ha fatto capire che proprio intorno a questo tema dovremo sviluppare le nostre prossime iniziative. Romano Guardini, nel suo libro “Le età della vita” (che è diventato un punto di riferimento fisso per l’associazione), a proposito del rapporto tra giovani e anziani, scrive: “Una grande cosa, la solidarietà delle diverse forme di vita nella volontà che la vita diventi completa e giusta”, perché “quando il vecchio accetta la propria situazione cambia anche il suo rapporto con i giovani ed i giovani, a loro volta, imparano ad accettare la vecchiaia in colui che è diventato anziano”. Nell’ultimo tra gli incontri appena citati è intervenuto anche Padre Lepori, l’abate generale dell’ordine dei Cistercensi, che ha commentato un punto della Regola di S. Benedetto, quello che chiede di venerare gli anziani ed amare i giovani. In sostanza, Padre Lepori ha detto che i giovani e gli anziani costituiscono come 2 poli che danno senso alle età intermedie, quelle più piene di attività e di creatività. Cito: “Se non ci fossero questi due poli la comunità non avrebbe senso e la generazione attiva non avrebbe senso di quello che fa, di quello che vive, se non ci fossero questi due poli a richiamarli al fatto che c’è una crescita, e c’è una storia, che c’è un seme e c’è una maturità, c’è un inizio e una fine” (fine della citazione). Mi pare una osservazione molto importante, soprattutto in una circostanza come quella attuale, in cui ci sono sempre meno giovani e gli anziani sono sempre più spesso confinati nell’area della fragilità, cioè dello scarto direbbe il Papa.
Del resto, fin dall’inizio noi eravamo stati richiamati in questa direzione, che ora vediamo con maggiore chiarezza. In un nostro convegno organizzato nel 2019, la prof.sa Eugenia Scabini, dell’Università Cattolica di Milano, a proposito della “catena generazionale familiare” diceva che “la generazione come rapporto tra generante e generato è talmente strutturale al nostro essere che la troviamo al centro della nostra identità: infatti i generanti sono sempre generati, i genitori sempre figli, chi ha dato vita alla nuova generazione è figlio della precedente. Fare i conti con la tradizione, quindi, non è un optional, vuole dire fare i conti con la propria storia famigliare e di popolo”. Poi la prof.sa Scabini annotava: “noi non interroghiamo la tradizione perché, in un clima di esasperato individualismo, ci sentiamo scollegati dalla generazione precedente e la generazione precedente da parte sua si ferma ai cambiamenti che sono avvenuti nel nostro modo di vivere senza avere il coraggio di andare al cuore della costruzione della loro identità”. Tutti questi interventi sono recuperabili nel sito dell’associazione.
Insomma, quando si indebolisce il legame vitale tra le generazioni, si indebolisce la coscienza di appartenere ad un popolo e ad una storia, producendo il disamore verso l’avventura più affascinante che il Signore ci ha affidato, che è quella di partecipare del suo genio creativo. Per questo, dobbiamo riprendere a“pensare per generazioni” e questo è il compito fondamentale dei nonni. E vorrebbe anche essere il punto di vista da cui affrontare le problematiche per il futuro. Nella recente assemblea dei soci dell’associazione abbiamo individuato gli impegni su cui vorremmo concentrarci nel prossimo triennio e che sono. A) La tutela della vita, senza della quale non sarebbe neppure immaginabile un rapporto intergenerazionale; tutela che si sta rendendo drammaticamente attuale in una fase della storia in cui si cerca di far passare addirittura come “diritto” quello di porre fine ad una vita nascente. Su questo fronte cercheremo di collaborare con tutti coloro che hanno a cuore questa preoccupazione. B) La difesa della possibilità di educare sia in famiglia sia nella scuola sia nella Chiesa sia nella società intera, coscienti che non vi è vera possibilità di educare se non viene concretamente assicurata la relativa libertà, che è, innanzi tutto la libertà della famiglia (di cui i nonni fanno di fatto parte), come prescrive la stessa nostra Costituzione nell’articolo 30. Questo rimane un compito imprescindibile, anche perché stiamo vedendo i frutti amari e spesso tragici prodotti dalla mancanza di adeguata educazione. Non a caso, per tutta la sua straordinaria vita il Servo di Dio don Giussani ha ripetuto a tutti che la vera emergenza è quella educativa. C)Vogliamo dare il nostro contributo all’attuazione della legge sugli anziani, tenendo conto non solo degli anziani non autosufficienti (a cui va assicurata ogni tipo di cura), ma anche degli anziani e, quindi, dei nonni autosufficienti, che non vanno emarginati solo perché vanno in pensione, perché essi possono e devono ancora dare un grande contributo all’intera società, secondo quanto appena detto. Essi, innanzi tutto, hanno il compito di testimoniare di fronte a tutti che noi non veniamo dal nulla, ma da una storia e da una tradizione senza le quali tutto diventa anonimo e squallidamente appiattito. D) Intendiamo continuare ad occuparci delle grandi trasformazioni in atto generate dal web e dall’intelligenzaartificiale, perché esse hanno determinato una preoccupante deformazione dei rapporti interpersonali, per rimediare alla quale i nonni possono dare un contributo costruttivo. E) Quest’anno vorremmo anche aprire il tema che riguarda la casa o, meglio, la proprietà della casa, a cui, in particolare, i nonni tengono molto. E ci tengono non per motivi egoistici, ma perché, come insegna anche la dottrina sociale della Chiesa, la casa, ultimamente, rappresenta anche il luogo della libertà della famiglia e, quindi, anche dei nonni. Abbiamo il timore che una certa tendenza culturale e politica, ossessionata dal verde, vada nella direzione di costringere il piccolo proprietario di casa a vendere quel bene e questa tendenza non è affatto condivisibile. Stiamo pensando di affrontare nei dettagli questo tema in un convegno pubblico.
La nostra esperienza associativa ci ha aiutato, come spero si sia capito, a sottolineare la funzione essenziale di tutti gli anziani e dei nonni in particolare. Nel “De senectute”, l’inno pagano alla vecchiaia, Cicerone scrive che “se non ci fossero stati i vecchi, non ci sarebbero le Civitates”, gli Stati diremmo noi oggi. Cioè, senza i vecchi non sarebbe stato possibile che degli uomini si mettessero insieme per tutelare un bene superiore, quello che oggi noi chiamiamo il bene comune. E, come già ricordato, San Benedetto ha messo tra le sue grandi regole quella di venerare gli anziani. E tutta la Bibbia parla dell’anziano come di una benedizione. Nel nostro piccolo, desideriamo riprendere questa millenaria concezione e, anche per questo, abbiamo istituito l’iniziativa del “Nonno dell’anno”, con la quale desideriamo testimoniare pubblicamente che, in un mondo abituato a vivacchiare tra i pettegolezzi sulle cose futili e negative, esistono persone che hanno vissuto coraggiosamente e positivamente anche la loro funzione di nonni e di nonne. Queste persone sintetizzano, con la loro esistenza, ciò a cui crediamo fermamente. Che la vita di ciascuno ha un compito ed un destino positivo e che l’accettare con amore la condizione di anziano e di nonno ci rende lieti fino alla fine, anche perché la fine, in realtà, è un nuovo inizio.
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Intervento di saluto all’assemblea del
presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici
Reco il saluto dell’Organizzazione che ho l’onore di presiedere, l’Assoedilizia
Essa rappresenta i proprietari immobiliari, ma, andando alla sostanza delle cose, in estrema analisi rappresenta le famiglie che hanno investito il frutto dei loro risparmi nella casa e che credono nella città in cui vivono. Un mondo, dunque che, per molti aspetti, è parallelo e affine a quello dei nonni.
Permettetemi di dire che trovo straordinaria l’idea di una associazione dei nonni perché sono convinto che forse mai, come di questi tempi, sia necessario interpretare, difendere e rafforzare il ruolo dei nonni.
In una società che inclina al relativismo, nel campo dei valori morali, al pragmatismo del risultato, nel campo politico, a fare del benessere, del successo, della ricchezza la chiave di lettura della vita, il mito da proporre ai giovani.
I nonni sanno che questi valori sono effimeri e per questo motivo sono i preziosi testimoni di un ideale di vita che non va messo in un canto.
La loro stessa presenza è un costante richiamo a questo ideale.
Ma quanto è difficile il compito del nonno nella famiglia; come d’altronde è difficile il compito del saggio nella società.
Perché le verità del saggio non sono mai frutto della fantasia che ci alletta (tanto da indurre nella mente di chi ascolta immagini brillanti e affascinanti) quanto piuttosto dell’esperienza, la quale spesso e’ routine di vita ed e’ molto lontana dal fascino dell’avventura accattivante.
Forte di questa convinzione, mi sono sempre guardato bene, ma forse non sempre ci sono riuscito, dall’apparire agli occhi dei giovani, dei miei nipoti, come un pedante dal dito sempre alzato, per non rischiare di sembrare il grillo parlante della favola di Pinocchio, che, come sappiamo, fa una brutta fine.
Non è discorso banale; parlo con una certa qual commozione.
Che fare dunque?
Essere se stessi con semplicità e schiettezza. Siamo persone che hanno lavorato, hanno pensato, hanno sofferto, e sono arrivate in piedi al termine del cammino della vita.
La nostra missione dunque, come ha detto il presidente Zola ed io mi allineo, è “esserci”, fortemente esserci, per essere esempio cui guardare e per lasciare un segno costruttivo nella vita delle nuove generazioni.
Quando i nostri nipoti si troveranno davanti alle difficoltà della vita, penseranno anche ai loro nonni, che alla fine ce l’hanno fatta e troveranno la forza per reagire.
Sicche’, il ruolo del nonno, come d’altronde quello del saggio, è un ruolo irrinunciabile estremamente qualificante all’interno della società e quanto mai opportuna è ogni forma di sua valorizzazione.
Permettetemi infine una notazione di carattere campanilistico
L’Associazione Nonni 2.0 è una bella realtà del sociale milanese ed e’ significativo, nella sua originalità che sia nata a Milano. Essa appartiene come tale alla più nobile tradizione meneghina, nel solco di quel valore mai perduto, anche se talvolta nel corso della storia e’ rimasto sopito, che si esprime nei tre beni della religiosità (non solo come fede, ma come idealità), della famiglia, della laboriosità: quel valore e’ lo spirito lombardo.
Lunga vita alla Associazione Nonni 2.0 e lunga vita ai nonni tutti.
FOTO COVER: Giuseppe Zola e Achille Colombo Clerici
Redazione Newsfood.com
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