Dove vanno le ASP lombarde?

Dove vanno le ASP lombarde?

By Marcello Menni

Milano, 25 luglio 2026

La Regione mette ordine nel sistema riconoscendo le Aziende di Servizi alla Persona come enti pubblici non economici. Ma il provvedimento arriva mentre alcune delle principali ASP lombarde attraversano una delle crisi più difficili della loro storia: perdite milionarie, debiti, costi del personale in crescita e patrimoni immobiliari che non bastano più a garantire l’equilibrio dei conti. Per FIALS Lombardia è il momento di passare dalle definizioni ai fatti.

Per anni sono rimaste quasi invisibili nel dibattito pubblico. Eppure le 57 Aziende di Servizi alla Persona (ASP) della Lombardia rappresentano uno dei pilastri del welfare regionale. Nate dalla trasformazione delle antiche IPAB, gestiscono servizi essenziali per anziani, persone con disabilità, minori e cittadini in condizioni di fragilità, amministrando allo stesso tempo patrimoni immobiliari costruiti in oltre un secolo di lasciti e donazioni.

Negli ultimi anni, tuttavia, il sistema ha iniziato a mostrare crepe sempre più evidenti. Non si tratta soltanto delle difficoltà di qualche singolo ente, ma di una pressione economica che interessa un comparto chiamato a rispondere a bisogni assistenziali sempre più complessi con risorse che non crescono allo stesso ritmo dei costi.

È in questo contesto che il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il chiarimento normativo che riconosce definitivamente le ASP come enti pubblici non economici. Un passaggio importante sotto il profilo giuridico e amministrativo, ma che arriva mentre alcune delle principali aziende pubbliche lombarde combattono una battaglia molto più concreta: quella della sostenibilità economica.

I conti che preoccupano

Il caso più emblematico è quello dell’ASP Golgi Redaelli, una delle maggiori istituzioni pubbliche italiane dedicate all’assistenza agli anziani.

L’ente gestisce strutture a Milano, Vimodrone e Abbiategrasso e rappresenta una realtà di grandi dimensioni. Negli ultimi mesi, però, l’attenzione si è concentrata soprattutto sui conti.

Secondo quanto emerso, il Golgi Redaelli si trova a fare i conti con 46 milioni di euro di debiti, di cui circa 25 milioni verso i fornitori. Una situazione che ha costretto l’azienda ad avviare un importante piano di riequilibrio patrimoniale.

Il simbolo di questa operazione è la decisione di mettere in vendita Palazzo Archinto, storico edificio situato nel centro di Milano, con una base d’asta di 42,389 milioni di euro.

Una scelta che rende immediatamente percepibile la portata delle difficoltà: quando un ente pubblico è costretto a valorizzare uno dei propri beni storici più importanti per recuperare liquidità, significa che il problema non riguarda più soltanto la gestione ordinaria.

Anche il Pio Albergo Trivulzio, altra storica istituzione milanese, attraversa una fase complessa.

Il bilancio 2025 si è chiuso con una perdita di circa 24 milioni di euro, dopo il disavanzo di quasi 20 milioni registrato nel 2024. In due anni il rosso sfiora quindi 44 milioni di euro.

Le cause sono note. Da una parte 6 milioni di euro di minori entrate derivanti dagli affitti del patrimonio immobiliare; dall’altra un incremento di 7,1 milioni del costo del personale, conseguenza delle assunzioni, dell’aumento dell’attività assistenziale e del rinnovo del contratto nazionale.

Perché le ASP sono in difficoltà

Attribuire queste situazioni esclusivamente a errori gestionali sarebbe una lettura troppo semplice.

Le ASP stanno affrontando contemporaneamente diversi fenomeni strutturali.

Il primo riguarda il personale. Infermieri e operatori sociosanitari sono sempre più difficili da reperire e il loro costo è inevitabilmente aumentato dopo il rinnovo dei contratti. Per garantire i servizi, molti enti devono inoltre ricorrere a cooperative o personale somministrato, con costi ancora più elevati.

Il secondo riguarda gli utenti. Gli ospiti arrivano oggi nelle strutture in età più avanzata, con livelli di non autosufficienza più elevati e bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Ogni posto letto richiede quindi più personale, più assistenza e maggiori risorse.

Il terzo riguarda il patrimonio immobiliare. Molte ASP possiedono immobili di enorme valore storico ed economico. Ma un patrimonio importante non significa automaticamente disponibilità finanziaria. Anzi, edifici antichi, immobili sfitti, manutenzioni straordinarie e rendimenti inferiori alle attese possono trasformare quella che dovrebbe essere una ricchezza in un elemento di criticità.

Infine pesa l’aumento generalizzato dei costi energetici, delle manutenzioni, degli appalti e dei servizi.

La Regione prova a cambiare passo

È proprio in questo scenario che si inserisce il provvedimento approvato dal Consiglio regionale.

La nuova norma chiarisce definitivamente che le Aziende di Servizi alla Persona sono enti pubblici non economici, superando le incertezze interpretative che negli anni avevano accompagnato il settore.

Si tratta di un passaggio importante, perché offre maggiore certezza sul piano della governance, dell’organizzazione amministrativa e dei rapporti con la Regione.

Ma nessuno pensa che basti una definizione giuridica per riequilibrare bilanci in perdita o risolvere la carenza di personale.

FIALS Lombardia: “Adesso servono investimenti”

Proprio per questo FIALS Lombardia accoglie con favore il provvedimento regionale, ma invita la politica a non fermarsi al solo intervento legislativo.

Secondo il sindacato, il riconoscimento delle ASP come enti pubblici non economici rappresenta un risultato importante, ma deve essere accompagnato da nuove risorse economiche, rafforzamento degli organici, valorizzazione del personale e un vero piano di rilancio del comparto.

«La Regione ha definito chi sono le ASP dal punto di vista giuridico; ora deve dimostrare come intende sostenerle dal punto di vista economico, organizzativo e occupazionale. Solo così questo provvedimento potrà rappresentare l’inizio di una vera fase di rilancio, a tutela dei lavoratori, dei servizi e dei cittadini», dichiara Roberto Gentile, segretario di FIALS Lombardia.

Il rischio, altrimenti, è che il riordino normativo rimanga un passaggio importante ma insufficiente. Le grandi difficoltà economiche emerse nei casi del Golgi Redaelli e del Pio Albergo Trivulzio dimostrano infatti che la vera sfida non è più definire cosa siano le ASP, ma metterle nelle condizioni di continuare a svolgere il loro ruolo pubblico senza dover scegliere tra qualità dell’assistenza, equilibrio dei conti e valorizzazione di patrimoni costruiti in oltre un secolo di storia.

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