Arcipelago toscano: il vino ed il mare

Arcipelago toscano: il vino ed il mare

By Redazione

Un modo particolare di godere il vino, fatto di piccoli numeri, sapienza tradizionale ed arroganza imprenditoriale.

Questa è l’offerta dell’Arcipelago toscano: dall’Elba al Giglio, la regione vuole dire la sua nel mercato delle bevande.

A sostenere la crescita, un mix di fattori. Marcello Fioretti, presidente del consorzio dei locali produttori DOC, dice la sua: ” Questo è un momento in cui si cercano vini particolari,
ben localizzati e poco conosciuti: c’è stata una rivalutazione dei vitigni tradizionali e questo ci ha aiutati. Di pari passo, però, è cresciuta anche la qualità”.
Ovviamente, nel contro vanno messe anche le bellezze locali, calamità di turisti e qualche fuoriclasse: da poco l’Elba si può fregiare della denominazione DOCG per
l’Aleatico.

Risultato, cresce sia la produzione (“Oltre un secolo fa all’Elba c’erano cinquemila ettari coltivati a vite, oggi sono duecentocinquanta”) che la qualità, definita come “La nuova
eccellenza”.

Antonio De’ Medici, dell’Enoteca della Fortezza, descrive ciò che le isole offrono. Spiccano così undici DOC, bianchi, rosati o dolci: “Non sono vini aromatici, hanno
sapidità e mineralità. Sono facili da bere. Certo va dato atto ai produttori di aver lavorato tanto nelle vigne e di aver investito in tecnologia. I risultati sono incoraggianti”.
Allora, “L’Elba vive soprattutto di turismo, ma siamo orgogliosi di poter offrire una piccola eccellenza in più”.

Per capire cosa vuol dire fare vino nell’Arcipelago, può essere utile la storia di Bibi Graetz.

Graetz scopre l’isola del Giglio durante le sue vacanze di gioventù e nota “Un terroir pazzesco”, decidendo così “Di provare a fare il bianco”. Dalle sue cantine arriva il
Testamatta di Vincigliata, apprezzato in tutto il mondo e pronto ad agire in tandem con un fratello, perchè “Vorrei fare un Testamatta bianco. Un grandissimo vino”.

Il lavoro e l’entusiasmo dell’ex turista ora produttore ha stimolato i locali, che ora si sono messi in moto: “C’è passione ed entusiasmo, ci sono vigne vecchissime. Ci sono profumi
speciali. Si può fare davvero un buon vino”.

Matteo Clerici

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