Apulia Wine Identity 2012: Tenute Mater Domini, incontro con Pierandrea Semeraro e Carlo Ferrini

Apulia Wine Identity 2012: Tenute Mater Domini, incontro con Pierandrea Semeraro e Carlo Ferrini

By Redazione

Salento leccese, 13 giugno 2012
Tenute Mater Domini: 80 ha di viti a Salice salentino e Veglie.
Una mezz’ora da Lecce e si arriva davanti ad un grande ingresso, all’ombra di due maestosi pini marittimi.
L’accoglienza è cordiale. Pierandrea Semeraro è impegnato ma ci affida ai suoi collaboratori che con un SUV ed una Jeep ci portano a visitare le vigne.
In testa ai filari ci sono le classiche sentinelle: cespugli di rose.
Le viti sono piene di fogliame per ombreggiare le piante ad alberello. Passiamo accanto ad un grande fico. E’ affascinante sentire Renato Ferrini, l’enologo chiamato dal nord, raccontare di
lavori di scavo e di frantumazione del “terreno”, delle problematiche legate all’aumento della temperatura e della ricerca tecnologica ed innovativa dell’azienda, alla ricerca del massimo, senza
violentare la Natura.

Rientriamo subito per il gran caldo e non vediamo l’ora di rinfrescarci in cantina. L’enologo ci racconta delle botti coniche e dei percorsi del vino. Della selezione maniacale delle uve e delle
loro rese in termini qualitativi ed organolettici: solo i migliori vanno avanti, solo i migliori saranno Best Wine Mater Domini.
Alla fine del giro in cantina, andiamo agli assaggi ma in modo meno “accademico”.
I giornalisti hanno la possibilità di degustare i vini, bianchi, rosati, rossi, accompagnati da piatti locali sapientemente preparati da 300mila lounge.

Ci aspettiamo molto da Pierandrea e Carlo, pertanto speriamo di poter tornare presto.
La cantina è relativamente giovane. Nasce nel 2003 per opera di un giovane imprenditore che decide di investire i suoi capitali nel vino, nel Vino del Salento.

Pierandrea Semeraro proviene da una famiglia di banchieri, le esperienze in campo vitivinicolo non sono molte ma si può permettere di avvalersi della consulenza di uno dei maggiori esperti
del settore: l’enologo Carlo Ferrini. Carlo non ha esperienza dei vitigni salentini ma rimane affascinato dalla potenzialità e dall’eleganza dei grappoli bruciati dal sole.

Cambia il clima e cambia il modo di coltivare le viti.
Al nord, fino a qualche anno fa, si stentava ad arrivare a superare gli 11gradi. Oggi non è difficile raggiungere i 13…13,5 gradi e al sud occorre lasciare più foglia
affinchè la vite si auto ombreggi.

Tenute Mater Domini è quindi una sfida ma anche un “laboratorio di ricerca” sul campo, nella vigna ed in cantina.

La partenza ex novo, la mancanza di cultura contadina tradizionale e la ferma voglia di realizzare prodotti eccelsi, fa sì che il percorso per arrivare agli obiettivi preposti sia
più diretta, scevra di procedimenti atavici locali che guardava più alla quantità, e orientata puramente alla qualità.

I vitigni sono stati scelti accuratamente, alcuni di Primitivo e Negroamaro sono ultrasessantenni, altri sono stati messi a dimora e solo da poco sono entrati in produzione.

Tutti i vigneti possono fregiarsi di DOC Salice Salentino, di IGT Salento e si dividono tra le aree circostanti nelle due masserie dell’azienda: Fontanelle e Casili.
La prima, nucleo operativo delle Tenute, ospita sia i vigneti storici di Negroamaro e del Primitivo che i nuovi impianti di Cabernet Franc e Syrah.

A Casili invece, l’antica e signorile costruzione risalente al 1600, invece, un substrato di ciottoli su un fondo marnoso accoglie e nutre da qualche anno nuove piante dei più tradizionali
Malvasia Nera di Lecce e Negroamaro accanto a Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Merlot, oltre alle varietà a bacca bianca di Sauvignon, Chardonnay e Pinot Bianco. Qui le viti vivono in un
“terreno superficiale” formato da 40 – 50 centimetri di terra e roccia frantumata (un mix ideale di argilla e limo che fa da riserva idrica nei periodi di lunga siccità) sminuzzata con
macchinari e grande lavoro, e sotto niente altro che roccia tufacea compatta.
C’è in progetto di reimpianto che prevede altri 5 ettari di vitigni autoctoni, come il Susumaniello e il Notardomenico e il più noto Nero di Troia, tutti allevati col tipico sistema
ad alberello.

E’ indubbio che non siamo di fronte ad una realtà agricola contadina che deve fare quadrare il bilancio di sostentamento quotidiano della famiglia. Siamo in una situazione in cui
Pierandrea Semeraro, con Ferrari in garage e consistente conto in banca, ha intravisto una possibilità di business in un settore, quello del vino, dove c’è ancora molto da
dire.
Tenute Mater Domini non ha l’esigenza di avere il bilancio con utili a breve termine. Sa aspettare. Sa che il suo vino raggiungerà eccellenze di qualità molto alte.

La Puglia si è ridestata da un lungo sonno solo da una trentina d’anni.
Le risorse del territorio non sono il petrolio ma materie prime composte da eccellenze sempre più rare.
Il mondo cresce, tra una quindicina d’anni saremo oltre 9 miliardi. Aumenta la popolazione e sarà sempre più difficile soddisfare le esigenze di tutti ma aumentano anche i ricchi,
quelli che vogliono il meglio: i prodotti del Made in Italy, quelli non taroccati, sono la risposta naturale a questa domanda.

La Puglia ed i suoi Vini sono e saranno sempre più, una fonte preziosa di prodotti unici, non replicabili altrove, e pertanto sempre più ambiti. Bisogna solo avere pazienza e
perseguire la qualità, l’identità legata al territorio, il prodotto esclusivo.

Per ora le bottiglie che meritano di essere considerate “Best Wine” sono solo poche decine di migliaia ma, anno dopo anno, Pierandrea ed il fido Carlo, avanzano nel percorso della qualità
assoluta, consapevoli  che l’impresa non sia facile ma la meta sarà raggiunta ad ogni costo.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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