Animali esotici: l’importanza dell’esperienza degli allevatori

Animali esotici: l’importanza dell’esperienza degli allevatori

Un recente servizio di “Striscia la Notizia” parlava di un bradipo, in vendita presso un negozio di animali. I veterinari intervistati, che avevano gia’ suggerito alcune prescrizioni al
negoziante, per garantire all’animale il massimo benessere, si mostravano preoccupati per l’assenza di norme atte a garantire tali standard minimi, anche presso il privato che dovesse
acquistarlo. Una posizione seria e tecnica, che si potrebbe tradurre come: “alleviamo, commerciamo e deteniamo pure animali, ma facciamolo bene, ovvero offriamo loro una cattività in grado
di sopperire il più possibile alle loro necessità.”

Non deve averla intesa così Francesca Martini che avrebbe, invece, detto: “Considero inaccettabile la possibilita’ di poter commerciare sul territorio italiano animali esotici come il
bradipo. Non è ammissibile che per interessi economici e per l’insensibilità di alcune persone questi animali siano costretti in habitat inadeguati alle loro esigenze etologiche. Mi
auguro di non dover piu’ vedere un bradipo, animale che in natura vive nelle foreste fluviali, “detenuto” alliinterno di un esercizio di vendita da circa 6 mesi”.

Sembra quindi che abbia deciso di convocare una riunione di coordinamento urgente tra il Ministero della Salute, il Ministero dell’Ambiente e Tutela del territorio e il Corpo Forestale dello
Stato, per giungere ad una strategia condivisa. Che tale strategia sia condivisa anche da tutte quelle figure professionali, che piu’ di chiunque altro possono aver visto con i propri occhi quali
siano le effettive esigenze degli animali in cattività, primi fra tutti gli allevatori che riescono addirittura a riprodurli, sembra che per la Martini non sia importante.

Sembra, invece, che per lei sia più importante mantenere quali principali interlocutori, a parte alcune istituzioni, solo coloro che, per animali da compagnia, concepiscono unicamente la
monocultura del meticcio da canile; coloro che non riproducono mai, anzi, sterilizzano affinchè non ci sia riproduzione. Nei giorni scorsi, il Vice Presidente dell’ANMVI, Lorenzo Crosta e
il Presidente della SIVAE, Paolo Selleri, hanno inviato una nota dove sottolineano la necessità che a qualunque tavolo, confronto o gruppo di lavoro sul mantenimento, la salute e il
benessere degli animali, siano presenti uno o più rappresentanti della classe veterinaria, e che questi rappresentanti siano dei professionisti con comprovate credenziali ed una specifica
esperienza nel settore.

FederFauna concorda ed aggiunge che anche gli allevatori devono poter dire la loro. Secondo FederFauna è grazie alla qualità che hanno raggiunto gli allevamenti, anche amatoriali,
di animali “esotici”, che ci si può permettere di tenere bene, in buona salute e riprodurre in maniera continuativa animali anche difficili ed e’ grazie agli allevatori, che il
settore è in grado di auto-sostenersi, con una produzione (riproduzione) interna (Europea), sufficiente a soddisfare le richieste di un mercato in espansione, anche in assenza di
importazioni di animali selvatici.

Il numero di animali non convenzionali nelle case e negli allevamenti italiani è nell’ordine di milioni di esemplari e quindi, questo numero elevato di animali e di figure professionali
coinvolte, deve farci riflettere sul fatto che la produzione di nuove regole, magari rispondenti esclusivamente all’idea utopistica di un mondo in cui gli unici animali ammessi come pets siano il
cane e il gatto ex randagi, anche ledendo, in tal modo, la libertà personale di scegliere autonomamente il proprio animale domestico, perchè prodotte senza un adeguato
coinvolgimento delle figure professionali competenti, possano produrre inutile dolore, proprio agli animali che, invece, si vorrebbero tutelare.

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