Sonia Factory, Milano. L’Alto Adige arriva in città (e conquista tutti con un Moscato rosa quasi seduttivo)
3 Dicembre 2025
Un viaggio altoatesino senza muoversi da Milano
Milano, 3 dicembre 2025 
Milano cambia in continuazione, ma una cosa non cambia mai: la sua capacità di sorprendere. Stavolta lo ha fatto accogliendo un pezzo autentico di Alto Adige nella cucina-laboratorio di Sonia Factory, grazie a Sonia Peronaci, milanese doc ma con radici che salgono verso il Nord e scendono verso il Sud. Figlia di papà catanzarese e mamma altoatesina, nel 2006 – insieme al compagno Francesco Lopes – ha dato vita a Giallo Zafferano, diventando una delle architettrici della nuova cucina italiana raccontata online.
L’occasione era la presentazione delle cinque eccellenze altoatesine selezionate da IDM Südtirol – Alto Adige, protagoniste nel mondo e destinate a essere vetrina dell’identità regionale alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali 2026. Alla Sonia Factory queste eccellenze sono arrivate insieme, come una squadra sicura del proprio passo: il Formaggio Stelvio DOP, la Mela Alto Adige IGP, lo Speck Alto Adige IGP, lo Schüttelbrot IGP e naturalmente i Vini Alto Adige DOC, figli di una “terra verticale” che vive di sole mediterraneo e frescura alpina.
Un aperitivo, una cena e un territorio che prende forma
Il pubblico ha iniziato il viaggio con un aperitivo che sembrava una cartolina vivente del Sud Tirolo. Poi, durante la cena, i prodotti si sono trasformati in piatti capaci di raccontare non solo un sapore, ma una cultura. La cucina di Sonia Factory – precisa, accogliente, scenografica – ha accompagnato la narrazione senza mai sovrastarla.
I vini hanno fatto il resto. Il Pinot Bianco è arrivato con la sua compostezza elegante. Il Pinot Grigio ha dichiarato, con naturalezza, quella beva scorrevole che gli è tipica. Il Gewürztraminer, fedele alla sua fama, ha profumato l’intera sala prima ancora di farsi assaggiare.
Il Moscato rosa, l’ospite che arriva tardi e ruba la scena

La vera sorpresa, però, è entrata come un personaggio che sa farsi attendere. Il Moscato rosa.
Nelle schede ufficiali è descritto come “un cavaliere delle rose dal fascino mediterraneo”. La sua storia parte dalla Sicilia 125 anni fa e approda tra le montagne altoatesine, dove ha trovato la sua identità definitiva. Quello presentato alla Sonia Factory, prodotto dalla cantina Haas, è stato il protagonista indiscusso della serata. Profuma di petali di rosa, di tiglio, di noce moscata. È dolce senza essere stucchevole, complesso senza ostentazione. Piace a tutti perché entra in punta di piedi e resta con autorevolezza.
È come quel personaggio cinematografico che non ha bisogno di molte battute per essere ricordato.
Le persone dietro i prodotti: sorrisi, passione e un territorio vivo

A colpire non è stata solo la qualità dei prodotti, ma il racconto umano che li accompagna. Produttori, tecnici, rappresentanti: tutti sorridenti, tutti appassionati, tutti profondamente innamorati della loro terra.
Hanno parlato dei masi ancora vivi, dei vigneti che disegnano paesaggi rimasti autentici, delle famiglie che si impegnano ogni giorno per mantenere un equilibrio fragile tra tradizione e innovazione. Qualcuno ha raccontato, con un orgoglio gentile, di bottiglie esportate fino a Singapore. Poche, certo, ma sufficienti a dimostrare che la qualità trova sempre la sua strada.
La strategia dell’Alto Adige: non marketing, ma visione
IDM Alto Adige lavora da anni su un progetto di sviluppo che unisce agroalimentare, turismo, innovazione digitale e promozione territoriale. Non è un’operazione di marketing, ma una visione. Una strategia complessa che punta a un territorio riconoscibile, sostenibile e capace di crescere senza perdere autenticità.
E il 2026 sarà un banco di prova enorme. Tra Olimpiadi e Paralimpiadi, 200.000 turisti approderanno in una regione di poco più di mezzo milione di abitanti. Eppure nessuno appare intimorito. L’entusiasmo è evidente. Perché quando ami la tua terra, la condividi senza paura. L’importante è farlo bene.
L’Alto Adige non fa storytelling: lo vive
Forse è questo il vero insegnamento della serata. In un mondo in cui tutti parlano di storytelling, l’Alto Adige semplicemente vive ciò che racconta. E quando arriva a Milano – soprattutto nella cornice raffinata e calda di Sonia Factory – te ne accorgi subito.
La qualità non è un caso. È un metodo. È una vite coltivata con cura, anche in pendenza.
Redazione Newsfood.com – Nutrimento&nutriMENTE




