Bresaola della Valtellina IGP, salumifici in allarme. Stop alla carne brasiliana: dove trovare altra materia prima?
4 Settembre 2026
Dal 3 settembre 2026 cambiano le regole UE sugli antimicrobici e il Brasile perde l’autorizzazione per i bovini.
La Bresaola della Valtellina IGP produce quasi 12.000 tonnellate l’anno e vale oltre mezzo miliardo di euro. Dichiarazione del presidente del Consorzio Franco Moro: almeno il 25% il buco immediato di materia prima: 82% Sud America e, di questo, 60% Brasile
Si parla di circa un milione di bovini. Dove verrà trovata ora la carne necessaria?
Newsfood.com, 3 settembre 2026
Nota del Direttore
Non facciamo processi alla carne brasiliana, né tanto meno ai produttori del Consorzio Bresaola della Valtellina. I disciplinari sono rispettati e la provenienza estera della materia prima è perfettamente consentita. Ma qualche domanda dobbiamo pur farcela.
Con l’Europa abbiamo costruito un sistema agroalimentare che giustamente tutela DOP e IGP, combatte l’Italian Sounding e difende nel mondo il Made in Italy. Poi scopriamo che per produrre quasi 12.000 tonnellate di una delle nostre eccellenze servono decine di migliaia di tonnellate di carne; quantità che gli allevatori europei, non solo italiani, non sono in grado di fornire. Approssimativamente si tratta di un milione di bovini, tra manzi e zebù.
Oggi viene meno, almeno nelle condizioni previste dalla nuova normativa UE, un grande Paese fornitore come il Brasile.
E allora? Abbiamo abbastanza carne alternativa? Quanto costerà? Quanti bovini sarebbero necessari per produrla in Italia? Quanto tempo occorrerebbe per ricostruire una filiera nazionale adeguata?
E ancora: siamo certi che, in un mercato mondiale dove merci e semilavorati attraversano diversi Paesi prima di arrivare a destinazione, i nostri sistemi di tracciabilità permettano sempre di ricostruire con assoluta certezza l’origine della materia prima?
Non sono accuse. Sono domande. Newsfood le pone pubblicamente e, dopo la pubblicazione di questo articolo, invita il Consorzio di Tutela e le aziende produttrici di Bresaola della Valtellina IGP a intervenire.Saremo lieti di pubblicare le loro precisazioni, dati, osservazioni e risposte.
Giuseppe danielli
Bresaola della Valtellina IGP, stop alla carne brasiliana: ci sarà abbastanza materia prima per le aziende italiane che producono ?
Dal 3 settembre 2026 cambiano le regole UE sugli antimicrobici e il Brasile perde l’autorizzazione per i bovini. La Bresaola della Valtellina IGP produce circa 12.000 tonnellate l’anno e vale oltre mezzo miliardo di euro e, circa l’80% della materia prima proveniente dal Sud America. Dove verrà trovata ora la carne necessaria?
Dal 3 settembre il Brasile resta fuori
La data è arrivata: 3 settembre 2026.
Il Regolamento di esecuzione UE 2026/1189 modifica l’elenco dei Paesi terzi autorizzati all’ingresso nell’Unione di determinate categorie di animali e prodotti di origine animale in relazione alle nuove prescrizioni europee sull’utilizzo di medicinali antimicrobici.
Per il Brasile viene eliminata l’autorizzazione, contrassegnata dalla “X”, relativa a bovini, equini, pollame, acquacoltura, miele e budelli.
La motivazione indicata dalla Commissione è precisa: Bruxelles non ha ricevuto informazioni sufficienti a garantire che il Brasile abbia attuato entro il 3 settembre le misure necessarie per assicurare il rispetto delle prescrizioni previste dal Regolamento delegato UE 2023/905.
Questo non significa che l’Unione Europea abbia dichiarato genericamente la carne brasiliana “pericolosa”. Significa che, allo stato attuale, non risultano fornite alla Commissione le garanzie richieste dalla nuova disciplina europea sull’impiego degli antimicrobici.
Per l’Italia, tuttavia, il problema non è soltanto normativo. È soprattutto industriale e riguarda da vicino uno dei salumi italiani più conosciuti: la Bresaola della Valtellina IGP.
Circa 12.000 tonnellate di Bresaola e mezzo miliardo di euro
I numeri del comparto sono importanti.
Nel 2025 le 13 aziende certificate hanno prodotto 11.947 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP.
Il valore al consumo ha raggiunto 502 milioni di euro, +4,6% rispetto all’anno precedente.
La produzione è diminuita del 5,47%, ma contemporaneamente è esploso l’export. Le esportazioni hanno raggiunto 836 tonnellate, +32,34%, delle quali il 64% destinate ai mercati dell’Unione Europea e il 36% ai Paesi extra UE.
Ancora più significativo è il +70% registrato dall’export extraeuropeo. Abbiamo quindi un’eccellenza italiana che aumenta la propria presenza internazionale proprio mentre diventa sempre più difficile reperire la materia prima necessaria a produrla.
Il numero che fa riflettere: 34.000 tonnellate di carne
Per capire la dimensione del problema bisogna tornare ai dati 2024.
La produzione di Bresaola della Valtellina IGP superò allora le 12.600 tonnellate, per un valore al consumo di circa 480 milioni di euro.
Ma alla produzione IGP furono avviate circa 34.000 tonnellate di materia prima.
E soprattutto: circa l’80% proveniente dal Sud America.
Soltanto il 20% circa proveniva dall’Europa e, all’interno di questa quota, la percentuale italiana risultava molto limitata.
I Paesi sudamericani dai quali tradizionalmente si approvvigionano i produttori valtellinesi sono Brasile, Paraguay, Uruguay e Argentina.
In Europa le principali provenienze indicate dal Consorzio sono Francia, Irlanda, Austria e Germania.
Non sappiamo, dai dati pubblicamente disponibili del Consorzio, quale percentuale delle 34.000 tonnellate sudamericane fosse specificamente brasiliana.
Ed è un dato che sarebbe molto utile conoscere oggi.
Perché non basta comprare bovini italiani
A prima vista la soluzione sembrerebbe semplice: sostituiamo la carne brasiliana con carne italiana.
Ma non lo è. È lo stesso Consorzio di Tutela a spiegare che l’approvvigionamento dall’estero non rappresenta semplicemente una scelta dettata dal prezzo.
In Italia non esiste una disponibilità sufficiente di bovini in grado di soddisfare contemporaneamente le quantità e le caratteristiche qualitative richieste dalla produzione.
La Bresaola della Valtellina IGP non viene infatti prodotta con generica carne bovina. Il disciplinare prevede l’impiego di specifiche masse muscolari della coscia di bovini di età compresa fra 18 mesi e quattro anni. Tra i tagli utilizzabili figurano punta d’anca, fesa, sottofesa, magatello e sottosso. La punta d’anca è il taglio più rappresentativo.
Tra le razze europee vengono utilizzate Charolaise, Limousine, Blonde d’Aquitaine e altre razze selezionate; tra quelle italiane anche la Piemontese.
Dal Sud America arrivano invece soprattutto razze di Zebù, tra cui il Nellore, particolarmente diffuso proprio in Brasile e apprezzato per la magrezza delle sue carni.
Bisognerebbe disporre degli animali adatti, dei tagli richiesti, nelle quantità necessarie e con continuità durante tutto l’anno.
Improponibile dunque aumentare genericamente la produzione italiana di carne bovina.
Quanti bovini servono realmente? Necessitano un milione di capi all’anno!!
Della carcassa interessano solo determinati muscoli della coscia; inoltre intervengono selezione, rifilatura e perdita di peso durante la trasformazione e la stagionatura.
Per avere un numero attendibile servirebbe quindi conoscere la resa media effettiva dei tagli destinati all’IGP per ciascun animale. Sarebbe interessante che Consorzio e produttori rendessero pubblico questo dato.
Carenza materia prima per la Bresaola della Valtellina IGP.
Il problema esisteva già prima del Brasile
Nel 2023 la materia prima proveniente dall’Unione Europea rappresentava circa il 30% degli approvvigionamenti.
Nel 2024 era già scesa al 22%.
Nel presentare i risultati 2025, lo stesso presidente del Consorzio Mario Francesco Moro ha lanciato un allarme molto chiaro sulla carenza di materia prima, arrivando a sostenere che questa situazione avrebbe potuto compromettere la stabilità delle imprese di trasformazione.
C’è poi la questione delle licenze GATT.
Consentono di importare determinati quantitativi di carne con un dazio agevolato del 20%, ma i contingenti sono rigidi e vengono utilizzati anche da altre industrie alimentari.
Secondo il Consorzio, il ricorso alle importazioni in regime extra-GATT è ormai diventato strutturale e quasi inevitabile.
La Bresaola della Valtellina aveva già un problema di approvvigionamento di carne idonea prima del 3 settembre 2026.
La situazione brasiliana potrebbe aggravarlo ulteriormente.
I grandi produttori di Bresaola della Valtellina IGP: un’industria che pesa
Non stiamo parlando di una produzione artigianale marginale.
Il comparto della Bresaola della Valtellina IGP conta 13 aziende certificate.
Il principale operatore è Rigamonti, storico marchio valtellinese oggi appartenente al gruppo brasiliano JBS.
Il Gruppo Rigamonti ha chiuso il 2024 con oltre 256 milioni di euro di fatturato e più di 17.000 tonnellate di prodotti, con la bresaola che rappresentava il 56% dei volumi complessivi.
È un particolare che rende la situazione ancora più interessante: il leader della Bresaola della Valtellina IGP appartiene a uno dei maggiori gruppi brasiliani della carne.
Accanto a Rigamonti operano aziende storiche come Bordoni, Panzeri, Menatti, Mottolini e altri produttori del distretto valtellinese.
Un comparto che genera occupazione, export e centinaia di milioni di euro di valore. E che ha bisogno ogni anno di decine di migliaia di tonnellate di materia prima.
Brasile fuori: bastano Argentina, Uruguay e Paraguay?
Questa è probabilmente la domanda industriale più importante. Il Sud America non significa soltanto Brasile.
Argentina, Uruguay e Paraguay rappresentano altri bacini tradizionali di approvvigionamento e la carne può naturalmente provenire anche da fornitori europei autorizzati. Ma spostare rapidamente quantitativi molto importanti da un Paese all’altro non è un’operazione neutrale. Bisogna trovare i tagli adatti, garantire continuità delle forniture, rispettare tutti i requisiti sanitari e di tracciabilità e, soprattutto, competere sul mercato internazionale con altri compratori interessati agli stessi prodotti. Con una conseguenza facilmente prevedibile: se l’offerta disponibile diminuisce mentre la domanda rimane invariata, aumenta la pressione sui prezzi. Quanto?
È un’altra domanda alla quale saranno i produttori a poter rispondere nei prossimi mesi.
E la carne brasiliana potrebbe arrivare passando da un altro Paese?
E’ una domanda più delicata, impertinente. Pensiamo a un bovino originario del Brasile. Potrebbe la sua carne essere esportata prima in un altro Paese extra UE autorizzato e, dopo lavorazione o riesportazione, raggiungere successivamente l’Europa?
Il regolamento europeo affronta espressamente anche il caso dei Paesi terzi che utilizzino, per prodotti destinati all’UE, animali o prodotti di origine animale provenienti da altri Paesi.
La normativa prevede specifiche condizioni e autorizzazioni proprio per garantire che la provenienza attraverso un Paese intermedio non permetta di aggirare i requisiti europei. Non sarebbe quindi corretto parlare semplicemente di una possibile “triangolazione” commerciale capace di trasformare carne brasiliana in carne di un altro Paese.
Ma la domanda resta interessante sotto il profilo dei controlli:
come viene verificata concretamente l’origine della carne quando la filiera attraversa più Paesi?
Quali documenti accompagnano ogni lotto?
Quali controlli vengono effettuati alle frontiere europee?
E soprattutto, dopo il 3 settembre 2026, può un prodotto ottenuto in un Paese terzo autorizzato utilizzare materia prima bovina originaria del Brasile ed essere successivamente esportato nell’Unione Europea?
Doverosa una risposta dalle autorità competenti.
Un Made in Italy che ha bisogno del mondo
Non c’è nulla di irregolare nel fatto che una Bresaola della Valtellina IGP venga prodotta utilizzando carne proveniente dall’estero. L’IGP tutela il legame del prodotto con il territorio e il processo produttivo previsto dal disciplinare; non impone che il bovino sia nato e allevato in Valtellina. È però altrettanto corretto che il consumatore conosca la struttura reale della filiera.
La forza di un’industria italiana capace di trasformare una materia prima in un prodotto ad alto valore aggiunto riconosciuto nel mondo. La fragilità di una filiera che non dispone sul territorio nazionale della materia prima sufficiente per sostenere i propri volumi.
Dal 3 settembre il caso Brasile rende questa contraddizione ancora più evidente.
E pone una domanda che va ben oltre la bresaola:
quanto è sicuro il futuro delle eccellenze agroalimentari italiane quando non siamo più in grado di produrre in casa la materia prima necessaria per realizzarle?
BOX –
Bresaola della Valtellina IGP: i numeri
Produzione 2025: 11.947 tonnellate
Valore al consumo: 502 milioni di euro
Aziende certificate: 13
Export 2025: 836 tonnellate
Crescita export: +32,34%
Export UE: 64%
Export extra UE: 36%
Crescita export extra UE: +70%
Materia prima avviata all’IGP nel 2024: circa 34.000 tonnellate
Provenienza Sud America nel 2024: circa 80%
Provenienza Europa: circa 20%, con una quota italiana molto limitata
Produzione IGP 2024: oltre 12.600 tonnellate
Valore al consumo 2024: 480 milioni di euro
Articolo aggiornato al 3 settembre 2026. Gli articoli pubblicati sono realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.






