La Bresaola della Valtellina IGP costerà più del caviale?
15 Luglio 2026
Nuove regole UE sugli antibiotici negli allevamenti e rischio blocco delle carni brasiliane
Dal 3 settembre 2026 potranno entrare nell’Unione europea determinati animali e prodotti di origine animale soltanto dai Paesi terzi in grado di fornire garanzie ufficiali sul rispetto delle nuove norme europee relative all’impiego degli antimicrobici.
Il Brasile, non ha ancora fornito le garanzie documentali, per questo non risulta autorizzato per i bovini, nella lista europea pubblicata il 5 giugno 2026,
Newsfood.com, 14 Luglio 2026
La Bresaola della Valtellina IGP costerà più del caviale?
Nuove regole UE sugli antibiotici negli allevamenti e rischio blocco delle carni brasiliane
Nota del direttore
Il Brasile ha poco più di un mese per regolarizzare la propria posizione rispetto alle nuove disposizioni europee riguardanti gli animali e i prodotti di origine animale importati dai Paesi terzi.
Norme introdotte a tutela della salute dei consumatori, per contrastare l’impiego improprio degli antibiotici negli allevamenti e, nello stesso tempo, per garantire condizioni di maggiore reciprocità nei confronti degli allevatori europei, già sottoposti a regole particolarmente rigorose.
Ma perché questa vicenda riguarda così da vicino la Bresaola della Valtellina IGP?
Perché una parte rilevante della materia prima utilizzata per produrla è costituita da carne bovina congelata proveniente dal Sud America e, in particolare, da tagli magri di zebù brasiliano.
Probabilmente si tratta di carne di ottima qualità, proveniente anche da animali allevati allo stato brado o semibrado nelle immense praterie brasiliane. Ma per l’Unione europea questo non basta.
Il Brasile deve fornire garanzie ufficiali e documentate sulla tracciabilità degli animali e sull’assenza di antimicrobici utilizzati come promotori della crescita o di sostanze vietate dalle norme comunitarie.
Se queste garanzie non arriveranno entro il 3 settembre 2026, le importazioni di carne bovina brasiliana nell’Unione europea potrebbero fermarsi, con conseguenze importanti sulla disponibilità della materia prima, sui costi di produzione e, inevitabilmente, sul prezzo finale della Bresaola della Valtellina IGP.
L’importazione di carni da Paesi extra-UE devono rispettare il Regolamento UE 2017/625 sui controlli ufficiali e dei Regolamenti CE 852/2004 e CE 853/2004, che impongono standard sanitari parificati a quelli europei.Ne parliamo nel dossier che segue.
Giuseppe Danielli
(Aggiornamento: 14 luglio 2026)
1. Il punto essenziale della Normativa UE
Dal 3 settembre 2026 potranno entrare nell’Unione europea determinati animali e prodotti di origine animale soltanto dai Paesi terzi in grado di fornire garanzie ufficiali sul rispetto delle nuove norme europee relative all’impiego degli antimicrobici.
Il Brasile, nella lista europea pubblicata il 5 giugno 2026, non risulta autorizzato per i bovini. Se non verrà reinserito prima del 3 settembre, non potranno quindi entrare nell’UE nuove partite di carne bovina brasiliana rientranti nel campo di applicazione della normativa.
Il rischio per la Bresaola della Valtellina IGP è concreto, perché una parte rilevante della materia prima è costituita da tagli molto magri provenienti da bovini sudamericani, compresi gli zebù brasiliani. Tuttavia, allo stato attuale, sarebbe prematuro affermare che da settembre non sarà più possibile produrre bresaola: il Brasile sta adottando nuovi controlli per ottenere il via libera europeo e i produttori possono ricorrere, almeno in parte, ad altri Paesi e ad altre razze bovine.
2. Che cosa vieta realmente l’Unione europea
Una prima puntualizzazione: Bruxelles non chiede di certificare che negli allevamenti non venga mai usato alcun antibiotico.
La normativa europea vieta, per gli animali e i prodotti destinati all’esportazione nell’UE:
- l’impiego di medicinali antimicrobici per favorire la crescita degli animali;
- l’impiego di antimicrobici per aumentare la resa produttiva;
- l’impiego negli animali di alcune classi di antimicrobici riservate esclusivamente alla cura di determinate infezioni nell’uomo.
Resta quindi possibile curare un animale malato con antibiotici veterinari consentiti, nel rispetto delle prescrizioni veterinarie, dei tempi di sospensione e dei limiti sui residui.
Il principio europeo non è dunque “carne da animali mai trattati”, ma:
niente antimicrobici come promotori della crescita e niente medicinali riservati alla medicina umana.
3. La base normativa
Il provvedimento nasce da un insieme di norme collegate.
L’articolo 118 stabilisce che gli animali e i prodotti di origine animale importati da Paesi terzi debbano rispettare il divieto europeo relativo:
- agli antimicrobici utilizzati per promuovere la crescita o aumentare la resa;
- agli antimicrobici riservati al trattamento di alcune infezioni umane.
Regolamento delegato UE 2023/905
Definisce le condizioni necessarie per l’ingresso nell’Unione di animali e prodotti di origine animale provenienti da Paesi terzi.
Il Paese esportatore deve presentare alla Commissione europea prove e garanzie riguardanti:
- il proprio sistema normativo;
- i controlli ufficiali;
- la tracciabilità degli animali;
- l’impiego dei medicinali veterinari;
- la capacità dell’autorità competente di certificare la conformità.
Regolamento di esecuzione UE 2026/1189
È il testo decisivo pubblicato nella Gazzetta ufficiale UE il 5 giugno 2026.
Il regolamento inserisce nell’Allegato XVI bis del Regolamento 2021/405 la lista dei Paesi autorizzati, suddivisi per specie e prodotti: bovini, ovini, suini, pollame, latte, uova, miele, acquacoltura e altre categorie.
Nella tabella:
- Argentina risulta autorizzata per i bovini;
- Australia risulta autorizzata;
- Canada risulta autorizzato;
- il Brasile non compare nella lista;
- altri Paesi sudamericani possono essere autorizzati per determinate categorie.
L’assenza del Brasile significa che, in mancanza di una successiva modifica, dal 3 settembre non saranno soddisfatte le condizioni necessarie per l’ingresso delle carni bovine brasiliane.
4. Perché il Brasile è stato escluso
La decisione europea non equivale necessariamente all’accertamento che tutta la carne brasiliana contenga residui vietati. Il problema indicato dalla Commissione è soprattutto di garanzie di sistema.
Il Brasile non avrebbe fornito, nei tempi e nelle forme richieste, garanzie considerate sufficienti per dimostrare che gli animali destinati al mercato europeo rispettino i requisiti per l’intero ciclo di vita. Non basta, quindi, analizzare la carne al momento della spedizione. Occorre poter ricostruire:
- l’allevamento di origine;
- i trattamenti ricevuti dall’animale;
- i medicinali impiegati;
- le prescrizioni veterinarie;
- il periodo di permanenza nei diversi allevamenti;
- il macello;
- il sezionamento;
- la destinazione europea della partita.
La Commissione ha dichiarato che il commercio potrà riprendere o proseguire qualora il Brasile dimostri la piena conformità e venga nuovamente inserito nell’elenco.
5. Non è ancora corretto parlare di “divieto irrevocabile”
La situazione è ancora in evoluzione.
A fine giugno e nei primi giorni di luglio il Ministero brasiliano dell’Agricoltura ha introdotto nuove procedure di ispezione e certificazione per le carni e i prodotti destinati all’Unione europea.
Tra gli interventi segnalati:
- rafforzamento dei controlli presso gli allevamenti;
- verifica documentale dei trattamenti veterinari;
- separazione delle filiere destinate all’UE;
- nuove responsabilità per veterinari e ispettori federali;
- controlli sulla vita sanitaria completa degli animali;
- adeguamento dei certificati ufficiali di esportazione.
L’obiettivo dichiarato è evitare che la sospensione entri effettivamente in vigore il 3 settembre. Al 14 luglio, però, non risulta ancora pubblicato un nuovo regolamento europeo che reinserisca formalmente il Brasile nella colonna relativa ai bovini.
6. Quali prodotti brasiliani sono coinvolti
L’esclusione non riguarda soltanto la carne bovina. In base alle categorie previste dalla normativa, possono essere interessati:
- bovini vivi;
- carne bovina;
- pollame e carni avicole;
- uova e ovoprodotti;
- prodotti dell’acquacoltura;
- miele;
- budelli naturali;
- altri prodotti di origine animale destinati al consumo umano.
Il blocco, tuttavia, opera categoria per categoria. Un Paese può essere autorizzato per un prodotto e non per un altro. Per la filiera italiana della bresaola, la voce decisiva è quella relativa a bovini e prodotti bovini.
7. Le spedizioni già partite e le scorte
La data del 3 settembre riguarda le partite che entrano nell’Unione europea da quella data, non necessariamente quelle ordinate o macellate in precedenza.
Questo significa che gli operatori potrebbero:
- anticipare alcune spedizioni;
- aumentare temporaneamente le scorte di carne congelata;
- utilizzare merce già sdoganata nell’UE;
- riprogrammare gli acquisti verso altri fornitori.
Non è però realistico pensare che le scorte possano risolvere il problema per un periodo lungo. La carne destinata alla bresaola deve rispettare requisiti dimensionali, qualitativi e di magrezza molto specifici; non ogni taglio bovino congelato è intercambiabile.
Inoltre, un aumento preventivo delle importazioni potrebbe provocare:
- rincari;
- difficoltà logistiche;
- maggiore fabbisogno di celle frigorifere;
- immobilizzazione finanziaria;
- competizione tra produttori per i tagli più adatti.
8. Perché la Bresaola della Valtellina IGP utilizza carne estera, in particolare, la carne di Zebù
La Bresaola della Valtellina IGP è un prodotto italiano per trasformazione, territorio produttivo, tecnica, stagionatura e controllo, ma il disciplinare non impone che il bovino sia nato o allevato in Valtellina.
Nel 2025 il comparto della Bresaola della Valtellina IGP ha registrato:
- valore al consumo: 502 milioni di euro (+4,6%);
- produzione: 11.947 tonnellate (-5,47%);
- export: +32,34%.
L’IGP, a differenza di una DOP integralmente territoriale, richiede che almeno una fase determinante della produzione, trasformazione o elaborazione avvenga nell’area geografica indicata.
Nel caso della Bresaola della Valtellina:
- la lavorazione deve avvenire nella provincia di Sondrio;
- devono essere impiegati determinati tagli della coscia bovina;
- gli animali devono avere un’età compresa indicativamente tra 18 mesi e quattro anni;
- sono ammesse razze europee e sudamericane conformi al disciplinare.
Il Consorzio Bresaola della Valtellina IGP indica tra le razze utilizzate:
- Charolaise;
- Limousine;
- Blonde d’Aquitaine;
- Piemontese;
- incroci europei;
- zebù sudamericani, tra cui Nellore, Guzerat e Brahman.
Le carni arrivano principalmente da allevamenti europei e sudamericani.
9. Perché lo zebù brasiliano è particolarmente adatto per produrre la Bresaola della Valtellina IGP
La carne di zebù viene impiegata perché presenta caratteristiche tecniche favorevoli alla produzione di bresaola:
- elevata magrezza;
- ridotta infiltrazione di grasso;
- masse muscolari compatte;
- buona dimensione dei tagli;
- uniformità;
- disponibilità industriale;
- rapporto tra qualità e prezzo;
- allevamento spesso estensivo o semiestensivo.
Per ottenere una bresaola di dimensioni commercialmente idonee occorrono tagli precisi, in particolare:
- punta d’anca;
- fesa;
- sottofesa;
- magatello;
- sottosso.
Un produttore valtellinese indica, per esempio, l’utilizzo di punte d’anca di zebù maschio da circa 5,5-6,5 chilogrammi, dalle quali si ottengono bresaole finite di circa 3,2-3,8 chilogrammi.
Questo aiuta a comprendere perché la sostituzione della materia prima non sia semplicemente una questione di acquistare “altra carne bovina”.
10. Quanto pesa economicamente la Bresaola della Valtellina
Secondo i dati diffusi dal Consorzio per il 2024:
- produzione complessiva: circa 12.600 tonnellate;
- crescita produttiva: +6,5%;
- valore al consumo: circa 480 milioni di euro;
- crescita dell’export: +4,6%.
Il Consorzio aveva già segnalato come fattori di preoccupazione:
- la riduzione della disponibilità di carne europea;
- le tensioni sui prezzi;
- le barriere doganali;
- la dipendenza dall’approvvigionamento internazionale.
Un’interruzione prolungata delle forniture brasiliane potrebbe quindi avere conseguenze non marginali su una filiera che vale quasi mezzo miliardo di euro al consumo.
11. Quanto dipende realmente dal Brasile la Bresaola della Valtellina IGP
Su questo punto occorre prudenza. Circolano percentuali secondo cui il 70-80% della carne utilizzata per la bresaola proverrebbe dal Brasile, ma non abbiamo trovato, nella documentazione ufficiale più recente del Consorzio, una ripartizione pubblica e certificata per Paese relativa al 2025 o al 2026.
Il Consorzio parla ufficialmente di approvvigionamenti:
- europei;
- sudamericani;
- provenienti da razze selezionate.
È però ragionevole ritenere che il Brasile rappresenti uno dei fornitori principali, soprattutto per i tagli di zebù. La percentuale effettiva può inoltre variare sensibilmente da azienda ad azienda.
Dati definitivi e attendibili possono essere forniti direttamente al Consorzio:
- quanta carne bovina viene utilizzata annualmente;
- quale quota proviene dal Brasile;
- quale quota proviene da altri Paesi sudamericani;
- quanta materia prima è congelata;
- per quante settimane o mesi sono disponibili scorte;
- quali alternative risultano già contrattualizzate.
12. La carne deve necessariamente essere congelata?
Per ragioni logistiche e commerciali, una parte importante delle carni sudamericane destinate alla trasformazione viene importata congelata.
Il congelamento consente:
- il trasporto marittimo su lunghe distanze;
- una maggiore stabilità della materia prima;
- la programmazione industriale;
- la standardizzazione delle forniture;
- la gestione delle scorte.
Tuttavia, il cuore del problema non è il divieto europeo della “carne congelata”. La normativa non vieta il congelamento.
Il punto è l’origine brasiliana e la mancata inclusione del Brasile nella lista dei Paesi capaci di fornire le nuove garanzie sugli antimicrobici di carne bovina congelata proveniente dal Brasile.
13. Le possibili alternative al Brasile
Argentina
L’Argentina risulta autorizzata nella lista europea per i bovini. Potrebbe fornire carne di caratteristiche comparabili, comprese razze e incroci sudamericani.
Limiti possibili:
- volumi inferiori rispetto al Brasile;
- prezzi più elevati;
- concorrenza internazionale;
- necessità di qualificare nuovi macelli e fornitori;
- differenze nelle dimensioni dei tagli.
Uruguay
L’Uruguay dispone di una filiera bovina orientata all’esportazione e di sistemi di tracciabilità sviluppati. La sua capacità produttiva, tuttavia, è molto inferiore a quella brasiliana.
Paesi europei
Sono utilizzabili carni di razze europee quali Charolaise, Limousine e Blonde d’Aquitaine.
I problemi principali sono:
- minore disponibilità dei tagli richiesti;
- costi più elevati;
- maggiore competizione con il mercato della carne fresca;
- caratteristiche non sempre equivalenti a quelle dello zebù;
- minore uniformità delle forniture.
Australia, Canada e altri Paesi autorizzati
Sul piano giuridico potrebbero rappresentare alternative, ma distanza, costi, disponibilità dei tagli e accordi commerciali possono renderle meno competitive.
14. Possibili conseguenze per la filiera italiana
Scenario lieve: accordo prima di settembre
Il Brasile completa la documentazione richiesta, la Commissione approva il sistema di controllo e modifica l’elenco.
Conseguenze:
- nessun blocco effettivo;
- maggiori costi di certificazione;
- maggiore selezione degli allevamenti;
- possibile rallentamento iniziale delle spedizioni;
- tracciabilità più rigorosa.
Questo, al momento, appare uno scenario possibile e forse il più probabile, ma non ancora garantito.
Scenario intermedio: sospensione breve
Le importazioni si fermano per alcune settimane o mesi.
Conseguenze:
- utilizzo delle scorte;
- aumento degli acquisti da Argentina, Uruguay e UE;
- rincaro della materia prima;
- riduzione temporanea dei margini;
- possibili aumenti al consumo;
- difficoltà soprattutto per le aziende con minori disponibilità finanziarie.
Scenario grave: esclusione prolungata
Il Brasile non ottiene l’autorizzazione per molti mesi.
Conseguenze possibili:
- carenza strutturale dei tagli più adatti;
- riduzione dei volumi di Bresaola della Valtellina IGP;
- forte aumento dei prezzi;
- riformulazione dei contratti di fornitura;
- ricorso maggiore alle razze europee;
- competizione con altri trasformatori;
- riduzione delle promozioni nella grande distribuzione;
- rischio di perdita di quote di mercato;
- pressione sull’occupazione e sull’indotto valtellinese.
15. La Bresaola della Valtellina IGP rischia di scomparire?
No, non nel senso letterale.
Il disciplinare non obbliga a utilizzare esclusivamente zebù brasiliano. Sono consentite altre razze e altre origini compatibili. Il vero rischio è un altro:
- non trovare abbastanza carne con le caratteristiche richieste;
- trovarla a prezzi sensibilmente più alti;
- dover ridurre la produzione;
- modificare parzialmente il profilo qualitativo e dimensionale dei prodotti;
- comprimere i margini dei produttori;
- trasferire parte dei rincari al consumatore.
Il mancato accordo tra UE e Brasile non fermerebbe automaticamente tutta la produzione di Bresaola della Valtellina IGP, ma potrebbe mettere sotto forte pressione la disponibilità e il costo della materia prima, con conseguenze sui volumi, sui prezzi e sulla redditività della filiera.
16. Un possibile effetto paradossale
La misura nasce per rendere le importazioni coerenti con gli standard applicati agli allevatori europei e per contrastare l’antimicrobico-resistenza.
Potrebbe però produrre un effetto collaterale:
- spostare rapidamente la domanda europea verso pochi Paesi già autorizzati;
- far salire i prezzi della carne magra;
- aumentare la pressione produttiva sugli allevamenti alternativi;
- favorire le grandi imprese, maggiormente capaci di assorbire i costi di certificazione e approvvigionamento;
- penalizzare i trasformatori più piccoli.
Per questo la questione non riguarda solo la salute pubblica, ma anche concorrenza, sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità economica.
17. Il nodo politico UE-Mercosur
La decisione è particolarmente delicata perché interviene nel contesto delle relazioni commerciali tra Unione europea e Mercosur.
Il Brasile potrebbe considerare l’esclusione una barriera tecnica al commercio. Bruxelles, invece, la presenta come una misura sanitaria generale, applicata a tutti i Paesi terzi e necessaria per evitare che i produttori extraeuropei utilizzino pratiche vietate agli allevatori dell’UE.
Il principio europeo è quello della reciprocità degli standard:
chi esporta alimenti di origine animale in Europa deve rispettare determinate regole equivalenti a quelle imposte ai produttori europei.
La questione potrebbe quindi riemergere anche nel confronto politico sull’accordo UE-Mercosur.
18. Le domande che poniamo al Consorzio della Bresaola
- Quale percentuale della carne impiegata per la Bresaola della Valtellina IGP proviene attualmente dal Brasile?
- Quante tonnellate di materia prima brasiliana vengono utilizzate ogni anno?
- Quanta parte è costituita da carne di zebù?
- Le imprese hanno già aumentato le scorte?
- Per quanto tempo le scorte potrebbero garantire la continuità produttiva?
- Sono stati avviati contratti alternativi con Argentina, Uruguay o fornitori europei?
- Quanto potrebbe aumentare il costo della materia prima?
- Il maggiore costo ricadrebbe sui produttori, sulla distribuzione o sul consumatore?
- Esiste il rischio di ridurre la produzione nel secondo semestre 2026?
- Il Consorzio ha avviato interlocuzioni con il Ministero dell’Agricoltura e con la Commissione europea?
- Le caratteristiche organolettiche della bresaola cambierebbero sostituendo lo zebù brasiliano?
- Quali aziende associate risulterebbero maggiormente esposte?
19. Domande al Ministero dell’Agricoltura e al Ministero della Salute:
- quale volume di carne bovina brasiliana viene importato annualmente in Italia;
- quanta parte è destinata alla produzione di bresaola;
- quante partite potrebbero essere interessate dal blocco;
- se siano previste misure transitorie;
- se l’Italia abbia chiesto chiarimenti alla Commissione;
- se siano in corso negoziati tecnici con il Brasile;
- come saranno trattate le merci partite prima del 3 settembre ma arrivate successivamente;
- quali controlli saranno effettuati ai posti di controllo frontalieri;
- se siano previste deroghe per carni provenienti da filiere brasiliane già certificate.
20. Valutazione conclusiva
- esiste una nuova prescrizione europea;
- il Brasile al momento non compare tra i Paesi autorizzati per i bovini;
- la data operativa è il 3 settembre 2026;
- senza un reinserimento formale, le nuove importazioni di carne bovina brasiliana saranno impedite;
- la filiera della Bresaola della Valtellina è tra quelle italiane potenzialmente più esposte.
Occorre però evitare tre semplificazioni:
- Non sono vietati tutti gli antibiotici terapeutici.
- Non è vietata in quanto tale la carne congelata.
- La bresaola non dipende giuridicamente ed esclusivamente dallo zebù brasiliano.
Il punto vero è che la filiera valtellinese potrebbe perdere, almeno temporaneamente, uno dei fornitori più importanti e difficilmente sostituibili di tagli bovini magri, uniformi e competitivi.
La vicenda è quindi seria, ma ancora aperta. Le prossime sei-sette settimane saranno decisive: il Brasile sta cercando di adeguarsi e la Commissione può aggiornare la lista anche prima del 3 settembre.
La redazione di Newsfood, per la realizzazione di questo articolo, si è avvalsa del supporto di strumenti di intelligenza artificiale per attività di ricerca, organizzazione delle fonti e verifica tematica, sotto la supervisione e responsabilità editoriale del Direttore. (aggiornamento al 14 luglio 2026)



Probabilmente si tratta di carne di ottima qualità, proveniente anche da animali allevati allo stato brado o semibrado nelle immense praterie brasiliane. Ma per l’Unione europea questo non basta.



