Agrofarmaci: i costi delle colture saliranno del 70% a causa delle nuove restrizioni sull’utilizzo
9 Ottobre 2008
Una ricerca di EuroCARE, con il contributo di Nomisma: allerta consumatori e operatori agricoli per l’imminente aumento dei prezzi qualora venga approvata a Brusseles la nuova
legge restrittiva in materia di agrofarmaci.
Uno studio pubblicato oggi dall’EuroCARE (European Centre for Agricultural, Regional and Environmental Policy Research), che prende in considerazione tra gli altri i risultati
dell’Istituto di Ricerca italiano Nomisma, stima che la nuova normativa comunitaria che ridurrà drasticamente la possibilità di utilizzo degli agrofarmaci da parte
degli agricoltori europei, in fase di discussione presso l’Europarlamento di Brusseles, potrebbe portare a un calo di produzione in Europa per tutte le principali colture.
Limitare l’utilizzo di agrofarmaci comporterebbe quindi la riduzione dei raccolti e il relativo aumento dei prezzi.
Il calo di produzione per quanto riguarda frumento, patate, cereali e uva da vino è stimato rispettivamente intorno al 29%, 33%, 20% e 10% entro il 2020.
In Italia si stima che l’aumento di prezzo per quanto riguarda il frumento può arrivare al 69% mentre per le patate al 55%.
Secondo la ricerca, gli Europarlamentari farebbero pressione sulla nuova legislazione per rimpiazzare la direttiva 91/414/EEC, in questo modo molti dei trattamenti critici per la
rimozione dei parassiti verrebbero aboliti, causando perdite di raccolto e l’aumento dei costi di tutta la produzione agricola. Nel peggiore dei casi, i prezzi per i cereali e le
verdure subiranno un aumento rispettivamente del 73% e 104%.
Anticipando impatti di grandi dimensioni, i ricercatori prevedono che una gran parte della produzione agricola europea andrà persa a vantaggio di altri paesi, mettendo in
pericolo il ruolo dell’UE come esportatrice di colture chiave. Per esempio la produzione di frumento è in aumento negli Stati Uniti, Messico, Russia, Bielorussia e Ucraina
come del resto in Sudafrica, Cina e Australia.
Friedhelm Schmider, direttore generale dell’Ecpa (Europan Crop Protection Association) commenta: “Tutte le colture necessitano protezione dalle malattie e dai parassiti.
Proibendo gli strumenti utilizzati dagli agricoltori per proteggere le loro coltivazioni, i raccolti diminuiranno e i prezzi aumenteranno. La ricerca testimonia che l’abolizione
delle possibilità di trattamento dei parassiti metterà all’angolo i consumatori.”
“I legislatori non hanno ancora considerato appieno l’impatto di questa nuova normativa sul costo del nostro cibo. In un momento di preoccupazione per la crisi economica
globale e per il carovita, con rivolte per il cibo in alcune parti del mondo, non è stato preso in considerazione il fatto che le conseguenze di questa normativa sfoceranno in
una regolamentazione disconnessa dalla realtà.”
“L’ECPA sta sollecitando il Parlamento e la Commissione Europea per chiedere all’EFSA un’indipendente ed esauriente valutazione dell’impatto dei nuovi
criteri di restrizione proposti. L’Europa è il maggior produttore ed esportatore di cibo, risultato costruito in seguito all’efficace gestione dei parassiti. Mettere
al bando questi strumenti senza evidenze scientifiche è un’azione che comporterebbe numerosi rischi”, aggiunge Schmider.
In Italia Agrofarma, Associazione nazionale imprese agrofarmaci, che fa parte di Federchimica, sottolinea come una scelta del genere possa impattare oltre che sulle produzioni agricole
anche sui prezzi di vendita al dettaglio. “Limitare l’utilizzo di questi prodotti non è una scelta senza conseguenze negative per i consumatori italiani, anche in Italia il
raggiungimento di elevati standard qualitativi e quantitativi delle produzioni agricole è stato possibile grazie all’utilizzo responsabile degli agrofarmaci – afferma
Luigi Radaelli, Presidente di Agrofarma – Le previsioni dello studio sono allarmanti e dovrebbero far riflettere prima di prendere decisioni drastiche.”





