Agricoltura: Tabacco Ogm contro l’inquinamento

Agricoltura: Tabacco Ogm contro l’inquinamento

Roma – Gli Ogm come arma contro l’inquinamento e in particolare contro fattori che rendono l’acqua non potabile. E’ quanto sostiene un team di ricercatori inglesi che ha messo a punto una
pianta di tabacco geneticamente modificata in grado di rendere innocua una potente tossina.   

Nel giorno in cui la Commissione Europea dà il via libera agli Ogm suscitando grandi discussioni e polemiche, lo studio svolto da un gruppo di ricercatori del  Centre for Infection
della St. George University di Londra, apre una nuova frontiera alle possibili utilizzazioni degli Ogm.   

La nuova analisi, pubblicato sulla rivista scientifica Faseb journal,  ha suggerito un innovativo modo antinquinamento:  una nuova varietà di pianta di tabacco, geneticamente
modificata, che è in grado di produrre anticorpi che riescono a “pulire” l’acqua dalle tossine ambientali.     

I ricercatori inglesi hanno creato in laboratorio questa nuova specie di pianta che riesce a reagire contro quello che scientificamente è conosciuto come microcistina-LR (Mc-Lr), una
tossina creata dai cianobatteri che è stata frequentemente riscontrata nei cosiddetti ambienti d’acqua dolce,  in grado di rendere l’acqua tossica sia per gli esseri umani, che per
animali e fauna selvatica.  

Il tabacco Ogm così modificato rende l’Mc-Lr innocuo. Gli studiosi hanno inserito nel codice genetico un gene che produce uno specifico anticorpo alla Mc-Lr; gli anticorpi si sviluppano
nelle radici e poi attraverso il sistema linfatico delle piante arrivano fino alle foglie, le piante combattono così efficacemente la tossina e si ritiene che, cono lo stesso procedimento,
possono essere fornite altre piante di analoghe capacità contro le tossine che inquinano l’ambiente.    

“Ci auguriamo che il nostro studio alla fine riuscirà a portare  ad una riduzione della esposizione degli esseri umani, degli animali e della fauna selvatica ai fattori ambientali
inquinanti “,  ha commentato Pascal MW Drake, co-autore dello studio, della St. George University di Londra, aggiungendo inoltre la speranza che questo impianto divenga uno strumento
“fondamentale” per aiutare a mantenere fonti di acqua potabile da utilizzare, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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