Agricoltura: è emergenza fauna selvatica

Agricoltura: è emergenza fauna selvatica

Occorre subito un’adeguata legislazione Audizione della Cia alla commissione Agricoltura della Camera. Particolarmente gravi i problemi causati dai cinghiali e dagli altri ungulati. Devono essere
equi e in tempi rapidi i risarcimenti agli agricoltori. Ormai è emergenza. I danni all’agricoltura dagli animali selvatici (soprattutto gli ungulati e tra questi in particolare i
cinghiali) diventano sempre più ingenti. Siamo nell’ordine di miliardi di euro l’anno. Una stima che può assumere dimensioni maggiori e certamente drammatiche per i produttori
agricoli se non si interviene in maniera adeguata e con misure realmente mirate.

E’ quanto sottolineato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso dell’audizione presso la commissione Agricoltura della Camera che sta conducendo un’indagine su questo pressante
problema. E’, quindi, fondamentale predisporre serie politiche per incidere – ha affermato la Cia – sull’insieme delle cause che hanno prodotto l’abnorme aumento delle specie selvatiche. Insomma,
misure per un effettivo riequilibrio rispetto alla crescita dell’urbanizzazione, alla sottrazione e consumo di suolo agricolo, all’incremento dell’agricoltura intensiva, alla diminuzione dei
territori naturali.

Vi sono specie animali la cui problematicità è ampiamente riconosciuta e molto localizzata e ridotta, ma principalmente la questione – rileva la Cia – riguarda gli ungulati e tra
questi il cinghiale (Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Marche, Umbria). In alcune zone è emergenza vera. Per questa ragione la Cia insiste per una gestione delle specie cosiddette
problematiche e gestione significativa: occorre migliorare attività di conservazione e gestione della natura, prevenzione dei danni, controllo faunistico, fino all’attività
straordinaria di contenimento numerico e al divieto di immissione sul territorio nazionale del cinghiale soprattutto ed anche di altre specie.

La Cia – come è stato ripetuto nel corso dell’audizione – è per scindere la questione dei danni da fauna selvatica e inselvatichita dell’attività venatoria (nel senso che, ad
esempio, non è una soluzione la dilazione dei calendari di caccia) e quindi dalla Riforma della L.157/92. E’ dunque importante, a conclusione dell’indagine parlamentare la presentazione di
una proposta legislativa “ad hoc” che, secondo la Cia, comprenda la riforma del sistema di risarcimento dei danni, le attività preventive di conservazione dell’ambiente e le azioni
ordinarie e straordinarie tese al contenimento delle specie dannose. Per quanto concerne il risarcimento, la Cia deve “equo” e “in tempi certi”.

E’ importante, comunque, che si superi la disomogeneità attuale, si semplifichino le procedure e si introducano criteri oggettivi per la stima dei danni, si istituisca un Fondo per
risarcire le imprese agricole utilizzando anche parte dei proventi delle tasse di concessione governativa. In merito alle attività preventive di conservazione dell’ambiente, molto
importante è, per la Cia, anche l’impegno agricolo nelle politiche di sviluppo rurale e il fatto che i pagamenti diretti della Pac sono subordinati al rispetto dei criteri di
eco-condizionalità.

Infine, secondo la Cia, laddove è necessario, le autorizzazioni dei piani di abbattimento vanno decise anche in collaborazione con i proprietari e i conduttori di fondi. E “necessario”
significa dove è evidente che è stato inefficace il controllo selettivo ed anche i divieti di immissione legale e illegale sul territorio nazionale del cinghiale e di altre specie,
in modo che la destinazione degli animali sia sempre controllata.

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