Agricoltori protagonisti nella sfida ai cambiamenti climatici

Agricoltori protagonisti nella sfida ai cambiamenti climatici

Il presidente Giuseppe Politi ha aperto a Catania i lavori del Comitato Mediterraneo della Fipa. I produttori agricoli devono essere guidati e incentivati dai governi e dalla comunità
scientifica nell’azione di mitigazione. La risorsa acqua fondamentale per i paesi dell’area mediterranea.

“Gli agricoltori sono tra i principali attori del processo di adattamento ai cambiamenti climatici: vivono e lavorano a stretto contatto con la terra ed il loro prodotto è il frutto
dell’andamento meteorologico nella stagione di produzione. E’ importante, quindi, che la comunità scientifica, le istituzioni internazionali, le politiche agricole nazionali, si attivino
per individuare ed applicare le soluzioni necessarie a favorire l’adattamento ‘sul campo’ ai mutamenti climatici”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana
agricoltori Giuseppe Politi aprendo i lavori del Comitato Mediterraneo della Fipa (Federazione internazionale dei produttori agricoli), da lui presieduto, in corso a Catania, a conclusione
delle “giornate” promosse dalla stessa Cia in collaborazione proprio con la Fipa.

Ai lavori del Comitato Mediterraneo della Fipa, che si concluderanno domani, hanno visto anche la presenza e la partecipazione, fra gli altri, di Antonio Buonfiglio,sottosegretario alle
Politiche agricole, di Cosimo Lacirignola, presidente del Ciheam di Bari, di Carmelo Gurrieri, presidente della Cia Sicilia, di Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia di Catania, e di
Pietro Agen, presidente della locale Camera di Commercio.

“Gli agricoltori – ha aggiunto Politi – devono detenere un ruolo chiave nei processi decisionali, attraverso azioni di lobby presso le istituzioni internazionali, i governi e le amministrazioni
locali, ma anche attraverso la partecipazione ai processi di consultazione delle ‘parti interessate’. Più di altri settori produttivi, l’attività agricola è sottoposta
al rischio naturale, che influenza i rendimenti produttivi annuali e spesso condiziona la sopravvivenza delle famiglie agricole che vivono nelle aree rurali. Le scelte di nuove misure,
investimenti, tecnologie a favore dell’adattamento e mitigazione devono poter essere guidate dai bisogni degli agricoltori e diversificate sulla base delle diverse condizioni ambientali e
climatiche delle aree geografiche”.

Il presidente Politi ha rilevato che “i cambiamenti climatici modificheranno sensibilmente la qualità e la disponibilità delle risorse idriche e ciò, a sua volta,
avrà ripercussioni su molti settori come la produzione alimentare, dove l’acqua è un elemento essenziale: si pensi che oltre l’80 per cento dei terreni agricoli è irrigato
dall’acqua piovana. La produzione alimentare dipende anche dalle risorse idriche disponibili per l’irrigazione: la scarsa disponibilità di acqua è già fonte di problemi in
molte zone dell’Europa e si prevede che la situazione peggiorerà a seguito dei cambiamenti climatici. Le zone dell’Europa soggette a forte stress idrico dovrebbero passare dal 19 per
cento odierno al 35 per cento nel decennio 2070”.

“Assistiamo da tempo all’inasprimento delle condizioni climatiche nell’area del Mediterraneo. Ma oggi è ormai chiaro che non si tratta di un fenomeno casuale, bensì di un modello
climatico strutturalmente più incerto, con maggiore intensità e frequenza dei fenomeni atmosferici avversi. E proprio il tema della scarsità d’acqua è cruciale per
il futuro del Mediterraneo: secondo il Ciheam, il 60 per cento della popolazione che soffre per tale scarsità nel mondo è concentrata in quest’area. Usando l’indice di stress
idrico (meno di 1000 m3 d’acqua per abitante l’anno) Palestina, Tunisia, Giordania, Algeria dispongono già ora di meno di 500 m3 di acqua. Entro il 2025 in tutti i paesi del Sud e
dell’Oriente del Mediterraneo la disponibilità idrica per abitante sarà inferiore ai 1000 m3”.

“Nel Mediterraneo, il problema idrico – ha aggiunto il presidente del Comitato Mediterraneo della Fipa – è di carattere sia quantitativo che qualitativo, la cui soluzione va individuata
nella disponibilità di un sufficiente quantitativo di acqua e, allo stesso tempo, nelle possibilità di pieno accesso a tale risorsa, laddove disponibile. Diffondere e modernizzare
l’irrigazione dei terreni agricoli, favorire la gestione delle riserve idriche, accrescere l’efficienza d’uso dell’acqua e la riduzione degli sprechi, si traducono rapidamente in incrementi di
produttività agricola, con impatto diretto sulla riduzione della povertà nelle aree rurali.

“Il nesso tra cambiamenti climatici e riduzione della produzione e, quindi, del reddito agricolo familiare è dimostrato – ha detto Politi – dalle recenti crisi di produzione alimentare
causati, tra l’altro, dagli estesi e prolungati fenomeni di siccità. Nel 2007 tutte le principali aree di produzione cerealicola sono state colpite da questo fenomeno che, in alcuni
casi, si è tradotto in emergenza umanitaria; nel 2008 e 2009 molti paesi mediterranei continuano a mostrare una continua caduta del reddito agricolo a causa dei rischi naturali”.

“E’ ormai chiaro che, di fronte alla complessità dei nuovi fenomeni globali, non esista – ha concluso il presidente del Comitato Mediterraneo della Fipa – un’unica soluzione, ma un
insieme integrato di misure parziali in grado di dare risposte concrete alla strategia di adattamento e mitigazione. Ma è altrettanto chiaro che i soggetti economici pubblici e privati,
compresi gli stessi agricoltori, non possono più sottrarsi alla responsabilità dell’azione”.

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