Africa, il Nilo è conteso: scoppia la guerra dell’acqua
18 Maggio 2010
In Africa, il Nilo è al centro di una contesa, per ora solo potenziale ma che potrebbe ben presto tradursi in scontro sul campo.
Egitto, Etiopia, Uganda, Tanzania e Ruanda: dopo 10 anni, questi Paesi non sono riusciti a trovare una soluzione comune alla gestione dell’acqua del grande fiume. L’unico accordo raggiunto vede
i quattro sfidanti (Etiopia, Uganda, Tanzania e Ruanda) contestare apertamente le regole stabilite dalla ex-potenza coloniale (la Gran Bretagna), che attribuiva ad Egitto (e Sudan) l’87% delle
acque del fiume. Tali Paesi si preparano così a progetti di canalizzazione e di dighe idroelettriche, nonostante la ferma opposizione (e la velata minaccia) del governo del Cairo.
Il problema Nilo è solo la punta di un iceberg di tensioni sociali, eredità del passato e problemi politici.
L’Egitto soffre da tempo di carenze idriche. Diversi quartieri della capitale (ormai con 17 milioni di abitanti) sono da tempo vittime di mancanza d’acqua, causa insieme alla miseria di rivolte
violente.
Inoltre, i politici hanno da tempo in cantiere il progetto di una serie di città miracolo nel deserto. Per sopravvivere, tali insediamenti futuri prima sfrutteranno l’acqua delle falde
fossili, poi saranno costrette a ripiegare sul grande fiume.
Ma già ora la terra dei Faraoni ha sete. Il bacino del Lago Nasser, creato con la diga di Assuan, fa evaporare dieci miliardi di metri cubi. La salinizzazione della terre, unita
all’aumento della popolazione, ha fatto sì che la disponibilità di acqua per abitante che nel 1990 era di 922 metri cubi nel 2025 non supererà i 337.
Dati tali condizioni, il governo di Mubarak non può permettersi di cedere di un passo sulla questione-Nilo, per motivi pratici e d’immagine.
Ma la situazione è simile anche oltre confine.
L’Etiopia deve “pacificare” popolazioni sempre più inquiete con la sicurezza alimentare e per farlo ha bisogno di acqua. Per rendere coltivabili 2,7 milioni di ettari, gli studiosi
locali pensano di prelevare in tempi brevi 7,5 milioni di metri cubi dal Lago Tana: una “toppa” per coltivare subito 90.000 ettari. Poi, in seguito, verranno costruite 36 dighe, nel Wollo e nel
Tigré.
Addis Abeba fonda i suoi diritti su una constatazione geografica: il Nilo Blu e gli altri fiumi Sobat e Atbara costituiscono fino all’86 per cento del volume del Nilo in Egitto, fatto indolente
nel ramo principale dall’evaporazione nell’immensa palude del Sudd.
Anche gli altri sfidanti non si tirano indietro, ventilando progetti di messa a coltura di 4,5 milioni di ettari.
E di fronte a tale incertezza, le fondamenta del passato si sgretolano velocemente. Per gli sfidanti, il vecchio accordo è un regalo degli ex padroni al loro figlio prediletto: Londra
voleva voleva favorire l’Egitto, punto chiave del suo impero e delle rotte per l’India. Per il Cairo, l’accordo è valido in quanto protegge anche gli altri Stati.
Così, la diplomazia gioca le sue ultime carte (qualcuno ha già pensato al Tribunale Internazionale dell’Aia), le forze armate si preparano. Perchè, come disse l’ex ministro
Boutros Ghali, “La prossima guerra nella regione sarà per l’acqua”.
Matteo Clerici
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