Acetaie Aperte 2026, a Modena 5.000 visitatori per il Balsamico, elisir di gusto, storia e turismo

Acetaie Aperte 2026, a Modena 5.000 visitatori per il Balsamico, elisir di gusto, storia e turismo

By Giuseppe

La 24ª edizione ha coinvolto 43 acetaie della provincia modenese. Le Terre del Balsamico insignite del titolo onorifico di “Ambasciatore della Cucina Italiana, Patrimonio UNESCO”

La 24ª edizione di Acetaie Aperte coinvolge 43 realtà modenesi. Enrico Corsini guida il progetto di valorizzazione delle due denominazioni, mentre al ministro Francesco Lollobrigida vengono consegnate le Chiavi dell’Acetaia d’Italia. Tra botti secolari, motori e ospitalità, Modena racconta il suo oro nero.

 

Newsfood.com, 8 ottobre 2026

Acetaie Aperte, 5.000 visitatori a Modena: il Balsamico è un elisir di gusto, storia e turismo

La 24ª edizione di Acetaie Aperte coinvolge 43 realtà modenesi. Enrico Corsini guida il progetto di valorizzazione delle due denominazioni, mentre al ministro Francesco Lollobrigida vengono consegnate le Chiavi dell’Acetaia d’Italia. Tra botti secolari, motori e ospitalità, Modena racconta il suo oro nero. Acetaie Aperte 2026 porta circa 5.000 visitatori in 43 acetaie modenesi, confermando il valore turistico e culturale dell’Aceto Balsamico. Protagonista Enrico Corsini, presidente de Le Terre del Balsamico, che insieme a Cesare Mazzetti consegna al ministro Lollobrigida le Chiavi dell’Acetaia d’Italia. Storia, curiosità, motori e tradizioni dell’oro nero di Modena.

Newsfood.com, 8 ottobre 2026

NOTA DEL DIRETTORE


Cinquemila visitatori in un giorno, 43 acetaie coinvolte: Acetaie Aperte dimostra che la promozione di un prodotto può diventare promozione concreta di un territorio. Modena ha una fortuna particolare: sa raccontare la propria identità attraverso eccellenze apparentemente lontane, come l’Aceto Balsamico e i motori. Ma entrambe nascono da competenze, passione e capacità di tramandare un sapere. Il merito di iniziative come questa è trasformare una denominazione conosciuta nel mondo in un’esperienza da vivere nei luoghi in cui nasce.
Giuseppe Danielli


Acetaie Aperte: quando l’oro nero di Modena diventa un elisir per il territorio

A Modena il tempo ha un sapore. Si conserva in piccole botti di legni diversi, attraversa estati torride e inverni freddi, si concentra lentamente fino a diventare un liquido scuro, lucente, profumato. Qualche goccia può trasformare un piatto. Ma il vero miracolo dell’Aceto Balsamico è un altro: riesce a trasformare una tradizione familiare in cultura, impresa e turismo.

Lo dimostra la 24ª edizione di Acetaie Aperte, che domenica 27 settembre 2026 ha richiamato circa 5.000 visitatori in 43 acetaie e realtà della provincia di Modena. Un risultato che va oltre il successo di una manifestazione: racconta la capacità di un prodotto agroalimentare di diventare ambasciatore di un territorio.

L’iniziativa è promossa da Le Terre del Balsamico, il progetto che riunisce il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP.

Enrico Corsini

Enrico Corsini: l’uomo che vuole fare sistema intorno al Balsamico

Tra i protagonisti di questo percorso c’è Enrico Corsini, presidente de Le Terre del Balsamico e del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

Il suo ruolo è particolarmente significativo perché mette in relazione due produzioni diverse, ciascuna con il proprio disciplinare e la propria identità, ma unite da un patrimonio territoriale comune.

Non si tratta di cancellare le differenze tra DOP e IGP. Al contrario: valorizzare ciascuna denominazione, facendo squadra nella tutela, nella comunicazione e nell’accoglienza.

«I cinquemila visitatori accolti nelle nostre acetaie confermano la capacità dell’Aceto Balsamico di Modena di parlare a pubblici diversi, dai giovani ai turisti stranieri. Acetaie Aperte permette di incontrare i produttori, conoscere i luoghi e comprendere il valore racchiuso in ogni bottiglia. Ringrazio le 43 aziende partecipanti: il loro impegno rende questa manifestazione un’occasione autentica di promozione del territorio e delle nostre due denominazioni», dichiara Corsini.

È proprio questo il punto: il Balsamico non deve rimanere soltanto un’etichetta riconoscibile sugli scaffali internazionali. Deve diventare anche una ragione per visitare Modena, conoscere le persone che lo producono e scoprire il paesaggio da cui proviene.

Il Presidente Enrico Corsini e il Vicepresidente Leonardo Giacobazzi hanno omaggiato  il Ministro Francesco Lollobrigida con una bottiglia di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Extravecchio (Foto archivio Newsfood.com)

Al ministro Lollobrigida le Chiavi dell’Acetaia d’Italia

La settimana del Balsamico era cominciata con un riconoscimento istituzionale di rilievo.

Giovedì 24 settembre, nella Galleria Centrale dei Laboratori Aperti Ex Centrale AEM di Modena, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha ricevuto il Premio «Le Chiavi dell’Acetaia d’Italia» 2026.

A consegnarlo sono stati Enrico Corsini –

Enrico Corsini, presidente di Le Terre del Balsamico e del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena, alla presenza del sindaco Massimo Mezzetti, dell’assessore regionale Alessio Mammi e di rappresentanti del sistema delle Indicazioni Geografiche.

Istituito nel 2002, il premio viene assegnato a personalità che hanno contribuito alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione dei due Balsamici modenesi e delle produzioni italiane a Indicazione Geografica.

«L’Aceto Balsamico di Modena è frutto del lavoro, della storia e dell’identità di un territorio. Dobbiamo difenderlo dalle imitazioni, garantire informazioni chiare ai consumatori e proteggere le imprese e il valore economico e culturale che generano», ha dichiarato il ministro Lollobrigida.

Corsini ha dato alla cerimonia un significato che supera il gesto simbolico:

«Consegnare al ministro Lollobrigida le Chiavi dell’Acetaia d’Italia significa affidargli simbolicamente l’accesso a un patrimonio fatto di famiglie, imprese, saperi e tempo».

Nella stessa occasione, Le Terre del Balsamico hanno ricevuto il titolo onorifico di «Ambasciatore della Cucina Italiana nel Mondo – Patrimonio UNESCO», secondo la denominazione riportata nel comunicato dell’organizzazione.

Perché si chiama Balsamico? Una parola che profuma di storia

C’è una curiosità linguistica che merita di essere raccontata.

Perché un aceto dovrebbe chiamarsi balsamico?

La parola richiama il balsamo, cioè una sostanza profumata alla quale, storicamente, venivano attribuite qualità benefiche. Il nome è legato all’antica reputazione di questo condimento, apprezzato non soltanto in cucina ma anche nella cultura dei rimedi tradizionali.

La documentazione storica riportata dal Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena colloca nel 1747, nei registri di cantina dei duchi d’Este, una delle prime attestazioni dell’aggettivo balsamico, con le espressioni «mezzo balsamico» e «balsamico fine».

Ma le radici della tradizione sono molto più antiche.

Nel 1046, secondo una testimonianza storica richiamata dal Consorzio, l’imperatore Enrico III ricevette in dono un prezioso aceto dal marchese Bonifacio, padre di Matilde di Canossa.

Un dono degno di un imperatore. Oggi potremmo definirlo un regalo di rappresentanza ante litteram.

La parola elisir, naturalmente, è qui una metafora gastronomica e culturale: non un’affermazione di proprietà medicinali.

Per approfondire: Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena – La storia.

Modena, dove le botti incontrano i motori

A Modena esiste un abbinamento che sembra impossibile soltanto a chi non conosce il territorio: lentezza assoluta e velocità estrema.

Da una parte il Balsamico Tradizionale, che richiede almeno dodici anni di invecchiamento. Dall’altra Ferrari, Maserati e la Motor Valley, simboli mondiali di tecnologia, design e prestazioni.

Eppure la parentela culturale è evidente. Entrambi raccontano precisione, artigianalità, passione per il dettaglio e capacità di trasformare un sapere locale in un prodotto conosciuto nel mondo.

C’è persino un collegamento concreto e sorprendente: la bottiglietta ufficiale da 100 millilitri dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è stata disegnata da Giorgetto Giugiaro, uno dei grandi nomi del design automobilistico italiano.

Una piccola ampolla che custodisce anni di pazienza, nata dalla matita di un uomo che ha contribuito a disegnare la storia dell’automobile.

Non è soltanto una bella coincidenza. È quasi una sintesi dell’identità modenese: il genio della forma incontra il valore del tempo.

Il visitatore che arriva per scoprire i motori può innamorarsi delle acetaie. E chi arriva per il Balsamico può proseguire il viaggio tra musei, officine storiche, trattorie e paesaggi.

Informazioni turistiche: VisitModena – Il Balsamico.

Acetaie Aperte: il turismo che entra nelle case e nelle imprese

L’edizione 2026 ha proposto visite guidate, degustazioni, incontri con i produttori, laboratori e abbinamenti gastronomici.

Ma la vera esperienza, per molti visitatori, è stata entrare in luoghi normalmente poco conosciuti: le acetaie familiari, quelle aziendali e gli spazi in cui il mosto cotto si trasforma lentamente.

Qui il turismo enogastronomico assume un significato particolare. Non si limita all’assaggio finale, ma permette di conoscere il lavoro, le competenze e la storia delle famiglie.

Le 43 realtà partecipanti diventano così altrettanti punti di accesso al territorio. I visitatori possono fermarsi nei ristoranti, acquistare prodotti locali, scoprire borghi, musei e altre eccellenze modenesi.

Non abbiamo un dato ufficiale sulla spesa complessiva generata dall’evento, quindi non sarebbe corretto attribuirgli un indotto economico preciso. Ma la sua capacità di richiamare persone e creare occasioni di visita è evidente.

È un modello interessante anche per altri territori italiani: aprire le porte dei luoghi di produzione significa dare un volto ai prodotti e costruire un rapporto diretto con i consumatori.

Cesare Mazzetti: conoscere il prodotto significa anche proteggerlo

Accanto a Corsini, il presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Cesare Mazzetti sottolinea un altro aspetto decisivo: l’educazione del consumatore.

Entrare nelle acetaie e incontrare i produttori permette di comprendere le differenze tra i prodotti, i metodi di lavorazione e il valore delle certificazioni.

La manifestazione, osserva Mazzetti, non è soltanto una giornata di visita, ma un’occasione collettiva per conoscere e tutelare il patrimonio balsamico modenese.

Un messaggio importante in un mercato internazionale dove l’autenticità delle denominazioni va difesa e spiegata con continuità.

Dall’acetaia al teatro: Modena celebra anche la musica

Il programma di Acetaie Aperte ha previsto un’ulteriore iniziativa domenica 4 ottobre al Teatro Comunale Pavarotti-Freni, nell’ambito della collaborazione tra Le Terre del Balsamico e il Modena Belcanto Festival.

L’iniziativa annunciava la consegna agli artisti di una speciale confezione di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, come omaggio alla capacità di rinnovare e valorizzare una tradizione artistica.

Anche questo collegamento racconta qualcosa della città: a Modena gastronomia, motori e musica non sono compartimenti separati, ma espressioni diverse di una stessa cultura.

Il futuro dell’oro nero passa anche dall’ospitalità

L’Aceto Balsamico di Modena IGP e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP hanno storie produttive e disciplinari differenti, ma condividono un patrimonio territoriale di grande valore.

La sfida dei Consorzi, e in particolare del progetto guidato da Enrico Corsini insieme a Cesare Mazzetti, è trasformare questa ricchezza in un racconto comune senza perdere le specificità.

Cinquemila visitatori non rappresentano soltanto un risultato numerico. Sono cinquemila occasioni per far conoscere Modena attraverso un prodotto che porta nel mondo il suo nome.

Perché l’oro nero modenese non è soltanto un condimento.

È una storia che si può assaggiare. E, soprattutto, un territorio che vale la pena visitare.


BOX NEWSFOOD – Balsamico DOP e IGP: due prodotti, una stessa terra

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP

  • Materia prima: mosto d’uva cotto.
  • Invecchiamento: almeno 12 anni; almeno 25 per la tipologia Extravecchio.
  • Lavorazione: lenta fermentazione e acetificazione naturale, con travasi tra botticelle di legni diversi.
  • Presentazione: caratteristica bottiglietta da 100 ml disegnata da Giorgetto Giugiaro.
  • Utilizzo: poche gocce a crudo, anche su Parmigiano Reggiano, risotti, carne, frutta e gelato.

Aceto Balsamico di Modena IGP

  • Materie prime: mosto d’uva e aceto di vino, secondo il disciplinare.
  • Affinamento: almeno 60 giorni in contenitori di legno; periodi maggiori per le specifiche qualificazioni previste.
  • Utilizzo: versatile in cucina e a tavola, dalle verdure alle carni, dalle marinature ai condimenti.

La distinzione è fondamentale: non sono due categorie di qualità superiore o inferiore, ma prodotti differenti per composizione, metodo produttivo, tempi e utilizzi.

Fonti: Acetaie Aperte – Conoscere i prodotti | Regione Emilia-Romagna – Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.


Articolo aggiornato al 7 ottobre 2026. Gli articoli pubblicati  sono  realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.


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