Aborto: la Regione Lombardia ricorre a Consiglio di Stato contro TAR
12 Maggio 2008
Milano – La Regione Lombardia presenterà domani al Consiglio di Stato un ricorso urgente contro l’ordinanza del Tar della Lombardia che sospende le linee guida regionali per
l’attuazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, la decisione, che verrà adottata domani in una riunione di Giunta, è stata annunciata oggi dal presidente della
Regione, Roberto Formigoni e dall’assessore alla Sanità, Luciano Bresciani.
«Le nostre linee di indirizzo – ha detto Formigoni – non violano né la Costituzione, né la legge 194, né limitano il diritto all’interruzione volontaria della
gravidanza».
«Le motivazioni addotte dal Tar – ha aggiunto il presidente – appaiono quindi curiose, se non speciose. Vedo che in primo luogo si parla di Costituzione, ma non è compito del Tar
intervenire su questo tema. Specioso è, in secondo luogo, affermare che la 194 non lascerebbe spazio a interventi di normazione amministrativa, quando basta una semplice lettura per
rendersi conto che già gli articoli 1 e 2 prevedono contributi e competenze di Stato, Regioni ed Enti locali ai fini della corretta attuazione della legge stessa». E quanto alla
terza motivazione addotta dal Tar, il timore cioè di «aggravamento dei rischi di responsabilità professionali», la Direzione generale Sanità «esclude nel
modo più assoluto qualsiasi provvedimento disciplinare nei confronti dei ricorrenti».
«Chiaro che noi difenderemo strenuamente – ha dichiarato l’assessore Bresciani – il nostro provvedimento che tra l’altro ha rafforzato il sostegno ai consultori proprio per rendere
più informata e consapevole la decisione della donna. Peraltro è chiarissimo che dopo il 90mo giorno ci deve essere certificazione obiettiva che l’eventuale interruzione della
gravidanza è legata a patologie e quindi si tratta di aborto terapeutico, così come è chiarissimo che la 22ma settimana è oggi la soglia oltre la quale il feto
può sopravvivere (le nostre neonatologie sono in grado di assicurarlo). Quindi le nostre linee guida attuano un rispetto totale della 194 e una miglior tutela della donna e del
nascituro».
«Se poi il Tar – ha notato ancora Formigoni – volesse alludere a una differenziazione di situazioni sui territorio nazionale, ricordo che l’ultimo parere del Consiglio superiore di
sanità (4 marzo 2008), che riguarda evidentemente tutto il territorio nazionale, ha fatto proprie le raccomandazioni di Regione Lombardia e confermato il termine di 22 settimane e tre
giorni come soglia a partire dalla quale iniziano ad essere significative le possibilità di sopravvivenza del feto. Quindi il Consiglio superiore non ha evidentemente ritenuto che
potesse esserci sperequazione tra le regioni».
«Il parere del Tar – ha ribadito il presidente – appare dunque del tutto inconsistente e per questo motivo la Giunta delibererà domani il ricorso d’urgenza al Consiglio di Stato
chiedendo la revoca della sospensione stessa».
«E’ curioso leggere oggi – ha aggiunto Bresciani – la lettera che il ministro Livia Turco mi ha inviato il 14 marzo, nella quale mi assicura che ‘le linee guida della Regione Lombardia
costituiscono un atto di riferimento importante e vorremmo pertanto indicarle, insieme all’esperienza di altre Regioni, come atto di indirizzo nazionale’».
«Bene hanno fatto – ha concluso Formigoni – le Aziende Ospedaliere San Paolo e Mangiagalli a dichiarare che continueranno a muoversi secondo le nostre linee guida: del resto la scienza va
in questa direzione, a tutela della donna e del bambino«




