Achille Colombo Clerici: imposta Patrimoniale e demagogia
4 Agosto 2012
Milano 4 agosto 2012
Qualche anno fa, già dalla fine di luglio, Milano si trasformava da metropoli pulsante di vita convulsa a borgata di periferia, senza traffico e senza smog.
Le fabbriche e gli uffici restavano chiusi e gran parte dei Milanesi partiva per il mare, la montagna, per le tanto agognate ferie.
Qualcuno ne approfittava per godersi la città deserta e passava le sue ferie al massimo all’Idroscalo.
Non è più così ed anche Achille Colombo Clerici resta in città per seguire le vicende della sua città, per cercare di trovare una soluzione ai problemi che
ormai interessano tutte le categorie.
Ecco cosa propone:
Inizio messaggio inoltrato:
Data: 04 agosto 2012 10.52.28 GMT+02.00
Oggetto: Imposta Patrimoniale e demagogia.
A s s o e d i l i z i a
Roma, 4 agosto 2012
Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:
« E’ risaputo che se ad una azienda si richiede, dall’oggi al domani, il rientro sia pure parziale dell’esposizione bancaria, cioè il ripianamento dei debiti verso le banche, la si
mette in ginocchio. (ndr: la si uccide)
I conti formalmente tendono ad essere riequilibrati, ma l’equilibrio economico salta.
Analogamente avverrebbe per lo Stato italiano se si attuasse, come da taluno si suggerisce in modo superficiale, demagogico e talvolta forse interessato, un prelievo fiscale
eccezionale (detto diversamente, una patrimoniale, ordinaria o straordinaria che sia) per ridurre il debito pubblico.
Non so se si riuscirebbe a raccogliere la somma considerevole che si immagina, ma certamente si distruggerebbe il tessuto economico del Paese, già pesantemente minato da una serie di
provvedimenti fiscali dall’effetto complessivamente depressivo, che drenano peraltro già una cospicua fetta dei redditi privati (erodendo spesse volte anche il risparmio) soprattutto
nel settore immobiliare.
Ne deriverebbe un inevitabile collasso per lo Stato, soprattutto perchè il nostro sistema economico è basato, più che negli altri Paesi europei, sull’iniziativa e
sull’impresa privata di medio-piccola dimensione e sul risparmio delle famiglie .
Mettere in crisi questo sistema, con una ulteriore grave tassazione, significherebbe incrinare fortemente l’equilibrio che tiene insieme la nostra economia e porre una cappa di piombo,
dall’effetto fortemente depressivo, sulla possibilità di dare slancio alla crescita economica stessa.
Bisogna capacitarsi che, se si vuole ridurre il debito pubblico, non si possono usare strumenti fiscali ispirati alla logica “andiamo a prendere i soldi dove pensiamo ci siano”.
Occorre, viceversa una politica lungimirante che tenda gradatamente:
– a ridurre la spesa pubblica;
– a ridurre gli sprechi (che ammontano a qualcosa come più di trenta miliardi all’anno, il 7 % del prelievo fiscale );
– a “dismettere” il patrimonio pubblico, magari trasferendone la proprietà a prezzi ridotti, non però ad alcuni soggetti privilegiati, bensì ai risparmiatori diffusi,
attraverso l’emissioni di titoli rappresentativi di fondi incorporanti beni pubblici (rigorosamente destinando il ricavato all’abbattimento del debito pubblico e non al pagamento delle
spese correnti) ; pensiamo dunque alla traslazione della titolarità dei beni attraverso un sistema di titoli la cui remuneratività prescinda anche dalla redditività dei
beni;
– a rendere piu’ efficiente e meno dispendioso il sistema burocratico-istituzionale pubblico;
– a combattere l’evasione fiscale, sul campo e non con proclami ed azioni dimostrative, che hanno come effetto quello di terrorizzare anche i contribuenti onesti, che non hanno alcuna voglia di
avere a che fare col fisco italiano, non già perchè alla fine abbian sempre necessariamente qualcosa da nascondere, ma perchè avere il fisco tra i piedi è di per
sè una “rogna”;
– a far crescere l’economia, generando la fiducia nei cittadini verso lo Stato e alimentando la speranza nei giovani verso il futuro.
E così fra un lustro o poco più, con una politica di incentivazione per i fiscalmente virtuosi e senza disarticolare il sistema economico e produttivo, ma anzi attraverso la
crescita basata sulla fiducia nello Stato da parte dei cittadini,
ci troveremo a consegnare ai nostri figli e nipoti, un Paese più sano e con un debito pubblico ridotto.»
Redazione Newsfood.com





