Cibo kosher, non solo consumatori ebrei
19 Aprile 2012
Se la crisi chiama, il cibo Kosher risponde. Nonostante una congiuntura economica negativa, il mercato degli alimenti trattati secondo l’ortodossia ebraica è positivo.
A tracciare un quadro della situazione, Sandro Di Castro, presidente dell’Associazione Benè Berith, presente all’incontro tra cucina ebraica e cucina romana, promosso dall’ Azienda
Romana Mercati e Camera di Commercio di Roma.
Punto fondamentale, spiega Di Castro, il fatto che il kosher non sia esclusiva degli ebrei. Come spiegano gli esperti di Ortodox Union, su 100 consumatori solo 8 sono osservanti della religione
ebraica. Gli altri sono in primis amanti di un cibo ritenuto di qualità migliore (50), privo di allergeni, ad es: il lattosio, (17), vegetariano e rispettoso dell’ambiente (10) od anche
consumatori musulmani (15). Dati confermati dalla situazione dei ristoranti della capitale: nei locali capitolini Kosher, la maggioranza degli avventori è costituita da turisti.
La situazione serve da gancio per consentire a Di Castro di spiegare come il cibo Kosher faccia parte della tradizione enogastronomica italiana da tempo.
Per cominciare, la comunità ebraica risiede nella Città Eterna dal 139 a.C. Ai giorni nostri, poi, le aziende italiane di settore sono almeno 200, capaci di esportare negli USA
per 246 milioni di Euro.
Allora, conclude il presidente, la sfida attuale è “Non perdere il il grande business che è l’export Kasher negli Stati Uniti. A Roma e nel Lazio occorre strutturare l’offerta dei
prodotti agricoli di qualita’ presenti sul territorio, tramite l’aiuto di Cciaa Roma e Arm, per fornire un’offerta adeguata al mercato USA”.
Matteo Clerici





