Vino: Neri si nasce!
14 Marzo 2011
Il 21 Febbraio scorso, presso l’NH Hotel di Palermo, quattro Neri d’Avola hanno fatto faville, comunicando sensazioni infinite ai partecipanti alla
degustazione. Il “pelo e contropelo” ai “neri”, non per caso, è stato guidato da Luigi Salvo, Delegato AIS di Palermo Città. Si è trattato di un viaggio immaginario tra nord,
sud, est e ovest dell’isola di Sicilia, il continente del vino, verso il quale Luigi ci ha traghettato, quasi come un vitivinicolo Caronte di dantesca memoria. Quattro territori ricchi e
generosi, un guazzabuglio di profumi, sapori e sensazioni messi in bell’ordine da quattro cantine in quattro bottiglie.
Per chi non lo sapesse, il primo nero d’Avola imbottigliato, ormai tanti anni fa, fu il Duca di Castelmonte, seguito dal Rosso del Conte però in blend con altri autoctoni, oggi invece,
nel 2011, ci sono: Carmelo Bonetta del Baglio del Cristo di Campobello con “Lu Patri”, Giacomo Funàro della Cantina Funàro con “Omnis”, PierPaolo Messina di Marabino con
“Archimede” e, dulcis in fundo, Fabio Sireci di Feudo Montoni con “Selezione Vrucara”. Ma vediamoli meglio uno alla volta, in ordine di degustazione.
La Cantina Baglio del Cristo di Campobello è situata nel territorio di Campobello di Licata in provincia di Agrigento a circa 250 metri di
altitudine, coi suoi 30 ettari di vigne, impiantate 10 anni fa, produce circa 300.000 bottiglie. La famiglia Bonetta proviene da tradizioni contadine che con meticolosità e rispetto
della terra allevano l’uva. Essi sono forti della loro storia grazie al “Cristo” piantato tra le loro vigne, oggetto di continuo pellegrinaggio. Il Nero d’Avola dei Bonetta è un raro
caso in cui dei figli danno vita a un Lu Patri. Un vino che ripropone il rapporto tra padre e figlio, due generazioni spesso in contrapposizione che, in questo caso, forse si sono finalmente
incontrate dentro una bottiglia.
Il Lu Patri 2008, affinato in barrique non di primo passaggio per circa 12 mesi e poi in bottiglia per altri 12, si è rivelato al naso con la sua
frutta rossa ed una fresca vena di ciliegia, poi un filo di vaniglia e dopo un pò un netto caffè, in bocca ha confermato tutto, ben bilanciato, dai tannini setosi ma con margine
di ulteriore affinamento. Evidentemente, essendo il vino più giovane dei quattro in degustazione, dimostrava pienamente la sua sete di “tempo”.
La Cantina Funàro è situata tra Salemi e Santa Ninfa, in provincia di Trapani, a circa 300 metri di altitudine, nei suoi 45 ettari,
anch’essa con vigne relativamente giovani di circa 10 anni, produce circa 50.000 bottiglie applicando metodi biologici.
L’Omnis 2006, affinato in barrique per circa 12 mesi e poi in bottiglia per circa altri 12, presentava pochi frutti rossi al naso compensati però
da tante erbe balsamiche, tra le quali faceva capolino un deciso rosmarino, poi tutte insieme viravano verso una fresca menta per chiudere con un leggero cacao. In bocca era molto pieno e
bilanciato, dai morbidi e maturi tannini. Un vino pronto già oggi ma proteso verso la sfida del tempo, ultimo baluardo da sconfiggere.
La Cantina Marabino è situata nel territorio della Val di Noto in provincia di Ragusa, nella DOC Eloro-Noto a circa 50 metri di altitudine, nei
suoi 27 ettari, con vigne impiantate 40 anni fa, produce circa 130.000 bottiglie con metodi biodinamici, biologici e con potatura ad alberello. In azienda viene effettuata una pratica molto
antica chiamata “impupatura”, una caratteristica cimatura della vite.
L’Archimede 2007 è affinato in botti grandi da 60 HL per circa 12 mesi ed è l’unico Nero d’Avola che può fregiarsi dell’appellativo
di Riserva, denominazione riservata a DOC e DOCG con almeno 2 anni di invecchiamento e gradazione alcolica particolarmente alta. L’Archimede è riconducibile ad un singolo appezzamento di
terreno, concetto molto vicino a quello di “cru”, molto valorizzato dai francesi e tanto caro a Veronelli. Al naso ha mostrato subito erbe balsamiche e ciliegia, poi un accenno di caffè.
In bocca si è rivelato ben bilanciato, minerale e con note di cioccolato, con tannini ben presenti e finissimi, è un vino che non si rivela subito, bisogna farci amicizia per
riuscire a cogliere tutte le sue sfumature.
La Cantina Feudo Montoni, situata nel territorio di Cammarata in provincia di Agrigento, nella DOC Contea di Sclafani a circa 700 metri di altezza, nei
suoi 25 ettari produce circa 120.000 bottiglie in regime biologico e con potatura ad alberello. Fabio Sireci è il fortunato possessore di un antico germoplasma di Nero d’Avola risalente
a circa 70 anni fa, da esso derivano tutte le vigne che producono i suoi rossi.Il Selezione Vrucara 2007 è affinato in barrique per 6 mesi e in tonneaux per altri 6 poi per un anno in
bottiglia. Al naso tante erbe balsamiche e anche qui poca frutta rossa, poi caffè, pepe con un pizzico di vaniglia in più. In bocca mantiene tutto con dei tannini molto presenti
ma ulteriormente arrotondabili, vino maturo ma ancora con grande possibilità di affinamento.
Ad ulteriore rispetto del territorio e delle peculiarità intrinseche del vitigno, i vini in degustazione sono stati tutti prodotti con lieviti indigeni. La serata è stata una
grande occasione per ristabilire i canoni che ogni Nero d’Avola dovrebbe rispettare, poca prugna e pochissima vaniglia, un recinto di pochi eletti che lascia irrimediabilmente fuori dallo
steccato tutte quelle etichette che si fregiano del nome, ma non della qualità del principe di Sicilia. Neri si nasce, non si diventa!
Maurizio Artusi
per Newsfood.com





