La VII edizione del Pellegrino Cooking Festival è dedicata ai 150 anni dell’unità d’Italia
23 Settembre 2010
L’Italia è unita anche a tavola. Se ci fosse stato bisogno di un’ulteriore conferma che spaghetti, caponata, pizzoccheri o Fiorentina sono simboli, anche culturali, del nostro Paese,
questa è arrivata dal successo della settima edizione del Pellegrino Cooking Festival, kermesse patrocinata dal Ministero per i beni e le attività Culturali e dalla rappresentanza
in Italia della Commissione Europea, che quest’anno ha voluto dedicare il festival di Marsala (Tr) proprio ai 150 anni dell’unità d’Italia.
E come non farlo puntando sull’abbinamento fra l’alta cucina e i vini di qualità e sull’integrazione di gusti e aromi solo apparentemente “lontani”. Ecco allora, fra le tante proposte
presentate, una delicatissima tartare di scampi con un formaggio bergamasco, un risotto all’ossobuco con gremolada di arancio e limone di Sicilia o i ricercatissimi biscottini valtellinesi di
Prosto con del cioccolato bianco e quello fondente di Modica.
A pochi passi da dove erano sbarcati i Mille al seguito di Garibaldi, stavolta in Sicilia sono giunti otto dei più qualificati cuochi lombardi , fra cui alcuni stellati, per raccogliere
la sfida delle Cantine Pellegrino, da sempre uno dei nomi simbolo dell’enologia siciliana e testimoniare fra i fornelli il valore anche culturale dell’enogastronomia, cardine dell’immagine
dell’Italia nel mondo, e rafforzare così la nostra identità nazionale. Il tutto giocando su intelligenti reinterpretazioni di ricette lombarde ricombinate con materie prime
siciliane o viceversa. Un gioco che ha entusiasmato i fortunati commensali della due giorni svoltasi nelle “Torri” della sede storica della Pellegrino e appassionato gli stessi chef aderenti al
Consorzio Cuochi di Lombardia che hanno dimostrato di essere una squadra affiatata ed unita dall’obiettivo della qualità.
Con lo scopo di valorizzare la tradizione in cucina senza rinunciare all’innovazione e alle contaminazioni di altri territori, i cuochi del Nord hanno dimostrato come dalle Alpi a Pantelleria
esista un filo conduttore che, se basato sulla qualità delle materie e della professionalità, permette di armonizzare gusti ed abitudini a tavola solo apparentemente diversi.
Sotto la guida del presidente Matteo Scibilia, gli artigiani del cibo si sono trasformati in veri e propri artisti che hanno creato per l’occasione piatti originali a cui sono stati abbinati,
sotto la supervisione del sommelier di Palazzo Chigi Alessandro Scorsone, i vini della Pellegrino. Una sorta di fusion nazionale che per Martino Ragusa, autore del Nuovo Manifesto della Cucina
italiana, promosso dalle Cantine Pellegrino, rappresenta un valore aggiunto per la nostra enogastronomia.
Nelle due diverse serate, che hanno visto anche la partecipazione di due cuochi che non lavorano in Italia, si sono cimentati ai fornelli cuochi con tradizioni e professionalità diverse,
ma accomunati dall’obiettivo della qualità e del rispetto del territorio.
Venerdì 17 settembre Stefano Radici del ristorante La Sprelunga di Seveso, ha aperto la serata con una Patata croccante in sfoglia con Missoltini del Lago di Como su salsa al Marsala
Pellegrino. Classe 1982, Stefano Radici era il più giovane tra gli chef partecipanti. La sua è una cucina tradizionale con incursioni dal gusto moderno che rendono i suoi piatti
ancora più piacevoli e raffinati. Mauro Angius, del ristorante Greenbis – Bissen (Lussemburgo) ha preparato una Tartare di tonno rosso al melograno con alici al tartufo. Chicco e Bobo
Cerea, tre stelle Michelin, del ristorante da Vittorio a Brusaporto (Bergamo) hanno preparato per gli ospiti un Risotto mantecato al Grana Padano con ragù di Ossobuco al profumo di
agrumi siciliani. Per le cantine Pellegrino è stato un onore ospitare chef del calibro dei fratelli Cerea, la cui cucina si basa su piatti caratterizzati dal perfetto equilibrio tra
tradizione culinaria bergamasca e genio creativo. Il Presidente dei Cuochi di Lombardia, Matteo Scibilia, dell’Osteria della Buona Condotta di Ornago (MB) ha cucinato un Guanciale di vitello di
tradizione Bresciana all’olio del Garda Casaliva con verdure tricolori. La filosofia di Scibilia in cucina è semplice: materie prime di qualità, provenienti dal territorio
circostante per una cucina che prevede piatti della tradizione, rispettati negli ingredienti e nelle cotture. Ha chiuso la prima serata il dolce di Roberto Andreoni, ristorante Via del Borgo,
Concorezzo (Milano): Polenta concia con ricotta, latte di mandorla e mantecato di gelso. Andreoni propone piatti basati sui prodotti tradizionali, rivisitati con abbinamenti curati e insoliti,
nel rispetto delle radici culturali di una cucina permeata del territorio lombardo, dove gli ingredienti variano seguendo le stagioni.
Sabato 18 settembre è stata la volta di Gaetano Simonato, una stella Michelin, chef patron del ristorante Tano Passami l’Olio, Milano che aprirà la serata con una Tartare di
scampi cotti in brodo di limone e zenzero con mozzarella al basilico, aspic di pomodoro dolce, patata schiacciata, olio del Garda Casaliva e caviale di aringa. Da Tano passami l’olio si trova
una cucina, elegante, leggera, fatta di cotture veloci e niente grassi. Una cucina di ricerca che Tano stesso definisce “creativa con nota mediterranea”, sicuramente originale e di ricerca, mai
banale e priva di influenze delle mode del momento. È toccato poi al piatto di Pietro Milo, ristorante Nesis di Cesano Maderno (Milano): Rigatoni Senatore Cappelli di Latini, Orto e
Pescheria. Un piatto dove Milo ha messo tutta la sua passione per la cucina marinara, filo conduttore della cucina del ristorante dove il pesce è il protagonista indiscusso del
menù. Isamu Suzuki ristorante Isola Smeralda – Tokyo (Giappone) ha presentato un Marinato di pesce spada e “Konbu” al forno, salsa di pomodoro fresco con ricotta alla siciliana. L’altro
secondo piatto è stato affidato a Domenico Virgilio, ristorante La Barca a Rho (Milano): Bruscitt di Milano al Marsala con polentina alle erbette e ricottina di Pecora. Una cucina quella
di Virgilio che si basa sulla freschezza delle materie prime, sui sapori genuini, sulla riscoperta delle stagioni e delle cotture semplici per piatti delicati ed equilibrati. A chiudere la
kermesse Paolo Manfredi, ristorante I Valtellina, Milano con un Cremino di cioccolato bianco con cioccolato di Modica fuso e biscottini di Prosto. Paolo Manfredi ha studiato storia
contemporanea e lavorato come consulente aziendale ed esperto di pubbliche amministrazioni finché il demone della ristorazione non lo ha richiamato. Oggi gestisce il ristorante di
famiglia a Milano, famoso per la cucina dalla solida base valtellinese, pizzoccheri, sciatt, il pane di Teglio.
“Le Cantine ricorderanno con particolare affetto questa edizione delle Pellegrino Cooking Festival – afferma Benedetto Renda, amministratore delegato – perché caduta in concomitanza con
i 130 di attività dell’azienda. Un traguardo importantissimo che abbiamo voluto festeggiare con un festival dedicato alla cultura del territorio e alla storia del patrimonio culinario
italiano, valorizzando i piatti della tradizione gastronomica del nostro Paese. Grazie a questi artigiani della cucina abbiamo dimostrato che di fronte alla cucina di alta qualità tutte
le differenze tra Nord e Sud si appianano, anzi, che lo scambio di ingredienti, tradizioni, conoscenze può dar vita a creazioni dal sapore intenso che racchiudono tutta la cultura
enogastronomica del nostro Paese e che ci uniscono ancora di più.”
Un ringraziamento particolare va anche agli sponsor tecnici del festival, scelti tra i migliori rappresentanti della cultura gastronomica italiana: acqua Filette, olio del Garda Casaliva
Comincioli, Pasta Latini e Grana Padano.
Settembre 2010
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