Legambiente regala a Sgarbi una copia del Rapporto Ecomafia 2008
31 Marzo 2009
“Sperando di fare cosa gradita, Le facciamo dono di una copia dell’ultima edizione del Rapporto Ecomafia. All’interno, se avrà voglia e tempo di leggerlo, troverà una piccola
dimostrazione della robusta iniziativa contro la criminalità organizzata praticata da Legambiente, dai nostri circoli, dai nostri volontari, da tutti coloro che in questi anni hanno
combattuto la cosiddetta “ecomafia”, un neologismo che, è bene ricordare, fu coniato proprio dalla nostra associazione ben quindici anni fa”.
Così Vittorio Cogliati Dezza e Domenico Fontana, rispettivamente presidente nazionale e regionale Sicilia di Legambiente, hanno scritto al sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, per
rispondere, senza acrimonia ma con serietà, alle accuse di “sottovalutazione” della presenza di criminalità organizzata nel business dei parchi eolici e, di conseguenza, a quella
ancora più grave di complicità oggettiva con la mafia” in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Legambiente a favore della diffusione di impianti eolici per la produzione di
energia da fonte rinnovabile in Sicilia.
“Nel libro – continua la lettera – Le segnaliamo, fra l’altro, un paragrafo dedicato proprio agli affari della malavita organizzata (mafia e non solo) nel business degli impianti eolici,
un settore, come tutti i settori economicamente rilevanti, oggetto di attenzioni da parte degli “amici degli amici”. Le anticipiamo inoltre un paragrafo aggiornato con le ultime inchieste
sull’argomento anche sulla prossima edizione del Rapporto Ecomafia, in corso di pubblicazione”.
“Quello che ci appare insopportabile – concludono Cogliati Dezza e Fontana – è la strumentalizzazione della bandiera della lotta alla mafia utilizzata per la crociata contro le pale
eoliche: non è pensabile che solo chi si schiera contro i parchi eolici sia da annoverare sotto le bandiere dell’antimafia e chi, al contrario, è favorevole a uno sviluppo nella
legalità di questa fonte di energia rinnovabile si veda equiparato a complice del malaffare”.





