Roma: Allarme dell’Unione Europea per il Comparto della Pesca
23 Febbraio 2009
Roma – La pesca va verso il naufragio. Il grido dall’allarme viene dalle istituzioni europee: il settore della pesca è in seria difficoltà, i posti di lavoro sono
in pericolo e le scorte ittiche sull’orlo del collasso. La denuncia della commissione parlamentare europea della pesca riguarda gli stock in pericolo, che sarebbero almeno sedici e le
ripercussioni che questo problema ha sull’attività ittica e l’ occupazione.
Con una produzione di quasi 7 milioni di tonnellate nel 2005, l’Unione europea è la seconda potenza mondiale del settore, dopo la Cina e ad oggi circa 190 000 addetti sono
direttamente occupati nelle attività di cattura. Le specie più pescate continuano ad essere le aringhe, le acciughe e gli sgombri, ma scarsi controlli e una gestione poco
responsabile dà luogo al problema delle catture accessorie: ogni anno milioni di pesci e specie marine vengono accidentalmente pescate e rigettate in mare privi di vita.
E il fenomeno riguarda tra i 7 e i 27 milioni di tonnellate di pesci l’anno, cioé un quarto della pesca mondiale. Nel Mare del Nord, la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite
per l’alimentazione e l’agricoltura) ha stimato che questo spreco di risorse ittiche rappresenta tra i 500.000 e le 800.000 tonnellate ogni anno. Ma i rigetti costituiscono un problema
su scala mondiale, il cui volume annuale, secondo le stime, si situa tra i 7 e 27 milioni di tonnellate, il che rappresenta un quarto di tutte le specie di pesce ed altre specie
catturate. Tra l’altro proprio il tipo di pesca praticata in Europa, definita ‘multispecifica’, incrementa il rischio della pratica dei rigetti.
Per questo l’Ue ha sottoscritto documenti a livello internazionale contenenti dichiarazioni specifiche in merito alla necessità di ridurre i rigetti e le catture accessorie,
primo tra tutti il Codice di condotta della Fao per una pesca responsabile, ma anche l’Accordo di Roma sulla pesca mondiale, la Dichiarazione di Kyoto sul contributo sostenibile della
pesca alla sicurezza alimentare, l’Accordo di New York sull’ applicazione delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
La Commissione per parte sua ha deciso di avviare un’attività in questa direzione, volta a stimolare la discussione per riorientare la politica comune della pesca (PCP) in modo
che la pratica dei rigetti sia infine eliminata. E la Commissione parlamentare ha accolto con favore la proposta della Commissione, quale primo tentativo di centrare il problema delle
catture accessorie, sottolineando l’urgenza di sviluppare una normativa intesa ad eliminare tale pratica immorale ed insostenibile dal punto di vista ambientale, che in casi estremi
può riguardare il 90% dell’intera cattura e che ha un forte impatto su molte specie, compresi, ma non esclusivamente, gli invertebrati, i coralli, i mammiferi marini, gli uccelli
e le tartarughe.
Ed ha chiesto che vengano promossi metodi di cattura che rispettino l’ambiente, non compromettano la biodiversità marina e che non causino danni non necessari agli organismi
viventi. Tra le misure urgenti la Commissione prevede anche una serie di incentivi volti a favorie una pesca più sostenibile: dall’ autorizzazione di un aumento del numero di
giorni in mare o di un aumento del tempo di pesca per i pescherecci che utilizzino attrezzi più selettivi, all’accesso preferenziale dei pescherecci che usano attrezzi selettivi
alle zone vietate ai pescherecci che non utilizzano attrezzi selettivi. Si studia inoltre la possibilità di concedere l’ autorizzazione ai pescherecci equipaggiati di attrezzi
più selettivi a pescare durante i periodi in cui la pesca è vietata ad altri pescherecci.
Ansa.it per NEWSFOOD.com





