Bonus famiglia: forse la Befana porterà la tanto attesa rimodulazione delle fasce di reddito

Bonus famiglia: forse la Befana porterà la tanto attesa rimodulazione delle fasce di reddito

By Redazione

 

Il 2008 non l’ha portata. Ma forse arriverà nei primi giorni del 2009.. La tanto attesa rimodulazione del bonus, che doveva aumentare il
limite di reddito per consentire una più corretta distribuzione degli 8 miliardi destinati allo sconto fiscale, non c’è stata entro l’anno appena concluso, come
speravano i nuclei con più figli finiti per essere i più penalizzati da una misura che, come suggeriva il nome, proprio a loro doveva servire.
Il tempo sta per scadere, però, perché il decreto anticrisi varato lo scorso 28 novembre ha tempo fino alla fine di gennaio per essere convertito in legge, e
l’appuntamento “cruciale” per il bonus è dunque fissato per i giorni immediatamente dopo l’Epifania.
Il pacchetto delle possibili novità sembra quasi definito (la Lega dichiarava giorni fa già pronti i suoi emendamenti) per cui alla ripresa dei
lavori, l’8 gennaio, le commissioni Bilancio e Attività produttive della Camera dovrebbero dare subito il via alle votazioni.
“Tra l’8 e il 9 Gennaio si voterà”, ci anticipava il capogruppo del Pd nella commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, ma sull’esito del bonus famiglia non si
sbilanciava in previsioni.

Famiglia Cristiana: bonus e social card inutili tamponi

I giorni nel frattempo sono passati, ma le recriminazioni non si fermano. Questa settimana Famiglia Cristiana titola la copertina con “Forza
Famiglia”, e nelle pagine interne ci va giù duro.
Beppe del Colle scrive nell’editoriale di apertura che le famiglie italiane sono state prima illuse con vuote promesse elettorali, poi deluse quando la montagna ha partorito
striminziti topolini. “Bonus e social card una tantum sono provvedimenti tampone, che non tamponano un bel niente”, commenta il giornalista, che ricorda: “mentre
l’Istat certifica che è aumentata dal 4,2 al 5,3% la quota di famiglie che ha dichiarato di non aver avuto i soldi per il cibo almeno una volta nell’anno, la politica
intanto si trastulla tra federalismo e presidenzialismo”.

Un “Bonus” che favorisce i pensionati soli

Si chiama “bonus famiglia”, ma se immaginiamo la classica coppia con uno o due figli, saranno proprio loro quelli che meno potranno accedere allo sconto fiscale previsto dal
governo per aiutarli a sopportare la crisi in corso. Lo dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. I favoriti saranno, invece, i pensionati
soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una vera contraddizione, insomma.

Penalizzate le famiglie con uno o due figli
Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati.
“Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che
qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte
è un parametro troppo limitativo”.
Secondo l’indagine dell’Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%.
In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.

17.000 euro in due? Rientra a malapena un bidello
Ma vediamo qualche esempioconcreto. Il direttore Caf Acli ci spiega che sui 15.000 euro annui si aggira il reddito di un bidello neo-assunto, o lo stipendio di un metalmettanico,
sempre alle prime armi. “Basterebbe che la moglie avesse un reddito minimo, magari i 7.000 euro di un’infermiera part-time, per non rientrare più nella fascia prevista dal
bonus”.

I pensionati soli sono i più avvantaggiati
Diverso il discorso per i pensionati soli, che – secondo le Acli – saranno la categoria più favorita, con il 74% del campione che rientra nei parametri del bonus. “Se si
pensa che in Italia la pensione media dei lavoratori dipendenti è di 9.000 euro, è chiaro come questa categoria sarà la più soddisfatta; mentre se i pensionati si
considerano in coppia, la percentuale scende”.

Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo
Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo
che potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e
disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva.
Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei
redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all’imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili.
“Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte
eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l’eventuale assegno di
mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell’imponibile irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.

A chi presentare la domanda
Una volta accertato che si rientra nelle fasce per il bonus famiglia, il passo successivo è presentare la domanda. Che per tutti i lavoratori dipendenti va consegnata al
proprio datore di lavoro, per i pensionati all’Inps o all’Ente erogatore della pensione, mentre colf, badanti e disoccupati dovranno farne richiesta all’Agenzia delle Entrate.

Per i disoccupati più di una possibilità
Per i disoccupati, specifichiamo che nel caso si percepisca un assegno dalla cassa integrazione (Inps per i dipendenti), è all’istituto di previdenza che andrà presentata
la domanda; mentre se il reddito non supera i 2.840 euro lordi, si può rientrare ancora nella famiglia d’origine, e se il reddito complessivo della famiglia rientra nei limiti,
avere diritto al bonus.

I tempi della richiesta e la ricezione del bonus
Per la domanda si può fare riferimento tanto al reddito del 2007 quanto quello del 2008, eventualmente peggiorato con l’avanzare della crisi, ma – a seconda della scelta e
della categoria in cui si rientra – cambieranno i tempi di presentazione della richiesta.
Nel primo caso (reddito 2007), se si è pensionati o dipendenti, la domanda va fatta entro il 31 gennaio 2008; mentre se il soggetto di riferimento è l’Agenzia delle Entrate,
si avrà la possibilità di procedere per via telematica entro il 31 marzo 2009.
Reddito 2008? Altri tempi. E ancora, se ad erogare il bonus sarà l’Agenzia delle Entrate, si avrà tempo fino al 30 giugno 2009, mentre negli altri casi lo scadenza è
fissata per il 31 marzo 2009.

A quando i soldi? I rischi di aspettare 3 mesi o prendere solo una parte dei soldi
Ci siamo. Siamo arrivati all’ultimo passaggio. Ora non ci resta che aspettare il bonus, che arriverà a distanza di un mese dalla presentazione della richiesta, se si tratta di
dipendenti; due nel caso di pensionati.
Ma una domanda a questo punto ce la siamo posti. Per i lavoratori – come si sa –  i soldi saranno erogati dal datore di lavoro (e poi rimborsati dallo Stato), in base ai contributi
e il monte delle ritenute disponibili. In altre parole, c’è il rischio che l’azienda non abbia la liquidità necessaria per il bonus.
Che succede in questi casi? Paolo Conti, direttore nazionale Caf Acli, ci risponde che il rischio è da escludere per l’Inps, ma possono esserci casi, anche se non frequenti, per
chi lavora in piccole aziende, con due o tre dipendenti. “In questo caso il bonus verrà erogato in base alla presentazione della domanda nell’azienda, e se non ci fosse una
cifra sufficiente, il lavoratore potrà ricevere un bonus parziale, o aspettare fino al mese successivo. I soldi arriveranno comunque, bisognerà solo aspettare un po’ di
più”.

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