Roma: «I diritti dei detenuti e la Costituzione»
1 Ottobre 2008
«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Così enuncia l’art. 7 comma 3 della Costituzione. Fondamento che viene ripreso e sancito dalla legge di Riforma del 1975, in cui il detenuto è collocato al centro
della normativa che definisce i contenuti dell’Ordinamento Penitenziario: umanità, rispetto della dignità della persona, esclusione delle discriminazioni,
restrizioni limitate alle esigenze di disciplina e ordine, proiezione verso il reinserimento sociale e individualizzazione del trattamento.
Secondo l’art. 4 O.P. « i detenuti e gli internati esercitano personalmente i diritti loro derivanti dalla presente legge anche se si trovano in stato di interdizione
legale». Si tratta quindi di dichiarazioni che si ancorano solidamente nel 3° comma dell’Art 27, e che hanno avuto costanti conferme nella giurisprudenza della
Corte Costituzionale. Ma quanto, in realtà, l’esecuzione penale riesce ad attuare questi fondamentali principi? Le indicazioni delle Regole penitenziarie europee, punto di
riferimento per gli stati membri, rafforzano questi imprescindibili presupposti sottolineando nell’art. 4 «La mancanza di risorse non può giustificare
condizioni di detenzione che violino i diritti umani».
Il raffronto delle enunciazioni con la realtà organizzativa e operativa suscita interrogativi e perplessità laceranti al punto di chiedersi se e come possa realizzarsi una
esecuzione penale realmente rispettosa dei diritti umani, dato il difficile equilibrio tra i principi sanciti e l’effettività della condizione carceraria.
Partendo quindi dal presupposto che i cardini dell’Ordinamento Penitenziario sono conformi ai principi costituzionali italiani ed europei, che hanno come cardine il rispetto della
dignità e della personalità del detenuto, il convegno si propone di discutere sulle tematiche della rispondenza delle norme penitenziarie ai principi fondamentali e di
esaminare concrete testimonianze e proposte operative provenienti dalle esperienze del volontariato della giustizia, dell’Amministrazione Penitenziaria, dalla magistratura, dei
detenuti, dell’esecuzione penale esterna, degli enti locali, di tutti coloro che su questi temi lavorano quotidianamente.
Il SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) dal 1967 costituisce una presenza attiva nel volontariato delle carceri e della giustizia. Coordina
numerose associazioni presenti sul territorio nazionale. Nato per promuovere le attività delle associazioni impegnate nelle carceri, si è trasformato in un coordinamento
del volontariato tuttora impegnato nei confronti delle persone detenute, ma che ha ampliato le sue funzioni ad azioni non più ristrette ai soli istituti di pena ma diffuse sul
territorio, costruendo un confronto con le istituzioni ed il governo sui problemi della giustizia. E’ tra le prime associazioni ad introdurre in Italia il tema della mediazione
penale, per un nuovo modello di pace.
SEDE DEL CONVEGNO
SALA CONVEGNI ISTITUTO SUORE MARIA BAMBINA
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Quota di iscrizione al convegno: € 20,00
Chi desidera partecipare alla sessione prevista nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso deve far pervenire l’iscrizione al convegno entro il 19 novembre.
Indicazioni per il pernottamento:
Pensione Alimando – via Tinisi, 8
tel.: 06.39723807
Casa tra noi – via Monte del Gallo, 113
tel.: 06.39387355
Mater Ecclesiae – salita Monte del Gallo, 25/27
tel.: 06.6374653
Suore francescane – via Paolo Bentivoglio, 12
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Hotel Emmaus – via Candia, 135/b
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Pensionato S. Paolo – viale Baldelli, 41
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