Toscana laboratorio di identità e di bellezza

By Redazione

Firenze – La Toscana misura il suo rapporto con il paesaggio, primo: ne riconosce la bellezza e su questa costruisce le proprie azioni, secondo: di paesaggio le sue popolazioni
vivono; con il paesaggio sognano, lavorano e, alla fine, nel paesaggio si riconoscono.

Lo dice la Convenzione europea, non a caso firmata a Firenze, ed è stato ribadito stamani durante la presentazione del volume «Convenzione europea del paesaggio e governo del
territorio» (edito da Il Mulino) curato da Gian Franco Cartei, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze che della Convenzione analizza tutti i contenuti.

All’iniziativa, organizzata alla Villa Medicea di Careggi, è intervenuto l’assessore regionale alla cultura e al turismo, insieme al garante della comunicazione per il PIT della Regione
Toscana, il consigliere del Tribunale amministrativo della Regione dell’Umbria Pier Francesco Ungari, e Alberto Magnaghi, ordinario di pianificazione territoriale alla Facoltà di
architettura di Firenze. Il dibattito è stato animato cadendo in una fase cruciale di rivisitazione del codice del paesaggio alla luce anche del rapporto tra l’impostazione data dalla
Convenzione europea e le recenti proposte per il correttivo.

«La Toscana è un laboratorio di sperimentazione della Convenzione europea – ha detto l’assessore regionale alla cultura e al turismo – perché le sue norme di governo del
territorio interpretano il paesaggio quale elemento in trasformazione. E considerano la tutela un fattore composto da due elementi: da bellezza da un lato e da identità dall’altro.
Insomma, in quello che vedono, le persone si riconoscono, come dice la Convenzione di cui la Toscana è stata una delle prime promotrici. Per questo alla fine dico che la Toscana è
laboratorio di bellezza e di identità». Sono queste a orientare le scelte. E il paesaggio è fattore penetrante delle decisioni di settore. Chi allora se non le istituzioni,
espressione di una decisione collettiva, possono stabilire come tutelare e cosa nel paesaggio, la cui qualità è frutto di una percezione diffusa? Le scelte compiute dalle
istituzioni per definire le loro politiche territoriali, i progetti di trasformazione necessari allo sviluppo della società civile, oppure quelli progetti di riqualificazione, dovranno
essere orientate e condizionate dall’assunzione dei valori del paesaggio e dunque alla base della loro scelta ci dovranno essere sempre e comunque tanta partecipazione, tanto ascolto. Ma alla
fine del percorso, nulla dovrà ostacolare la decisione presa dal soggetto istituzionale.

Tutto come stabilito dalla Convenzione europea del paesaggio, strumento destinato a modificare in profondità la disciplina del paesaggio e del territorio anche in ordinamenti che, come
il nostro, vantano lunghe tradizioni giuridiche in materia. La Convenzione, infatti riscrive la nozione di paesaggio facendola coincidere con quella dell’intero territorio; include, a fianco
del paesaggio tradizionale, anche quelle parti del territorio che, come le aree degradate e della vita quotidiana, sono state sinora espunte dalla tutela ambientale; introduce il principio di
integrazione tra le varie politiche che riguardano il territorio; supera la dicotomia classica tra tutela e disciplina urbanistica; pone in discussione il paradigma della ripartizione delle
competenze normative e amministrative; valorizza la partecipazione sociale nel processo di individuazione dei beni oggetto di protezione; introduce per la prima volta nel panorama giuridico, a
fianco del noto concetto di conservazione, quello di trasformazione e gestione del paesaggio.

Chiara Bini

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