Dichiarazione dell'assessore Concetta Rau sui Consorzi industriali sardi

By Redazione

9 Novembre 2007 – «Oggi un direttore di un Consorzio industriale può costare in taluni casi anche oltre 300 000 euro all’anno, complessivamente i costi dei direttori sono
oltre 2,3 milioni di euro, i compensi degli amministratori e sindaci sono di poco inferiori ai 3 milioni di euro, per non parlare della proliferazione delle 47 società controllate,
collegate e partecipate con i loro ingentissimi costi per consigli di amministrazione, collegi dei revisori, ecc.

La riforma dell’organizzazione delle competenze e delle funzioni relative alle aree industriali è necessaria. Oggi, infatti, gli enti a cui è affidata la loro gestione, non sono
in grado di sostenere le politiche regionali di sviluppo industriale, favorendo l’attrazione di insediamenti produttivi in modo rapido, competitivo e trasparente, né di garantire un
utilizzo efficace delle loro risorse.

L’attuale disciplina dei Consorzi industriali, al contrario, ha consentito l’accumulo di deficit di bilancio assai ingenti, e consente che questi enti siano gestiti in assenza di regole
pubbliche sulla gestione come per esempio sulle procedure di assunzione del personale effettuate a chiamata diretta. E ancora, diversamente dalle amministrazioni pubbliche i Consorzi non sono
soggetti ad un controllo sulla gestione da parte della Corte dei Conti.

Ciò ha condotto i Consorzi, che pure devono la loro capacità di migliorare i loro conti economici rispetto al deficit derivante dalle loro attività (che ammontava, dal 1999
al 2004, a oltre 25 milioni di euro), alla realizzazione di opere pubbliche delegate, e dunque a risorse pubbliche, a divenire spesso luoghi di esercizio di potere in forme improprie e poco
trasparenti tanto che gli uffici della regione sono sommersi da procedimenti, contenziosi e ricorsi, spesso frutto di lotte politiche localistiche.

A questi elementi, che sarebbero già sufficienti a richiedere un intervento di radicale riforma, negli ultimi tempi si sono aggiunti anzitutto nuovi vincoli derivanti da norme
comunitarie: il Regolamento 1083/2006, infatti, limita l’entità delle contribuzioni pubbliche alla realizzazione delle opere infrastrutturali, in un contesto nel quale questi interventi
saranno sempre meno necessari, in quanto le infrastrutture primarie sono state quasi tutte realizzate. Inoltre dal 2006 si è realizzata una decisa riduzione delle competenze dei
consorzi, sia in materia di gestione dei rifiuti, sia in materia di impianti di acquedotto, fognatura e depurazione. Ancora, l’istituzione, con legge regionale, dell’Agenzia Sardegna
Promozione, ha posto in capo a questo nuovo soggetto il coordinamento delle funzioni di marketing territoriale e attrazione di investimenti esterni in Sardegna.

Queste sono le ragioni principali che hanno spinto la Giunta regionale prima a presentare, nel gennaio 2006, un disegno di legge che prevedeva un primo riordino delle funzioni in materia di
aree industriali e, successivamente, a proporre, dopo lo stralcio dalla proposta di legge finanziaria 2007, presentata il 7 febbraio 2007, un intervento più radicale di riordino delle
funzioni che prevede la soppressione dei consorzi, il trasferimento delle funzioni agli Enti locali e l’esercizio delle stesse attraverso otto Agenzie provinciali. Queste ultime, per la loro
natura pubblica, potranno garantire una gestione trasparente delle risorse, procedure trasparenti nella selezione del personale e l’eliminazione di Consigli di amministrazione inutili e
costosi.

La Giunta regionale ritiene questi punti essenziali per migliorare le condizioni dello sviluppo industriale della Sardegna e per introdurre criteri più seri e rigorosi di etica pubblica
nell’esercizio delle funzioni ad esso finalizzate. È giunto il tempo che, dopo molti mesi di confronto consiliare, esteso anche alle forze economiche e sociali e alle rappresentanze
degli enti locali, le forze politiche, anzitutto della maggioranza consiliare, assumano la responsabilità di affrontare nel merito i punti di una riforma così decisiva, e
l’impegno di portarla a compimento».

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