Chi è Daniele Salvagno, Ceo Redoro Frantoi Veneti, ambasciatore dell’olio Extra Vergine Italiano nel mondo

Chi è Daniele Salvagno, Ceo Redoro Frantoi Veneti, ambasciatore dell’olio Extra Vergine Italiano nel mondo

By Giuseppe

Dalle origini contadine della famiglia Salvagno all’espansione internazionale di Redoro, dagli incarichi in Coldiretti alla difesa dell’olio italiano. Il ritratto di un imprenditore veronese tra agricoltura, cultura e territorio.

Newsfood.com – 22 ottobre 2026

di Giuseppe Danielli 

La storia di Daniele comincia tra gli ulivi della Valpantena, sulle colline veronesi, ma attraversa mercati internazionali, istituzioni agricole, consorzi di tutela e iniziative culturali. Presidente di Redoro Frantoi Veneti, protagonista della rappresentanza agricola e sostenitore della valorizzazione dell’extravergine italiano, Daniele Salvagno ha costruito il proprio percorso professionale partendo da un’azienda familiare fondata nel 1895. Una vicenda imprenditoriale nella quale convivono tradizione e innovazione, attenzione alla filiera e capacità commerciale, con un legame costante con Verona e il suo territorio.

Le origini: Regina, Isidoro e dieci alberi di ulivo

Famiglia Salvagno – Redoro (foto archivio) – Mario con la moglie Isidora e i figli Daniele, Valeria, Paola e Lorenzo

 

Nel 1895, quando Regina e Isidoro Salvagno iniziano a lavorare la terra sulle colline veronesi, l’olio d’oliva è innanzitutto una risorsa alimentare ed economica. La famiglia coltiva ulivi, viti e ciliegi. I primi dieci alberi di ulivo costituiscono il nucleo di un’attività destinata a crescere attraverso diverse generazioni. Il nome Redoro nasce dalla combinazione dei nomi dei due fondatori: REgina e IsiDORO.

È una scelta che conserva ancora oggi il legame con le origini dell’impresa.

In un’epoca in cui l’agricoltura garantiva soprattutto il sostentamento familiare, l’olio poteva essere utilizzato anche come merce di scambio. Il suo valore era strettamente legato alla fatica del lavoro nei campi e all’andamento delle stagioni. Sarà Mario Salvagno, padre di Daniele, a imprimere una svolta decisiva, sviluppando l’attività commerciale e contribuendo alla trasformazione dell’impresa agricola in una realtà organizzata, progressivamente aperta ai mercati nazionali e internazionali.

La ricostruzione delle origini è documentata nella storia aziendale Redoro e nel profilo pubblicato da Il Nord Est.

La formazione di Daniele Salvagno e l’ingresso nell’azienda familiare

Daniele Salvagno nasce il 1° maggio 1970. Tra il 1984 e il 1989 frequenta l’Istituto Agrario Statale M.A. Bentegodi di Buttapietra, in provincia di Verona. La formazione comprende discipline agrarie e alimentari, con particolare attenzione alla chimica dei prodotti agricoli e alle tecniche di trasformazione.
Nel 1989 entra nell’azienda di famiglia. È l’inizio di un percorso che lo porterà progressivamente a occuparsi di produzione, commercializzazione, marketing e direzione aziendale. Alla preparazione scolastica affianca la formazione specialistica nel settore oleario, acquisendo competenze nella degustazione e nell’analisi sensoriale dell’olio extravergine. Per un imprenditore che vuole commercializzare un prodotto agricolo di qualità, conoscere direttamente le caratteristiche della materia prima rappresenta un vantaggio importante.
Nel suo percorso professionale la competenza tecnica diventa così complementare a quella commerciale.
Dal 2015 assume la presidenza e la rappresentanza legale di Redoro Frantoi Veneti.

A 22 anni la decisione di investire in un frantoio

Una delle prime decisioni imprenditoriali significative arriva nel 1992. Daniele ha appena 22 anni quando affronta l’acquisto dell’antico frantoio di Mezzane, rilevandolo dai conti Liorsi. L’operazione, ricordata nel suo curriculum professionale, comporta l’assunzione diretta di un rischio economico.  non indifferente. È un passaggio importante perché segna il consolidamento di una strategia basata sul controllo delle diverse fasi della filiera.
La disponibilità di strutture di trasformazione vicine alle aree di coltivazione consente infatti di organizzare meglio il conferimento delle olive, la molitura e la successiva commercializzazione. Il rapporto tra gli olivicoltori e il frantoio diventa uno degli elementi centrali del modello Redoro.
Negli anni l’azienda sviluppa la propria attività tra Grezzana, Mezzane e il territorio gardesano, mantenendo un collegamento diretto con le principali aree olivicole veronesi.

L’America e i ristoranti di New York: vendere olio insegnando a conoscerlo

A metà degli anni Novanta Daniele affronta una nuova sfida: portare l’olio extravergine italiano negli Stati Uniti. Il mercato americano offre importanti possibilità, ma la cultura dell’extravergine è ancora lontana dalla diffusione attuale.
In un’intervista pubblicata da Il Nord Est, Salvagno racconta di aver visitato personalmente diversi ristoranti di New York per proporre il prodotto agli chef. Il confronto riguarda anche le abitudini gastronomiche: l’utilizzo del burro, particolarmente diffuso in determinate preparazioni, può lasciare spazio alla qualità indiscussa dell’extravergine italiano .

Non è soltanto una questione commerciale. Occorre spiegare il prodotto, illustrarne le caratteristiche, proporre degustazioni e dimostrarne le possibilità in cucina. In quegli anni la concorrenza internazionale utilizzava spesso richiami all’italianità anche attraverso marchi e denominazioni commerciali. Per un’impresa che punta sull’origine e sulla qualità, diventa essenziale comunicare le differenze tra i prodotti.
L’esperienza americana contribuisce alla crescita internazionale di Redoro e rappresenta un esempio della strategia di Salvagno: promuovere l’olio attraverso la conoscenza, non soltanto attraverso il prezzo.

Fonte: Il Nord Est – Daniele Salvagno, il Redoro dell’olio d’oliva veneto.

Daniele Salvagno nel frantoio con le macine a pietra

Le denominazioni di origine e la difesa dell’olio italiano

Parallelamente all’attività commerciale, Salvagno si impegna nella valorizzazione delle produzioni certificate. Il Veneto possiede una tradizione olivicola meno estesa rispetto alle grandi regioni produttrici del Centro e Sud Italia, ma è caratterizzata da territori, varietà e condizioni ambientali particolari. Le denominazioni di origine rappresentano uno strumento per tutelare queste specificità.
Nel 2011 Salvagno assume la presidenza del Consorzio Olio Extravergine Veneto Valpolicella DOP; nel 2013 quella nazionale di FederDOP Olio.

Il suo impegno si inserisce nel più ampio processo di valorizzazione delle produzioni a denominazione protetta. Per il consumatore, le sigle DOP e IGP non sono semplici strumenti pubblicitari: identificano produzioni soggette a disciplinari e controlli. Il tema è particolarmente importante per l’olio, dove la provenienza della materia prima, le tecniche di lavorazione e la corretta informazione in etichetta incidono sulla possibilità di riconoscere le diverse tipologie di prodotto. La tutela dell’origine, tuttavia, deve accompagnarsi alla capacità delle imprese di costruire mercati remunerativi per gli agricoltori. È una questione che attraversa l’intera filiera italiana dell’extravergine.

Per approfondire: Registro europeo delle indicazioni geografiche – eAmbrosia.

La crescita di Redoro e il ruolo della famiglia

Redoro è rimasta un’impresa a forte caratterizzazione familiare. Accanto a Daniele operano i fratelli Lorenzo, Valeria e Paola, impegnati in differenti aree dell’attività. La presenza della famiglia rappresenta un elemento di continuità rispetto alle origini, ma anche un modello organizzativo nel quale le competenze devono confrontarsi con le esigenze di un mercato sempre più articolato. Nel corso degli anni l’azienda ha sviluppato una rete di rapporti con gli olivicoltori e ha ampliato la propria presenza commerciale.
Un articolo del 2020 pubblicato da Il Nord Est riportava un fatturato di circa 14 milioni di euro, una rete di mille produttori e una significativa attività di esportazione. Oggi il fatturato è di circa 21 milioni di Euro.

La dimensione internazionale non ha cancellato il rapporto con il territorio di origine. Grezzana rimane il centro della storia aziendale, mentre i frantoi e le attività collegate contribuiscono a valorizzare diverse aree della provincia veronese. La continuità familiare è dunque uno dei tratti distintivi di Redoro, insieme alla capacità di affiancare alla produzione attività commerciali e di accoglienza.

Coldiretti Verona, Coldiretti Veneto ed Epaca: gli incarichi istituzionali

L’attività di daniele si estende progressivamente alla rappresentanza del mondo agricolo. L’8 maggio 2018 viene eletto presidente di Coldiretti Verona, succedendo a Claudio Valente. La nomina segna l’ingresso in una posizione di responsabilità nella principale organizzazione professionale agricola italiana. Il 25 luglio dello stesso anno assume la presidenza di Coldiretti Veneto, succedendo a Martino Cerantola. L’incarico lo porta a confrontarsi con questioni che riguardano l’intero sistema agricolo regionale: tutela delle produzioni, redditività delle aziende, sicurezza alimentare, etichettatura, rapporti con i mercati e sostenibilità delle attività agricole.
Nel 2021 arriva un ulteriore incarico nazionale. Il 16 novembre viene annunciata la sua nomina a presidente di Epaca, il patronato promosso da Coldiretti. Epaca opera nell’assistenza previdenziale e sociale, offrendo servizi a lavoratori, pensionati e cittadini. È un settore differente da quello produttivo, nel quale l’esperienza manageriale e organizzativa assume particolare importanza.
Nel corso della carriera Daniele Salvagno ha ricoperto anche incarichi presso organismi economici e camerali del territorio veronese.
Nel 2018 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, secondo quanto riportato nel curriculum istituzionale.

Fonti: Elezione del 2018, Regione Veneto – Nomina alla presidenza regionale, Coldiretti Verona – Nomina a presidente Epaca.

Dall’olio al vino, dalla produzione all’ospitalità

Nel tempo l’attività imprenditoriale si è estesa oltre la produzione e la commercializzazione dell’olio. La società agricola La Fontanina, costituita nel 2008, rappresenta una delle iniziative legate alla diversificazione agricola. Altre attività riguardano il vino, la ristorazione e l’accoglienza. La Locanda dell’Oleificio a Mezzane di Sotto, le bruschetterie Redoro e le iniziative gastronomiche collegate al marchio permettono di presentare i prodotti direttamente al consumatore. L’extravergine viene così valorizzato non soltanto come alimento confezionato, ma come ingrediente da conoscere attraverso l’assaggio e l’abbinamento gastronomico.
Il modello richiama una tendenza diffusa nell’agroalimentare italiano: integrare produzione, trasformazione, vendita diretta ed esperienza turistica. Per un’impresa radicata in un territorio di forte richiamo enogastronomico come quello veronese, questa integrazione offre opportunità commerciali, ma richiede anche investimenti e competenze specifiche.

L’olio deve imparare a raccontarsi come il vino

Uno dei temi ricorrenti nelle dichiarazioni di Salvagno riguarda la necessità di sviluppare una maggiore cultura dell’olio extravergine. Il confronto con il vino è particolarmente significativo. Il consumatore conosce sempre meglio le differenze tra vitigni, territori, annate e denominazioni vinicole. Per l’olio, invece, la scelta continua spesso a essere guidata principalmente dal prezzo.

Eppure anche gli extravergini presentano differenze sensoriali importanti. La varietà delle olive, il grado di maturazione, le condizioni ambientali, la lavorazione e la conservazione contribuiscono a determinare profumi, sapori e caratteristiche del prodotto. Un olio può presentare note erbacee, sentori di mandorla, carciofo o pomodoro, intensità differenti di amaro e piccante. Queste caratteristiche possono orientare gli abbinamenti gastronomici. Durante il press tour Redoro dell’ottobre 2026, la degustazione di diversi extravergini ha rappresentato uno dei momenti dedicati proprio alla conoscenza delle differenze tra le produzioni. L’obiettivo culturale è chiaro: fare in modo che il consumatore non chieda soltanto quanto costa una bottiglia, ma anche quali olive contiene, da dove proviene e come può essere utilizzata in cucina.

Il futuro dell’olivicoltura tra ricerca, clima ed economia circolare

Le sfide dell’olivicoltura riguardano anche il cambiamento climatico, i costi produttivi e la gestione delle risorse. Tra le iniziative sviluppate o esaminate da Redoro figurano il recupero dei sottoprodotti della lavorazione, l’efficienza energetica e possibili nuove applicazioni industriali di componenti derivanti dalle olive. Foglie, sansa e acque di vegetazione costituiscono materiali sui quali la ricerca sta studiando differenti possibilità di valorizzazione.
È importante distinguere tra processi già industrializzati e progetti ancora in fase di sperimentazione. Anche l’evoluzione delle condizioni climatiche può modificare la geografia dell’olivicoltura. L’ipotesi di coltivazioni a quote più elevate, in alcune aree della Lessinia, è stata richiamata da Daniele Salvagno tra le possibili prospettive future. La realizzabilità di tali progetti dipende tuttavia da numerosi fattori agronomici, ambientali ed economici. La ricerca e l’innovazione possono offrire nuove opportunità, ma non eliminano le difficoltà strutturali del settore.

Le 67 Colonne dell’Arena: Redoro al fianco della cultura veronese

Verona, 12 giugno – Daniele Salvagno (Redoro) con la sua signora – Arena Opera Festival 2026

Il rapporto di Daniele Salvagno con Verona non riguarda soltanto l’agricoltura e l’economia. Redoro Frantoi Veneti partecipa al progetto 67 Colonne per l’Arena di Verona, l’iniziativa di mecenatismo culturale promossa da Fondazione Arena a partire dal 2021. Il progetto richiama idealmente le arcate perdute dell’anello esterno dell’anfiteatro romano, distrutte dal terremoto del 1117. Le colonne vengono simbolicamente ricostruite attraverso il sostegno di imprese e professionisti che contribuiscono alle attività della Fondazione. La partecipazione di Redoro è documentata sia dall’azienda sia dagli elenchi dei mecenati presenti sul portale nazionale Art Bonus. In un’intervista pubblicata da L’Arena, il Presidente di Redoro Frantoi Veneti, ha spiegato che l’adesione nasce dal legame familiare con Verona e dal desiderio di contribuire alla tutela di un patrimonio culturale conosciuto in tutto il mondo. Nella stessa intervista ha ricordato il padre Mario e le passeggiate in città insieme allo chef Giorgio Gioco, storico protagonista del ristorante 12 Apostoli, mancato nel 2019. È un ricordo che collega la dimensione familiare alla storia gastronomica e culturale veronese.
Salvagno ha raccontato anche un particolare curioso: durante l’attesa telefonica, chi chiama Redoro può ascoltare il Va’ pensiero del Nabucco di Giuseppe Verdi, particolarmente amato dal padre.
Il progetto 67 Colonne ha raggiunto nel maggio 2026, secondo i dati diffusi da Fondazione Arena e riportati dall’ANSA, 11,8 milioni di euro raccolti complessivamente dalla sua nascita.
La partecipazione di Redoro testimonia una forma di impegno imprenditoriale che affianca alla promozione dei prodotti del territorio il sostegno alle sue istituzioni culturali.

Fonti: Fondazione Arena – 67 Colonne, Redoro – Adesione al progetto, L’Arena – Intervista a Daniele Salvagno, Art Bonus – Mecenati del progetto.

Lo sport e il Giro d’Italia 2026

Un altro ambito nel quale Redoro ha sviluppato iniziative di comunicazione e promozione è quello sportivo. Nel 2026 l’azienda ha associato il proprio marchio al Giro d’Italia e al Giro d’Italia Women, con un impegno particolarmente visibile nella sponsorizzazione della Maglia Bianca della competizione femminile. Il ciclismo rappresenta un’occasione per promuovere il marchio e collegare l’extravergine a temi come alimentazione, attività fisica e territorio. L’iniziativa rientra nella strategia di ampliamento della visibilità di Redoro, che negli anni ha affiancato alla commercializzazione tradizionale nuove forme di comunicazione.

L’impegno sociale e il legame con Grezzana

Accanto all’attività professionale, il percorso biografico di Salvagno comprende esperienze associative, educative e sportive. Nel curriculum risultano incarichi e attività legati al Centro Giovanile di Grezzana, al mondo associativo parrocchiale, alla scuola e allo sport locale. Sono esperienze che precedono o accompagnano la carriera imprenditoriale e che testimoniano una presenza continuativa nella comunità. La biografia comprende anche il servizio come carabiniere ausiliario e l’attività di donatore di sangue. Questi elementi aiutano a comprendere come la dimensione territoriale abbia accompagnato il suo percorso, senza esaurirsi nei rapporti economici dell’azienda.

Daniele Salvagno e le sfide dell’olio extra vergine italiano

Daniele Salvagno col Ministro Lollobrigida – Stand Redoro – Sol2Expo 2025

L’Italia possiede un patrimonio olivicolo straordinariamente diversificato, ma deve affrontare difficoltà strutturali importanti. I costi di produzione, la frammentazione delle aziende agricole, la concorrenza internazionale, l’instabilità climatica e le oscillazioni dei raccolti incidono sulla competitività della filiera. La qualità, da sola, non garantisce risultati economici soddisfacenti. Occorrono organizzazione produttiva, investimenti, promozione e capacità di raggiungere i consumatori. L’esperienza di Salvagno offre un esempio di come un’impresa familiare abbia cercato di affrontare queste sfide attraverso il rafforzamento della filiera, la valorizzazione delle denominazioni, le esportazioni e la diversificazione delle attività. Non si tratta di un modello automaticamente replicabile da tutte le aziende olivicole.
Le dimensioni, le risorse disponibili e le condizioni territoriali possono essere molto differenti. Rimane però un interrogativo di interesse generale: come fare in modo che il consumatore riconosca il valore dell’olio extravergine italiano e che questo valore si traduca anche in un reddito adeguato per gli agricoltori? È una questione che riguarda l’intero sistema agroalimentare nazionale.

Una storia imprenditoriale ancora in evoluzione

Dalla Valpantena ai mercati internazionali, dal primo frantoio acquistato da giovane agli incarichi nelle organizzazioni agricole, Daniele Salvagno ha attraversato oltre trentacinque anni di trasformazioni dell’agroalimentare italiano. La storia di Redoro mostra come un’impresa nata da una piccola attività contadina possa svilupparsi conservando un’identità territoriale riconoscibile. La continuità familiare, la valorizzazione dell’origine e la capacità commerciale sono stati elementi importanti di questo percorso. Restano le sfide del futuro: cambiamento climatico, competitività, innovazione tecnologica, sostenibilità economica e ricambio generazionale. Il patrimonio costruito dalla famiglia Salvagno a partire dal 1895 costituisce il punto di partenza. La capacità di adattarlo ai nuovi scenari determinerà il prossimo capitolo della storia di Redoro.

 

Foto Cover: Daniele Salvagno – CEO Redoro Frantoi Veneti – all’Arena di Verona


Clicca qui per vedere la rassegna stampa completa di REDORO


© Riproduzione Riservata

Copyright:

Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

Siamo ciò che nutre i nostri sensi
Fondata nel 2001, on line dal 2005,
testata giornalistica dal 2010

Direttore Giuseppe Danielli
Redazione Contatti


Redoro Frantoi Veneti, “Campioni del Mondo: Italia Loves UNESCO”, Fondazione Arena di Verona, “67 Colonne”, Garda

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD