Spreco alimentare, Terra Madre e vino: il paradosso del cibo che perde valore
8 Ottobre 2026
Dalle pattumiere degli italiani al burro diventato souvenir a Parigi, Giampietro Comolli riflette sul valore del cibo, sui consumi, sulla comunicazione del vino e sulla necessità di formare nuovi dirigenti per i Consorzi di tutela.
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Newsfood.com, 8 ottobre 2026
NOTA DEL DIRETTORE
Lo spreco alimentare diminuisce, ma continuiamo a buttare alimenti che hanno richiesto terra, acqua, energia e lavoro. Comolli coglie una contraddizione: proprio chi dispone di meno risorse può trovarsi maggiormente esposto allo spreco e a un’alimentazione inadeguata. C’è poi una domanda che attraversa tutto il suo intervento: sappiamo ancora distinguere il prezzo dal valore? Vale per il cibo, per il vino e persino per chi deve guidare i Consorzi di tutela.
Un tema che merita di essere affrontato senza dimenticare la lezione di Carlin Petrini, il papà di Terra Madre: buono, pulito e giusto devono essere accessibili, non soltanto raccontati.
Giuseppe Danielli
Newsfood.com, 8 ottobre 2026
Spreco alimentare, Terra Madre e vino: il paradosso del cibo che perde valore
Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
A Parigi il burro batte la Torre Eiffel come souvenir
Un po’ fuori tema, ma merita. Sono appena rientrato da un brevissimo viaggio a Parigi, alla Sorbona, dove mia figlia ha tenuto una lezione universitaria sullo stato demografico europeo. Mi sono imbattuto in un negozio di prodotti francesi, e ce ne sono tanti.
Non c’è più soltanto la Torre Eiffel in miniatura come ricordo. Ora sembra stravincere una confezione speciale da viaggio di burro, butter o le beurre, da 125-250 grammi, salato, dolce, alla vaniglia o al cioccolato, moulé à l’ancienne. Confezioni studiate per resistere anche al viaggio, secondo quanto proposto dai venditori. La Grande Épicerie a Parigi è presa d’assalto da americani e giapponesi.
E noi? Non abbiamo nessuna DOP, IGP o De.Co. capace di diventare un souvenir gastronomico altrettanto riconoscibile?
Spreco alimentare: più consapevolezza, ma ancora troppo cibo nella pattumiera
Per restare sul tema alimentare, i recenti incontri a Terra Madre a Torino, le ricerche di Doxa, Ipsos e le analisi degli osservatori di mercato, compreso il nostro OVSE-CevesUni, sembrano indicare una crescente consapevolezza dei danni provocati dallo spreco alimentare domestico al Pianeta e ai suoi abitanti.
La serie storica, pur con oscillazioni, mostra un miglioramento. Sembra che le campagne pubblicitarie e di sensibilizzazione promosse da Ministeri, enti e associazioni, riprese anche dall’informazione giornalistica, abbiano prodotto qualche risultato.
Noi italiani siamo passati da circa 600-610 grammi pro capite alla settimana negli anni 2020-2021 a 493,7 gramminella rilevazione più recente.
Le pattumiere degli italiani parlano chiaro: mentre lo spreco resta elevato in alcune fasce sociali e nella ristorazione, emergono comportamenti più attenti tra consumatori benestanti e medio-ricchi. In ogni caso, quasi mezzo chilo a settimana per persona è ancora troppo.
Anche il prezzo dei prodotti alimentari sugli scaffali incide. Si butta di più non necessariamente perché si compra meno, ma perché si compra male, spesso inseguendo il primo prezzo.
Il dato fondamentale è però un altro: nella pattumiera non buttiamo soltanto il prezzo, alto o basso, ma il valore complessivo dell’alimento. Terra, acqua, energia, lavoro, occupazione, salari, trasporti. E anche l’impatto ambientale che è stato necessario sostenere per produrlo.
Il paradosso dello spreco: chi ha meno può sprecare di più
Ecco il paradosso dello spreco: chi dispone di meno risorse economiche può essere proprio chi finisce per sprecare di più. È una riflessione che emerge dalle diverse ricerche.
Quando il reddito è basso, il prezzo al consumo diventa decisivo. Ma negli ultimi anni di crisi, aggravata dalle tensioni geopolitiche, si aggiunge un altro problema: lo spreco nutrizionale, cioè un’alimentazione inadeguata che può provocare danni alla salute individuale e costi per la collettività.
Il mondo politico deve continuare a investire nell’educazione alimentare. Ma non basta.
Anche il vino deve imparare a parlare a tutti
Una riflessione importante arriva anche da alcuni enologi e sommelier, non necessariamente i più conosciuti o presenti sui giornali, sulla forza della comunicazione e del linguaggio utilizzato per proporre, consigliare o semplicemente parlare di vino.
Troppi eccessi elitari, accompagnati dal solito disco, che finisce per banalizzare e standardizzare il racconto, nel tentativo di catturare l’attenzione del consumatore.
In questi giorni è uscito anche un sondaggio OVSE-CevesUni sulla qualità degli assaggi dei vini nel primo semestre 2026, coordinato e commissionato da un gruppo di distributori, importatori, esportatori e operatori commerciali del vino italiano.
Il risultato, in sintesi, è questo: si può bere bene e in sicurezza spendendo anche meno di cinque euro a bottiglia. Alcuni grandi supermercati e distributori stanno lavorando in questa direzione, in Italia e all’estero, con risultati commerciali positivi.
Il linguaggio sul vino di qualità non deve essere standardizzato, ma comprensibile e riconoscibile anche da consumatori con conoscenze diverse.
Bisogna saper percorrere gli scaffali dei supermercati. Ci sono offerte promozionali, anche legate alle tessere fedeltà, che permettono di acquistare a metà prezzo bottiglie normalmente proposte a 9-11 euro. Basta essere attenti e curiosare.
Terra Madre: quarant’anni di una rivoluzione culturale
Dicevo di Terra Madre e del movimento nato a Bra quarant’anni fa grazie all’indimenticabile Carlo Petrini.
Slow Food ha stimolato, anno dopo anno, un approccio diverso al vino e al cibo, valorizzando produzioni lontane dai grandi circuiti industriali e mediatici. Ha cominciato a parlare con continuità di biodiversità, cultura alimentare e rispetto del lavoro contadino.
Molto più di quanto abbia fatto una parte della rappresentanza agricola, che negli ultimi anni ha puntato anche sulla creazione di mercati rionali dell’enogastronomia, mentre diminuiva il numero delle imprese con prospettive di futuro.
La sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto si è svolta a Torino nel quarantesimo anniversario di Slow Food. Come titolare della tessera numero 19 di ArciGola del 1986, ricordo ancora la mia partecipazione come relatore alla prima edizione del Salone del Gusto al Lingotto.
Quest’anno il tema del cibo buono, pulito e giusto ha dovuto convivere con la crisi climatica, i prezzi elevati, la contrazione dei consumi, l’inflazione e uno scenario sociopolitico poco incoraggiante.
A Torino si sono incontrate persone provenienti da 120 Paesi. Slow Food ha rilanciato, finalmente, il tema della materialità e immaterialità del valore, non semplicemente del prezzo, e della ricchezza dell’enogastronomia.
Una sola riflessione: ha ancora senso puntare soprattutto su una grande mostra-esposizione, oppure sarebbe più utile un mercato itinerante di cose buone da portare sotto casa degli italiani?
Per approfondire: Terra Madre Salone del Gusto 2026 – sito ufficiale.
BolognaFiere costruisce un polo del vino
A questo cambiamento si collega anche l’attivismo di BolognaFiere, che sta costruendo un insieme di manifestazioni dedicate al vino e all’alimentazione.
Dopo SANA e SANA Food, BolognaFiere ha concluso una partnership industriale e azionaria con Class Editori relativa a Gambero Rosso, attraverso una nuova holding.
Slow Wine Fair è già approdata a Bologna, così come il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI. Anche Champagne Experience ha scelto il capoluogo emiliano, ampliando ulteriormente l’offerta fieristica.
Bologna vuole proporsi come contraltare a Verona, ma forse puntando, finalmente, su aspetti di mercato e non soltanto sulla tradizionale mostra espositiva.
Speriamo.
Fonte: BolognaFiere – Partnership industriale e azionaria per Gambero Rosso.
Consorzi di tutela: servono nuovi direttori, non soltanto amministratori
Su tutto questo cambiamento innesto una proposta che viene dal basso, ma anche da vecchi direttori di Consorzi di tutela del cibo DOP e del vino DOC, oggi in pensione.
C’è bisogno di una scuola o di un istituto professionale post-diploma, rivolto a giovani provenienti da agraria, tecnologia alimentare, scienze alimentari, enotecnica e vitivinicoltura. Una scuola molto operativa, pratica, concreta e reale.
Ricevo continue richieste da produttori, molti dei quali attivi all’interno di organizzazioni come Consorzio Italia Vino, Istituto ItaliaSaleAlimentare, Origin Italia, Qualitalia, AICIG, AICOT, AFIDOP, Unaprol. Troppe sigle, come sempre in Italia.
Mi chiedono di segnalare giovani in grado di diventare segretari o direttori di Consorzi di imprese.
Non è un ruolo facile. Non basta una laurea in enologia o in discipline economiche. Oggi servono esperienze sindacali, imprenditoriali, legali, amministrative e politiche.
Attenzione: trasferire un dipendente di cantina o di assessorato alla direzione di un Consorzio non significa automaticamente aver trovato la persona adatta.
Soprattutto quando il direttore deve essere una figura super partes, non il referente personale del presidente o di qualche grande consigliere.
Il direttore deve saper rappresentare le volontà del grande e del piccolo produttore. Il presidente non può fare il direttore e viceversa.
È un tema da affrontare con urgenza, soprattutto in anni difficili, quando bisogna cambiare i disciplinari di produzione e avere una vera visione di filiera, dal campo al mercato, con tutte le implicazioni legate alla concorrenza leale e alla conoscenza delle normative nazionali, europee e internazionali.
Oggi, sulla piazza, queste figure sono difficili da trovare.
Giampietro Comolli
7. BOX NEWSFOOD – Spreco alimentare: quanto vale mezzo chilo di cibo buttato?
Il dato di 493,7 grammi di cibo sprecato a persona ogni settimana è riportato dal Rapporto Waste Watcher diffuso a settembre 2026. Rispetto ai 555,8 grammi della precedente rilevazione, la diminuzione è dell’11,17%.
Il rapporto stima che lo spreco domestico italiano equivalga a circa 25,74 chilogrammi annui per persona, per un valore complessivo di 6,6 miliardi di euro all’anno. Ma il costo non si ferma allo scontrino: quando un alimento finisce nella pattumiera si sprecano anche le risorse impiegate per produrlo, trasformarlo, conservarlo e trasportarlo.
La vera prevenzione comincia quindi prima della pattumiera: dalla pianificazione degli acquisti, dalla conservazione corretta e dalla capacità di valorizzare gli alimenti.
Fonte: ANSA – Rapporto Waste Watcher sullo spreco alimentare, 29 settembre 2026.

Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

Giampietro Comolli
Analista, ricercatore e divulgatore del settore agroalimentare,
vitivinicolo, turistico e dei consumi.
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
mercato consumi distretti produttivi






