In etichetta l’origine del latte: tanto rumor per… poco
11 Febbraio 2017
Milano, 11 febbraio 2011
Alfredo clerici:
Come è ormai noto ai più, tra qualche mese le etichette di tutti (in realtà non tutti, ma ne parliamo tra poco) i tipi di latte e i prodotti lattiero-caseari saranno corredate da due nuove indicazioni:
a) «Paese di mungitura»: nome del Paese nel quale e’ stato munto il latte;
b) «Paese di condizionamento o di trasformazione»: nome del paese nel quale il latte e’ stato condizionato o trasformato.
(qui il testo del decreto www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/01/19/17A00291/sg ).
La cosa è stata ampiamente accompagnata da manifestazioni di giubilo, dato che, tra l’altro, il decreto in questione è stato definito “un valido strumento per la lotta al falso made in Italy”.
Ma sarò il caso di fornire qualche chiarimento.
Cosa si deve intendere per “falso made in Italy”?
I prodotti italiani che utilizzano latte di provenienza estera sono, automaticamente, “falsi made in Italy”?
Sicuramente no, a meno che vantino frasi del tipo “latte 100 %” italiano, ma per sanzionare ciò non era necessario attendere il decreto.
Come è ormai assodato, un prodotto fabbricato in Italia può definirsi “made in Italy” indipendentemente dall’origine dei suoi ingredienti, sebbene qualcuno continui a pensarla diversamente.
Quindi, i “falsi made in Italy” sono quei prodotti che, pur essendo fabbricati all’estero, vantano un’origine italiana.
Ovviamente tali prodotti sono, comunque, sanzionabili, ma con loro il decreto non c’entra nulla:
“Art. 6 Clausola di mutuo riconoscimento
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai prodotti di cui all’allegato 1 legalmente fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea o in un Paese terzo. ”
La cosa inspiegabile (ma, in realtà spiegabilissima) è che questo particolare non è stato raccontato quasi da nessuno.
Conclusione.
I prodotti d’importazione continueranno ad arrivare e saranno etichettati esattamente come prima, mentre il consumatore, grazie al decreto, potrà “scoprire” che ci sono prodotti di origine nazionale che utilizzano latte non italiano (sai che novità!): a questo punto smetterà di acquistarli?
Staremo a vedere.
P.S.
Ulteriore chiarimento:
Disposizioni applicative del decreto interministeriale 9 dicembre 2016 (G.U. n 15 del 19- 01-2017) concernente l’indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattiero-caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011.
Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare
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