100 anni di tartufi della famiglia Brancaleoni

100 anni di tartufi della famiglia Brancaleoni

Una data importante quella di quest’anno per la famiglia Brancaleoni Emanuele.
Si festeggia infatti un centenario degno di nota.
Erano i primi del novecento quanto il capostipite della famiglia, Federico Brancaleoni, iniziò l’attività di vendita del pregiato tartufo.
Fu uno dei primi nel nostro comune ad intraprendere rapporti continuativi con importanti commercianti di tartufi del nord Italia, nelle più influenti città come Torino e Milano, ma
anche Roma non ne restò fuori.
Insomma, non solo un semplice cercatore e cavatore.
La piazza si ampliò al punto che i suoi tartufi venivano venduti ai migliori ristoranti del tempo, nonchè alle famiglie, che conoscevano e si potevano permettere l’acquisto del
pregiato tubero, in modo particolare il bianco era quello maggiormente richiesto ed apprezzato soprattutto dai ristoratori.
Una famiglia di cavatori e commercianti insieme, dato che i suoi tre figli, Alfredo, Efraim ed Emanuele, si dedicavano soprattutto a cavare il tartufo, mentre il padre cercava e manteneva le
piazze a cui vendere con il prezzo migliore.
 Sfortunatamente tanti documenti sono andati perduti, e non è facile, ora, conoscere i prezzi di vendita, anche per sola curiosità, per sapere quali erano i margini di guadagno
in quell’epoca  così lontana, che fa parte, ormai, dello scorso secolo .
Insomma, una sinergia, quella della storica famiglia di Semonte, che è andata avanti nel tempo, mantenendo sempre gli stessi clienti, trovandone di nuovi, cercando il meglio da proporre in
zone così lontane dalla nostra città.
Così fino alla fine degli anni sessanta, con una pausa forzata durante la seconda guerra mondiale.
Erede di Federico è oggi Emanuele, che già nel 1935, all’età di dodici anni, ha iniziato a cercare i tartufi, imparando sempre meglio l’arte del cavatore, continuando il
lavoro del bisnonno, allevando i suoi cani, compagni inseparabili, ai quali insegna a trovare sempre il meglio.
Infatti la sua passione era quella di cavare il tartufo, e vi dedicò gran parte della sua vita, andando alla ricerca di nuove zone, magari dove il tubero prezioso non era ancora
così tanto conosciuto e molto apprezzato, dove poteva esserci meno concorrenza.
Emanuele si spostava tra l’Umbria, la Toscana e le Marche, arrivando fino nel Molise e in Abruzzo, in Piemonte ed in Istria, soprattutto in quei luoghi dove ancora non era forte la
concorrenza.
Stando via anche molti giorni e dormendo nelle case dei contadini.
Fu uno dei primi eugubini a partecipare al mercato di Acqualagna, ma non solo, nel corso della sua lunga vita di cavatore di tartufi, ha avuto riconoscimenti e soddisfazioni degni di nota, come
quando nel 1959 ha cavato un tartufo del peso di 1.200 grammi, una vera rarità!
Orgoglio di qualsiasi tartufaio (ad Alba ed in Piemonte viene chiamato Trifolau o Trifulau)
Ha vinto la Medaglia d’oro all’ottava Fiera del tartufo bianco di Gubbio e il “Vanghino d’argento” nella gara dei cani.
Ma la cosa più bella, era la spedizione dei tartufi presso i commercianti e rivenditori d’Italia.
I preziosi tuberi  venivano messi in cestini di vimini, chiusi e cuciti con il panno di juta che poi veniva piombato e sigillato, vi veniva apposto un cartellino che riportava il peso lordo
del prodotto. Il tutto veniva poi spedito per posta tramite ferrovia. In genere dal cestino traspariva il contenuto e si spandeva l’aroma, ma ancora all’epoca nessuno toccava niente, dato che
ancora non era così conosciuto ed apprezzato, e il re della tavola poteva fare tranquillamente il suo viaggio in prima classe.
I tartufi venivano conservati in luoghi freschi, nelle cantine, nella stanza più fredda; è quanto racconta il pronipote di Federico, Gabriele, che è riuscito a mantenere
quasi intatta la tradizione di famiglia, non senza sforzi, ma con una grande passione.
Dopo tutto è nato e cresciuto in questa attività, ed è il mestiere che meglio conosce: le caratteristiche dei diversi tartufi, le sensazioni organolettiche, il piacere di
abbinarlo; ma sopra tutto, il piacere di fare  un ottimo prodotto, stando  attento alla qualità.
Gabriele, infatti, acquista i tartufi da diversi cavatori della zona, del Montefeltro e nei dintorni, tra Umbria, Marche e Toscana.
Segue corsi di aggiornamento ed è sempre attento quando si parla di tartufo, sia per mestiere che per suo puro piacere.
Ma soprattutto perchè vuole portare avanti al meglio l’ormai storica attività di famiglia.
I tempi ora sono cambiati e Gabriele non vende solo il tartufo fresco, ma lo lavora, permettendone una più lunga conservazione.
Si affianca ad aziende leader nel campo, riuscendo così a confezionare tutti i tipi di tartufi che produce la nostra zona: dal bianco al nero pregiato, dal bianchetto all’estivo.
Vengono, quindi, confezionate ampolle di tartufi bianchi e neri interi, a quelle di tartufi a  fettine e conservate nell’olio, ma non solo, la sua produzione spazia molto, fino ai salami e
formaggi al tartufo, alla pasta ed anche il miele, viene aromatizzato con il tartufo.
Insomma, una vasta  gamma di prodotti con i quali cerca di soddisfare le molteplici esigenze dei suoi clienti.
Ma il suo punto di forza è il tartufo fresco che, come i suoi predecessori, vende ai ristoratori e cultori del prodotto, in modo particolare nel nord Italia, in  Lombardia e in
Veneto.

Brancaleoni Emanuele Tartufi, 
Zona Industriale Padule n° 44
06024 Gubbbio – Perugia
(Tel./Fax 075-9292268
info@brancaleonitartufi.it
www.brancaleonitartufi.it)
 

Redazione Newsfood.com
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