Vino: un moderato consumo riduce del 25% malattie cardiovascolari

Un moderato consumo di vino, se inserito nella dieta mediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari di circa il 25% e l’incidenza delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer,
di circa il 40%.

Delle proprietà del vino si è parlato all’incontro organizzato da Fedagri-Confcooperative che si è tenuto a Vinitaly al quale ha partecipato il prof. Giovanni Spera,
Ordinario di Medicina Interna alla Sapienza Università di Roma, dal quale è emerso che su alcuni componenti del vino sono in corso analisi e studi per approfondire le
potenzialità di questi elementi, oltre che rispetto alle malattie cardiovascolari, financo ai tumori.

«E’ stato dimostrato che, posto a 1 il rischio di ammalarsi di infarto – ha spiegato Spera – tale rischio si abbassa a 0,4 con l’assunzione di vino, raggiunge un valore di 0,8 con
l’assunzione di birra e si mantiene pressoché uguale con l’assunzione dei superalcolici. Recenti evidenze scientifiche hanno poi
dimostrato anche una sua potenziale azione antitumorale».
«Occorre promuovere l’uso consapevole e moderato di vino – ha aggiunto il presidente di Fedagri, Paolo Bruni – bere meno ma di qualità, considerati i meccanismi di assorbimento
dell’alcool messi in atto dall’organismo, se il limite massimo di assunzione quotidiana è di 0,75g/kg per l’uomo e 0,50g/kg per la donna, il limite consigliato per avere effetti benefici
è di circa 300 ml ».
«L’alcol contenuto in 2-3 bicchieri di vino è in grado di esercitare un’azione protettiva sul sistema cardio-vascolare – ha aggiunto Spera – e a ciò si aggiungono le
proprietà dei polifenoli contenuti nel vino, in particolare del trans-resveratrolo, (il più studiato) che hanno potere come antiossidanti e quindi modulatori dei processi di
invecchiamento cellulare, regolatori, in sinergia con l’alcol, dei livelli di colesterolo e quindi, ad azione antiarteriosclerotica. I polifenoli posseggono anche proprietà anti
infiammatoria e finanche antitumorale» poiché inibiscono l’origine e la progressione dei tumori.

Nel corso dell’incontro si è parlato di una recente ricerca condotta in Inghilterra che ha confermato la curva ad U del rischio statistico di morte, con le punte più basse nei
moderati bevitori e le più elevate nei maggiori bevitori, ma anche negli astemi.
Questa indagine, confermata da uno studio analogo condotto negli Stati Uniti, ha dimostrato che i moderati bevitori vivono più a lungo dei forti bevitori, ma anche degli astemi,
indipendentemente dalle abitudini al fumo, dalla pressione arteriosa e dal tipo di attività esercitata.

Non solo rossi: le proprietà benefiche dei vini bianchi alla riscossa
Tutte le potenziali attività benefiche del vino sono mediamente prevalenti nei vini rossi rispetto ai vini bianchi. La differenza tra il vino rosso e quello bianco consiste nel fatto che
il primo contiene una maggiore concentrazione (circa 20 volte) di composti fenolici e tra questi, di flavonoidi che hanno mostrato avere effetti biologici molto potenti, da 10 a 20 volte
superiori a quelli della vitamina E, nel contrastare il meccanismo di innesco del processo arteriosclerotico.
Tuttavia, recentissime ricerche hanno messo in luce come alcuni vini bianchi possano contenere una maggiore quantità di trans-resveratrolo, rispetto a numerosi vini rossi e che, a
dispetto della colorazione, alcuni di essi possono avere, sperimentalmente, una potente attività antiossidante e cardioprotettiva.

Vino e birra, chi sceglie il primo segue la dieta mediterranea
Sulla valutazione del grado di «educazione alimentare» dei bevitori di vino rispetto a quelli che consumano abitualmente birra è rilevante il risultato emerso da un’indagine
condotta sull’esame degli scontrini dei supermercati (Danimarca, 2007) da cui si evince che i consumatori di birra prediligono il cosiddetto «cibo spazzatura», mentre quelli che
acquistano vino lo associano prevalentemente con gli alimenti tipici della più sana «dieta mediterranea», frutta, verdura, latte, formaggi, carne e pesce.

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