Vino: successo italiano in terra di Cina
11 Gennaio 2012
Una volta di più, il vino italiano si dimostra capace di attirare l’interesse del mercato di lusso della Cina.
Pochi giorni fa, Pechino ha visto un’asta di vino, organizzata dalla Bank of China ed ospitata dal lussuoso InterContinental Beijing Financial Street. Per l’occasione, l’hotel ha visto riuniti
personaggi come Li Yong, che guida il gruppo d’investimento Prestige, Yu Xiaosong, direttore della camera cinese per il commercio internazionale e Mei Feiqi, general manager della Bank of
China.
Particolarmente significativa la presenza dell’Ambasciatore d’Italia, Massimo Iannucci, e di Edward Liu, direttore della Cina Sino Drink, società d’import-export responsabile del
reperimento delle etichette contese. Tra queste spiccavano due vini toscani. Il primo, un Brunello di Montalcino Riserva 2004 Canalicchio di Sopra. Poi, I Sodi di San Niccolò 2003,
cavallo di battaglia dell’azienda Castellare di Castellina di Castellina in Chianti, capace di toccare la quota record di 3460 Euro per 12 bottiglie dell’annata 2006.
L’asta dell’InterContinental ha però dato il record al Brunello, mentre I Sodi si è consolato con la più forte rivalutazione, arrivando a 3.600 renminbi a bottiglia, pari a
circa 430 euro.
Scontro tra titani a parte, altre bottiglie italiane hanno ben figurato. Tra queste, i prodotti Ferrari (19.000 renminbi, circa 2.300 euro, per 6 bottiglie di Giulio Ferrari Riserva del
Fondatore 2001) e dell’Amarone di Corte Sant’Alda 2006 (18.000 renminbi pari a 2.200 euro).
Matteo Clerici




