Vino: nel mondo si beve sempre più “made in Italy”

Vino a due facce: discesa nel 2007 dei consumi nazionali sia in quantità (meno 5 per cento) che in valore (meno 2 per cento) rispetto al 2006; forte aumento, sempre lo scorso anno,
dell’export (più 7,8 per cento), che segue il più 6,5 per cento del 2006; è quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Vinitaly di
Verona.

La flessione dei consumi in Italia desta, quindi, una certa preoccupazione nel settore vitivinicolo che, tuttavia, sta trovando, sui mercati internazionali un’espansione in maniera
considerevole. Nel mondo, quindi, si beve sempre più vino «made in Italy», visto che nello scorso anno sono stati esportati più di 19 milioni di ettolitri per una
cifra che supera i 3,5 miliardi di euro.
La crescita dell’export del vino italiano è costante e in questi ultimi anni si è fatta ancora più consistente. Basti rilevare che solo nel 2007 si è avuto un
aumento del flusso esportativo che supera i 2 milioni di ettolitri rispetto all’anno precedente. Tutto questo mentre la Francia ha perso in un decennio oltre 6 punti percentuali di mercato
mondiale. Il nostro Paese, al contrario, è riuscita a mantenere una quota del 18 per cento, non lasciando spazio agli agguerriti competitori di nuovi paesi produttori.

Nel dettaglio, le esportazioni di vino italiano negli Usa sono state, sempre lo scorso anno, di oltre 2,5 milioni di ettolitri (più 8 per cento rispetto al 2006) per un valore da record
di circa 830 milioni di euro. In forte incremento, con un più 19 per cento in quantità e un più 43 per cento in valore, anche l’export verso la Russia (283 mila ettolitri
per oltre 57,5 milioni di euro). Crescite che si registrano anche in Cina (più 55 per cento in valore pari a 15 milioni di euro), ad Hong Kong (più 35 per cento in valore pari a
6,6 milioni di euro), in Giappone (più 1,2 per cento in valore pari a 100,6 milioni di euro) e in India ( più 13 per cento in valore pari a 1,6 milioni di euro).
Per quanto concerne i consumi interni, la maggiore flessione maggiore si è registrata per i vini sfusi: meno 14 per cento in quantità e meno 11 per cento in valore. Meno
accentuato, invece, il calo quantitativo dei consumi di vini Doc e Docg: meno 0,4 per cento. Per quest’ultimi gli acquisti in valore sono cresciti del 3,2 per cento.

Tuttavia, la preoccupazione si fa più viva davanti alla crescente falsificazione di etichette Doc e Docg. Molti, infatti, sono stati i casi che si sono avuti nel corso degli ultimi mesi.
Un fenomeno grave che -sostiene la Cia- richiede maggiori controlli ed attenzioni non solo sulla qualità delle uve prodotte, ma anche sui «percorsi» di filiera che si snodano
fino all’arrivo del prodotto imbottigliato alla distribuzione al consumo.
I dati negativi sui consumi e quelli positivi sull’export fanno seguito ad una vendemmia, quella del 2007, che, con una produzione di poco più di 40 milioni di ettolitri, passerà
alla storia come tra le più anticipate degli ultimi 50 anni.
Davanti a questo scenario, la Cia propone uno sforzo comune finalizzato a rendere più incisiva la promozione della bevanda vino sul mercato nazionale, per ottenere gli stessi risultati
che si stanno avendo sull’esportazione all’estero.

Export di vino «made in Italy» nel 2007

Var. % su 2006

Unione europea

7,1

Est Europa

47,3

Stati Uniti

8

Medio Oriente

9,7

Asia

14,0

Oceania

23,2

Totale mondo

7,8


Fonte Cia-Confederazione italiana agricoltori

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