Vino. Coldiretti: «tolleranza zero contro frodi ma niente allarmismo»

Bisogna chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per difendere i primati conquistati dal vino italiano senza cadere nella tentazione dell’allarmismo,
è quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano alla conquista di ripetuti successi occorre
insistere sulla strada della «tolleranza zero» nei confronti di eventuali episodi che causano un danno economico e di immagine gravissimo.

Non può essere messo a rischio – sottolinea la Coldiretti – il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal vino Made in Italy che ha raggiunto complessivamente un fatturato
record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l’export, con quasi il 60 per cento della produzione destinata ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt.

Nonostante il calo dei consumi familiari del vino in quantità del 5,2 per cento si registra – precisa la Coldiretti – una crescita di acquisti di vini a denominazione di origine
(Doc/Docg) dello 0,7 per cento nel 2007, a dimostrazione di un deciso orientamento verso la qualità nei vigneti, nelle cantine e nelle tavole italiane.

Occorre stringere le maglie larghe della legislazione che con la riforma comunitaria in materia di etichettatura di vini da tavola rischia di favorire confusione ed inganni. La riforma
dell’organizzazione comunitaria del settore vitivinicolo recentemente approvata sancisce di fatto – spiega la Coldiretti – il via libera all’arrivo sul mercato di vini da tavola prodotti in
qualsiasi parte dell’Unione Europea che possono però riportare con grande evidenza in etichetta termini come Vernaccia, Prosecco, Aglianico, Sagrantino e Montepulciano, creando
confusione con le prestigiose denominazioni di origine nazionali.

L’obiettivo di dare trasparenza a scelte consapevoli di acquisto nella normativa comunitaria risulta quindi contraddetto da quanto viene previsto in materia di indicazioni consentite per i vini
da tavola nei quali si riconosce al produttore la possibilità di indicare, congiuntamente alla vendemmia (e, cioè, all’annata di produzione) il nome del vitigno, senza alcun
collegamento con la specifica zona geografica di origine. In questo modo – denuncia la Coldiretti – attraverso un’abile costruzione di simboli grafici e letterali, previsti nell’etichetta, e
l’uso di marchi celebri, è facile che aumenti il rischio di confusione tra le zone di coltivazione delle uve e quelle della loro lavorazione, sfruttando proprio la notorietà del
vitigno. Una situazione che – continua la Coldiretti – può riguardare i vitigni piu’ conosciuti, come la Vernaccia, rinomato vino che si associa ad alcuni comuni storici della Toscana,
come San Gimignano; il Prosecco, vitigno diffuso nelle colline di Conegliano e Valdobbiadene; il Sagrantino, facilmente associato al cuore dell’Umbria, nelle colline di Montefalco. Ma sono
ancora molti altri i vitigni che sarebbe possibile citare, come il Montepulciano d’Abruzzo e l’Aglianico.

La Coldiretti chiede che venga colta la possibilità di deroga concessa dal regolamento comunitario ai singoli Paesi stabilendo un apposito elenco, comprendente le varietà di vino
escluse, in particolare le Indicazioni Geografiche Protette (IGP), e le varietà di uve che vengono tradizionalmente coltivate in piccole superfici. Si tratta di una opportunità
che – conclude la Coldiretti – consente di minimizzare i danni, ma che non impedisce purtroppo che questi vitigni vengano utilizzati nelle etichette di vini prodotti in altri paesi dell’Unione
Europea.

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