Vino: Coldiretti, a rischio uve antichi romani pagate sottocosto (-45%)

Vino: Coldiretti, a rischio uve antichi romani pagate sottocosto (-45%)

Dopo migliaia di anni di storia rischia di sparire il vino più celebre al tempo degli antichi romani, tanto che Marco
Porzio Catone, detto il Censore, ne descrisse nel trattato De Agricoltura tecniche di coltivazione e vinificazione,
mentre Lucullo lo serviva nei suoi celebri banchetti ad amici e ospiti come Cicerone. A lanciare l’allarme per il vino Frascati è la Coldiretti che per la prima volta ha portato un carico
di uva dalle campagne nel pieno centro di Roma per la vendemmia con la distribuzione gratuita dell’uva pagata sottocosto ai viticoltori (-45 per cento rispetto allo scorso anno).

L’obiettivo della manifestazione “Salviamo il Frascati” che ha coinvolto centinaia di agricoltori è il rilancio di un vino e della sua storia che rischia di essere brutalmente interrotta.
Negli ultimi 40 anni il prezzo delle uve del
“Frascati” è diminuito fino a livelli che oggi – sottolinea la Coldiretti – non garantiscono più neanche la copertura
dei costi di produzione per effetto di un sistema drogato che ha finito col favorire soggetti esterni alla filiera
agricola e impoverito le aziende. I prezzi proposti per le uve quest’anno sono quasi dimezzati rispetto ai 43
euro/quintale dello scorso anno.

A rischio non c’è dunque solo una attività economica, ma un intero sistema produttivo, ambientale e culturale fortemente radicato al territorio come quello del Lazio che – secondo i
dati della Coldiretti – può contare su 30 mila ettari circa di vigneto dai quali si producono mediamente oltre 2,7 milioni di ettolitri di vino all’anno.

Come risposta alla crisi nonostante l’innalzamento dei livelli di qualità delle uve richiesti dal mercato, la Coldiretti propone una valorizzazione delle caratteristiche distintive dei
vini dei Castelli e del territorio attraverso un coinvolgimento di tutti gli attori della filiera, ma anche e soprattutto delle istituzioni locali che al nome dei vini hanno legato la promozione
del proprio territorio, della propria cultura, della propria storia e delle proprie
tradizioni. Le “mille etichette” che marchiano i vini dei Castelli e del territorio possono trasformarsi da simbolo di frammentazione in un nuovo modello di business delle “mille campagne”
valorizzando la specificità di ognuno.

La Coldiretti chiede anche di promuovere ulteriori strumenti come la vendita diretta dalla cantina e un rafforzamento del’azione di controllo da parte delle autorità preposte al fine di
mettere fine anche ai meccanismi poco trasparenti che minano la competitività del mercato, la salute dei consumatori e soprattutto la sopravvivenza stessa delle aziende produttrici.
Servono anche – continua la Coldiretti – misure fiscali da parte dei comuni interessati per ridurre i costi ed incentivare i consumi e maggiori risorse nei piano di sviluppo rurale per favorire
le ristrutturazioni aziendali a favore di chi investe nelle vendite dirette in azienda. Infine – conclude la Coldiretti – occorre attuare un progetto di promozione a favore delle imprese agricole
e delle cooperative sane e che non sia di esclusivo appannaggio della grande industria e dei mediatori commerciali che, sin dal prossimo Vinitaly, dovranno essere esclusi dalla promozione
regionale.

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