Vino adulterato e scandali alimentari sintomo di un paese malato

«I settanta milioni di litri di vino adulterati con sostanze nocive e pronti ad essere immessi sul mercato sono il sintomo di un paese malato, questo, infatti, non è che l’ultimo
di un’infinita serie di scandali che in pochissimo tempo hanno investito il settore agro-alimentare italiano, dequalificando l’immagine e la credibilità del Made in Italy nel mondo e
ingenerando la contrazione dei consumi con conseguenti traumi occupazionali di portata eccezionale.

Viviamo in un paese pericoloso, dove esistono ancora molti imprenditori che credono giusto e possibile fare affari truffando e avvelenando lavoratori e consumatori sotto la luce del sole,
sostenuti come sono da ingenti sussidi economici nazionali ed europei che alimentano questo modo di fare impresa.
Viviamo in un paese dove l’illegalità è diffusa in ogni strato della società ed investe anche e soprattutto un settore nevralgico dell’economia come quello
dell’alimentazione, con il plauso e la collaborazione di una parte consistente delle istituzioni.

Viviamo in un paese dove a fronte dell’ennesimo scandalo alimentare il Ministro delle Politiche agricole si è limitato a dichiarare che le imprese illegali sono ‘solo delle mosche
bianche’ e che non occorre scatenare ‘tempeste in un bicchiere di vino’. Sono dichiarazioni gravi che ci fanno immaginare che frodi e scandali alimentari continueranno e che nulla in futuro
cambierà.

Ma il settore agro-industriale italiano – che ha avuto finora dati economici relativi a fatturati ed export a due cifre – non può più vivere di emergenze e di stati di crisi
perché i consumatori intelligenti e attenti non perdonano di aver acquistato, peraltro a cifre consistenti, prodotti che minano la loro sicurezza.
L’impressione, allora, è quella che se non si cambia drasticamente rotta il fiore all’occhiello dell’economia italiana rischierà di collassare e di sgretolarsi inesorabilmente,
con tutto ciò che questo comporta rispetto ai livelli occupazionali del settore».

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