Vinitaly China: a Novembre tappe a Pechino, Shanghai e per la prima volta a Macao

Verona – Un enorme iceberg che ancora non emerge, ma è solo una questione di tempo, è questo lo scenario del mercato del vino in Cina tracciato a Verona in occasione del
focus di Vinitaly dedicato al Paese della Grande Muraglia.

Per il vino italiano la Cina è un sogno che anno dopo anno si sta facendo realtà, grazie una crescita lenta ma progressiva, in attesa di una deregulation che favorisca un mercato
dalle potenzialità enormi. E, secondo gli esperti, vale la pena pazientare e proseguire nel processo di internazionalizzazione del vino italiano nel Paese più popoloso al
mondo.
Oggi i consumatori abituali sono poco più di 10 milioni ma, secondo i dati presentati, si stima un potenziale di mercato attorno al 5-10% della popolazione: circa 100 milioni di
consumatori che nel 2009 stapperanno 750 milioni di bottiglie; nel 2011 la cifra dovrebbe superare il tetto di un miliardo. Un processo di occidentalizzazione che gli analisti ritengono essere
tanto ineluttabile quanto lento, a causa delle evidenti distanze culturali tra i due mondi, ma su cui l’Italia deve scommettere sin d’ora.

Come ha fatto Vinitaly, che ha proposto 10 anni fa i vini italiani sul mercato cinese con China Wine a Shangai diventato, dopo sei anni di presenza, Vinitaly China nel 2004 . «Una
scommessa, a quei tempi – spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – che oggi e soprattutto nel prossimo futuro ci consentirà di raccogliere i frutti del lavoro. A
partire dalle tappe di Pechino, Shanghai e Macao, previste per il prossimo novembre».
Proprio le 3 sedi del Vinitaly China sono le zone leader oggetto dello studio del Focus di oggi. Grande attenzione sulla megalopoli Shanghai – in vista anche del Shanghai world expo 2010 – e su
Pechino alla vigilia delle Olimpiadi, autentico banco di prova e allo stesso tempo di opportunità per l’immagine del nostro made in Italy enologico. E grandi potenzialità per
Macao, considerata la Las Vegas cinese con i suoi 30 casinò e 30mila camere di albergo, ma sino ad oggi dominata dall’offerta francese e portoghese.

La fascia di prezzo destinata a crescere con percentuali a tre cifre si riferisce proprio al target dell’offerta italiana, ovvero la fascia alta per i vini con un valore oltre i 6 euro. Scenari
promettenti, sicuramente più del presente: adesso le bottiglie importate rappresentano solo il 5%o del mercato e di queste il 45% proviene dalla Francia. L’Italia è al terzo posto
dopo l’Australia, ma nel 2007 ha registrato un incremento del 177%. Una crescita notevole, nonostante un sistema distributivo allo stadio iniziale e una pressione dei dazi meno pressante
rispetto al passato, ma ancora troppo forte.
Per Giorgio Serra, responsabile Sviluppo Progetti Vino di Buonitalia: «Per conquistare i benestanti cinesi sarà importante puntare su alcune delle produzioni italiane di
qualità che meglio possono essere abbinate ai piatti tradizionali della cucina millenaria del Paese».

Leggi Anche
Scrivi un commento