Vacanze, per 1 italiano su 2 il piatto tipico è immancabile

Vacanze, per 1 italiano su 2 il piatto tipico è immancabile

La maggioranza degli italiani (50,3 per cento) non si fa mai mancare in vacanza la degustazione delle specialità enogastronomiche locali sulle quali è però in agguato il
rischio “tarocco” con i menu’ acchiappaturisti e i falsi souvenir di prodotti tipici che si moltiplicano lungo tutta la penisola. E’ quanto è emerso all’incontro su “Le vacanze nel
piatto” organizzato dalla Coldiretti e dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari per affrontare i pericoli che incombono sul piacere piu’ ambito in vacanza dagli italiani, che nel
tempo libero sono piu’ facilmente disponibili a rinunciare a shopping, visite culturali, gioco, sport, avventura e la ricerca di nuove amicizie piuttosto che alla buona tavola, sulla base di
una Indagine Swg/Confesercenti.

Nel corso dell’incontro sono stati “serviti” sul piatto alcuni esempi piu’ aberranti delle ricette  falsificate nei luoghi turistici, ma è stata allestita dalla Coldiretti anche una
mostra dei souvenir autentici insieme ai consigli per riconoscerli dalle etichette. E’ il caso dell’extravergine di oliva per il quale, con il primo luglio 2009, scatta lo storico obbligo di
riportare in tutta Europa l’indicazione di provenienza delle olive per impedire di spacciare come Made in Italy il prodotto  importato.

Durante le ferie quasi tre italiani su quattro (74 per cento) – sottolinea la Coldiretti – colgono l’occasione per mangiare fuori, alla ricerca nella maggioranza dei casi (64 per cento) delle
abitudini e delle usanze alimentari del luogo. Il rischio “tarocco” riguarda le località piu’ turistiche dove è bene tenersi alla larga  – precisa la Coldiretti – dai
ristoranti che offrono ricette “violentate” come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e
fuggire rapidamente di fronte ad una locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano. Tra i
piatti piu’ traditi nella costiera amalfitana ci sono – continua la Coldiretti – la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte mentre
in quella ligure non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e
il pecorino romano. Un inganno che colpisce anche la tradizione siciliana con la pasta alla norma preparata spesso con semplice formaggio grattugiato al posto della ricotta salata. Ma tra i
falsi culinari piu’ spacciati lungo tutta la penisola durante l’estate figurano anche – precisa la Coldiretti – il tiramisu’ con la panna al posto del mascarpone e gli spaghetti alla bolognese,
una invenzione per stranieri completamente sconosciuta nella città emiliana.

Il pericolo frodi riguarda anche il souvenir enogastronomico del luogo di vacanza che è il preferito dai trentasette milioni di turisti italiani per portarsi a casa un ricordo
“appetitoso” come extravergini, formaggi, salumi e conserve per una spesa stimata dalla Coldiretti in oltre un miliardo di euro in prodotti garantiti da marchi comunitari. Dalla Soppressata
calabrese al formaggio Asiago in Veneto, dalla Fontina in Valle d’Aosta alla lenticchia di Castelluccio in Umbria, dal prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli ai capperi di Pantelleria
della Sicilia, dalla Mozzarella di bufala campana al Pecorino in Sardegna sono alcuni esempi delle specialità piu’ ricercate.

Una scelta molto ampia in un paese che può contare sulla leadership europea nella produzione biologica e nell’offerta di prodotti tipici con ben 180 denominazioni di origine riconosciute
a livello comunitario e 4396 specialita’ tradizionali censite dalle regioni, mentre sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione
geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

Per non cadere negli inganni e nelle frodi la prima cosa da fare – ricorda la Coldiretti – è cercare sulle confezioni il caratteristico logo (DOP/IGP) a cerchi concentrici blu e gialli
con la scritta per esteso nella parte gialla “Denominazione di Origine Protetta” o “Indicazione Geografica Protetta” mentre nella parte blu compaiono le stelline rappresentative dell’Unione
Europea.

Attenzione invece – consiglia la Coldiretti – all’acquisto di prodotti spacciati come tipici del territorio, ma che non hanno in realtà nulla a che fare con la realtà produttiva
locale come nel caso dell’offerta di prosciutti di montagna o di campagna spesso provenienti dalla stagionatura di cosce di maiali olandesi, ma anche di panini ciociari che sfruttano del tutto
impropriamente l’appeal del territorio. In questi casi occorre intervenire stringendo le maglie larghe della legislazione che rischia di favorire la commercializzazione di prodotti
ingannevoli. 

Per l’extravergine di oliva dal primo luglio c’è una garanzia in piu’ grazie alla storica entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive, fortemente
sostenuto dalla Coldiretti, che consente di distinguere il vero prodotto Made in Italy da quello ottenuto da miscugli di olive straniere proveniente dalla Spagna, Tunisia o Grecia. Il vero olio
italiano sarà riconoscibile da scritte come “ottenuto da olive italiane”, “ottenuto da olive coltivate in Italia” o “100 % da olive italiane” mentre per i miscugli di provenienza diversa
sarà specificato – precisa la Coldiretti – se si tratta di “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o di “miscele di oli di oliva comunitari e non
comunitari”.

Nel 2008 l’Italia – sostiene la Coldiretti – ha importato 485 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si “confondono” con la produzione nazionale che è stata
pari a poco piu’ di 600  milioni di chili. In altre parole  precisa la Coldiretti – quasi una bottiglia su due realizzata in Italia contiene olio proveniente da olive straniere.
Secondo l’indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il
luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti.

Occorre però anche – continua la Coldiretti – intensificare i controlli per il rispetto delle norme esistenti come nel caso dell’etichettatura della frutta e verdura per evitare di
acquistare le pere argentine ammantate di tricolore, l’uva da tavola coltivata all’ombra dei trulli sudafricani o ciliegie italiane provenienti in realtà dalla Spagna, paese da cui
vengono “rinazionalizzate” anche albicocche, arance, limoni “Amalfi” e pesche. In questa fase stagionale, con un aumento delle importazioni di frutta del 22 per cento nel primo trimestre,
occorre – sostiene la Coldiretti – verificare sui banconi dell’ortofrutta per il rispetto del decreto legislativo 306/02 che definisce le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo di indicare in
etichetta le informazioni relative all’origine, alla categoria, alla varietà, nonché al prezzo  della frutta e verdura messe in vendita sia nel caso di prodotti confezionati
che in quelli venduti sfusi, per i quali possono essere utilizzati appositi cartelli o lavagnette.

Il protocollo firmato da Comandante del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari il Colonnello Vincenzo Alonzi e il Presidente della Coldiretti Sergio Marini prevede tra l’altro di
promuovere l’adozione di un ampio programma di valutazione in ordine ai controlli più adeguati diretti a rafforzare la lotta alla criminalità in ambito agroalimentare; monitorare,
anche a mezzo di analisi congiunte, i rischi nel settore agricolo e agroalimentare; favorire la collaborazione e i rapporti con gli organismi internazionali che operano nel settore del
contrasto alle frodi comunitarie; promuovere l’organizzazione di specifici corsi di istruzione e/o aggiornamento, conferenze e workshop, al fine di migliorare reciprocamente le conoscenze degli
operatori in relazione alla specifica materia d’intervento; adottare un ampio programma di valutazione e analisi in ordine alle tipologie e alla distribuzione geografica e temporale dei
fenomeni criminali, con particolare riguardo alle forme “sommerse” di criminalità; rafforzare la percezione di sicurezza e di fiducia delle imprese e dei consumatori sull’efficacia dei
controlli; collaborare alla realizzazione di progetti, osservando tassativamente i rispettivi regolamenti interni, al fine di sviluppare le tecniche per la prevenzione e repressione delle frodi
agroalimentari in ambito nazionale, comunitario e internazionale; consentire al Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari l’accesso protetto on-line alle banche dati di Coldiretti
già esistenti, da potenziare o da costituire.

Nel primo semestre del 2009 i militari del N.A.C. (Nucleo Antifrodi Carabinieri) sono intervenuti su frodi nel commercio di olio adulterato come olio extra vergine di oliva, su illeciti
amministrativi nel burro, su reati ai danni dell’Unione Europea e frodi nel settore “marchi di qualità” riguardanti tra l’altro prosciutti, prodotti caseari e pasta. Un impegno che si
intensificherà nel periodo estivo durante il quale a livello nazionale con il sostegno della Coldiretti sono aperti 18mila agriturismi e 60.700 frantoi, cantine, malghe e  cascine
dove è possibile acquistare specialità alimentari garantite direttamente dal produttore che garantiscono l’originalità dell’offerta, ai quali si aggiungono 251 mercati di
campagna amica aperti dalla Coldiretti nell’ambito del progetto per “una filiera agricola tutta italiana” nelle piccole e grandi città, dei quali quasi la metà già
accreditati per il rispetto di un preciso disciplinare.

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