Un commento al Testo Unico sicurezza

Giovedì 6 Marzo scorso, il Consiglio dei Ministri, in carica per l’ordinaria amministrazione fino alle prossime elezioni di Aprile, ha approvato uno schema di decreto del Testo Unico
della sicurezza sul lavoro, sostanziando così la delegata contenuta nell’articolo 1 della legge 123/07.

Leggendo i quotidiani e seguendo i telegiornali di questi giorni, sembra sia stato approvato il Testo Unico. Non è affatto così, allo stesso punto era arrivato anche il governo
Berlusconi due anni fa. In effetti l’iter per l’approvazione è ancora lungo, e considerata la ristrettezza dei tempi a disposizione, non sarà poi così facile vederne la
luce.

Occorrono, infatti, ancora:3 approvazioni da parte del Governo; 2 pareri delle Commissioni della Camera; 2 pareri delle Commissioni del Senato; 1 parere delle Regioni (Conferenza unificata);

1 parere del Consiglio di Stato. Inoltre, c’è da tenere presente che il testo del decreto non ha ricevuto il consenso delle organizzazioni imprenditoriali, per il forte inasprimento del
regime sanzionatorio a carico dei datori di lavoro.

Sembra più un manifesto elettorale in funzione del prossimo appuntamento, che un serio ed efficace strumento per il miglioramento dei livelli di prevenzione e tutela della sicurezza e
salute dei lavoratori.

Hanno sicuramente inciso sulle decisioni del Governo di arrivare comunque ad un Testo Unico, anche i tragici incidenti mortali verificatesi negli ultimi mesi, a Venezia, Torino e Molfetta. Un
approccio razionale al problema evidenzia che i dati sugli infortuni, che gli ultimi eventi non hanno alterato, sono stazionari negli ultimi 10 anni.

La controprova è data dal «tesoretto» dell’INAIL (si stima in 12 Miliardi di euro) che evidentemente dimostra che i premi assicurativi sono rimasti inalterati, a fronte di un
vistoso calo degli infortuni, anche mortali sul lavoro.

Ed allora, se veramente si vuole realizzare una politica della sicurezza, piuttosto che modificare l’impianto legislativo (sarebbe stato più opportuno una razionalizzazione ed
armonizzazione delle carie norme), liberare parte del «tesoretto» INAIL a favore delle imprese che avviano e/o migliorano il Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro.

Le forme potrebbero essere diverse, abbattendo i premi, finanziando gli investimenti delle imprese relativi alla sicurezza.

Sarebbe inoltre auspicabile l’istituzione di relazioni stabili tra le organizzazioni di categoria e le istituzioni (Inail, Spisal, ministero Lavoro eccetera) soprattutto per i settori
più strutturalmente deboli.

La scelta politica, di questo Governo, sembra invece mirata a colpire quella che considera una controparte, l’impresa, piuttosto che affrontare il problema in modo strutturale, il che prevede
però inevitabilmente tempi più lunghi ed un consenso più ampio, cioè un altro Governo.

Ma il mio pensiero, il pensiero di chi da 35 anni è nelle organizzazioni delle piccole e piccolissime imprese e che opera come Consulente Tecnico della Sicurezza sul lavoro, non è
certo quello di trascurare né sottovalutare l’importanza ed il valore che sicurezza ed igiene, fattori strategici del successo aziendale, hanno per le moderne imprese di panificazione.
La mia attività e quella della mia Associazione lo testimoniano concretamente.

Non è con la galera che si fa cultura del lavoro e della sicurezza; è ora che qualcuno si renda conto che i datori di lavoro artigiani e commercianti, prestano la loro opera
all’interno dell’impresa, vivendo le stesse condizioni e gli stessi rischi dei lavoratori dipendenti, come dimostrano le vittime sul lavoro anche recenti ed anche di panificatori.

Occorre invece aumentare le conoscenze e le competenze dei piccoli imprenditori anche in materia di sicurezza e di igiene del lavoro, e un elemento di sensibilizzazione potrebbe essere il
premio Inail,piuttosto che la galera.

Alle volte mi sembra che in Italia siamo arrivati al ridicolo,quando penso che la Guardia di Finanza sta una intera giornata davanti ad un panificio per combattere l’evasione fiscale, avendo a
disposizione gli studi di settore. Qualche volta penso invece, Andreotti docet, che quei finanzieri recuperano forse 1 euro di evasione, mentre da un’altra parte del paese spariscono miliardi
di euro.

Torno a ribadire l’importanza del ruolo delle Organizzazioni di Categoria delle Piccole Imprese e dei Lavoratori Autonomi (anch’essi coinvolti dal nuovo testo) nel determinare le politiche
della sicurezza e nel diffonderle in categoria, nel rispetto delle condizioni di «lavoro sicuro», che non è certo garantito dagli adempimenti burocratici-formali.

La nostra Federazione, a mio avviso, deve fare questa scelta politica ed, assieme alle Istituzioni Pubbliche, definire le Linee Guida, facili e semplici, da applicare nel settore.

Occorre perciò un riconoscimento ufficiale della politica Federale della sicurezza ed il riconoscimento di un piano di intervento in tutto il Paese.

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